IL SANREMO DEI GIUSTI – MASSì, NON SI FA IL FESTIVAL UNA SETTIMANA PRIMA DELLE ELEZIONI E PROPRIO QUANDO BERLUSCONI STAVA RECUPERANDO I PUNTI PERSI SUL PD! – EPPURE IL BANANA HA FATTO FARE A TUTTI, ANCHE ALL'ANNUNZIATA, E ORA LO ABBANDONIAMO COME IL POVERO ZEMAN? NON SI PUO' LASCIARE SANREMO A BERSANIANI E GRILLINI - ECCO AFFIDIAMOGLI IL DOPOFESTIVAL. MAGARI ASSIEME A SANTORO E A TRAVAGLIO. PARLERANNO DI TUTTO, ELEZIONI, CANZONETTE E TOTOPAPA…

Marco Giusti per il manifesto

Ammesso che non si voglia candidare subito a Papa, lasciando le gia' polverose elezioni al giovane Alfano, o almeno il posto di Zeman, e ammesso che nelle prossime 24 ore non si dimettano anche Obama, la Merkel, Conte e Stramaccioni, e' ovvio che Silvio Berlusconi stesse pensando a un altro colpo grosso. Canoro diciamo.

E che si fa Sanremo una settimana prima delle elezioni e non si invita Silvio Berlusconi proprio quando stava recuperando i punti persi sul PD? Il black out sanremistico, la porta in faccia della tv generalista, perfino la grande rinuncia del papa, non possono che azzerare tutta la rimonta televisiva di questi ultimi giorni. Non c'e' piu' nemmeno l'effetto Ballotelli.

Sarebbe come ripartire da zero, anzi peggio, visto che e' un Festival apertamente di sinistra e i cattolici, che lo hanno gia' abbandonato, pensano solo al totopapa 2013. Inoltre non puo' piu' presentarsi nelle piazze italiane come Beppe Grillo, sarebbe un massacro, non puo' farsi largo sulla rete o su twitter, sembra sempre una di quelle sue parodie, l'unica carta che ha, insomma, con tanto di televoto pilotato magari, e' proprio cercare di comparire a Sanremo.

Intanto puo' cantare, al posto di Raiz che il venerdi' sera deve rispettare lo shabat, ad esempio. O come corista di Marta sui Tubi. Sul tubo sta gia' a parecchi. O come guest insieme a Rocco Siffredi a supporto di Elio, chissa', esibendosi in una gara di virilita' mascolina bracardiana. O come effetto speciale di Roberto Giacobbo che sara' sul palco a presentare non so cosa.

O solo per ripetere il gia' tormentone della rete #quantevoltevieni con una Bianca Balti qualsiasi. O mette in musica il discorso di rinuncia in latino del papa. Magari in versione gangnam style. Sarebbe perfetto, anche con esibizione live. Nelle ultime settimane ha dimostrato che la televisione, non solo Mediaset o la Rai, e' sua. Se ne e' accorto anche Ilvio Diamanti. Ha fatto fare a tutti, anche all'Annunziata, dei buoni ascolti.

Ha salvato una tv in crisi e ora lo abbandoniamo come il povero Zeman? Non si puo' lasciare Sanremo a bersaniani e grillini. Come non si possono lasciare tutti i tiggi a parlare del totopapa e al vecchio papa che se ne andra' a invecchiare nel vecchio monastero delle suore di clausura (ah... Fortunello!).

Che poi Bersani, su consiglio di Simona Ercolani, qualche anno fa ando' al Festival e fece una figura talmente tremenda da far brillare come spiritoso Scajola, che era li' come risposta pdl da par condicio. Ovviamente a sua insaputa. Mentre Grillo e' talmente presente nel nostro immaginario come volto da Sanremo Classic, che non ha neanche bisogno di andarci.

In un festival così ligure, poi, tra Fazio e Crozza, lo spirito di Grillo sara' ovunque. E poi vi pare che Crozza non si perdera' l'occasione di imitare tutti, Berlusconi compreso? Tanto vale avere quello originale. Magari con Lucia Annunziata che ripete il numero della telefonata al cellulare, gia' vista a "Leader", con lei che non sapeva come far sentire ai telespettatori.

O con Landini, mentre occupano assieme il palco sul vecchio modello delle delegazioni operaie che imboccavano al Festival e Pippo Baudo le accoglieva democraticamente. O come Cavallo Pazzo o come quello che cerco' di buttarsi giu' dalla galleria salvato da Pippo. O come Riserva Indiana, come fecero gia' Nichi Vendola e Mario Capanna tanti anni fa. Ci andai anch'io. Stavo tra Sandro Curzi, Victor dell'Equipe, Remo Remotti, Daria Bignardi e Capanna, mentre il mio socio di allora, Enrico Ghezzi, scrisse un dotto articolo, "Perche' non vado a Sanremo", pubblicato dal Corriere della Sera.

Altri tempi. L'ultima sera venimmo fischiati dai fan di Toto Cotugno che avevano occupato militarmente la sala. "Mario qui ce menano", mi ricordo che dissi a Capanna che faceva l'indiano accanto a me, mentre pure il vecchio Curzi venne ricoperto dai fischi. "In vita mia non sono mai stato fischiato", aveva dichiarato neanche un'ora prima.

Un altro anno, su invito di Paolo Bonolis, ero seduto accanto a Ezio Vendrame, il calciatore poeta, che si lancio' contro Gigi D'Alessio definendolo falso, scatenando la folla inferocita dei suoi non cosi' tranquilli supporter in sala. Ecco. Nello stesso anno girava voce che Peppino Di Capri stesse li' a cantare "La panchina", un pezzo davvero tragico, grazie all'amicizia con Berlusconi.

Ecco, potrebbero ripetere assieme quel pezzo, che non fu proprio un successo. Ma meritera' sicuramente una riscoperta. Magari in versione grande rinuncia papale o zemaniana. Va bene anche un posto in seconda fila. Sbaglio a ricordare un Ignazio La Russa in gran forma in platea, l'anno che Giletti e Del Noce cantarono dalla prima fila?

Ricordo anche un Bossi canterino al Dopofestival poco prima del coccolone. Ecco affidiamogli il Dopofestival. Magari assieme a Santoro e a Travaglio. Parleranno di tutto, elezioni, canzonette e totopapa. Mi raccomando chiamate la Comi, che fa tanto moretta dei Ricchi e Poveri. E Padre Lombardi, che ha dominato la giornata televsiva di ieri. No. Come Albano e Toto Cotugno. Non si puo' lasciare a casa.

 

APICELLA CANTA CON BERLUSCONIFAZIO E LITTIZZETTOROCCO SIFFREDI"CULO": BIANCA BALTI00 berlusconi apicella OggiPIERLUIGI BERSANI CON LA FIGLIA A SANREMOdel nocemario capanna23c48 franc pionati peppino dicapriberlusca apicella striscia01

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