anni ottanta

80 VOGLIA DI RILEGGERE GLI ANNI ’80 - SIETE PRONTI PER IL SOLITO LIBRO CHE LIQUIDA I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA ITALICA COME “L’INIZIO DELLA BARBARIE”? PAOLO MORANDO SCIORINA LA SUA TESI DIMENTICANDO SOLO UNA CAZZATINA: NEL 1989 CADE IL MURO DI BERLINO E BERNERS-LEE INVENTA INTERNET. NON BASTA?

Da “Il Foglio”

 

PAOLO MORANDOPAOLO MORANDO

La pasta fredda è discretamente rinsecchita, le tartine con i salumi sono moderatamente sudate, le bruschettine aglio e olio stanno agonizzando fin dalla tarda mattina. Il décor da aperitivo c' è tutto: bella gente rumorosa, qualche hipster meno schifiltoso che non disdegna di mescolarsi alla massa, camerieri incazzati che non rallentano neanche quando ti parlano.

 

L' avvento dell' happy hour è un poco posteriore al periodo di cui ci accingiamo a parlare - peraltro a Roma l' aperitivo lungo è arrivato con quasi un decennio di ritardo rispetto a Milano, perché lo scavallamento dell' Appenino è stato piuttosto laborioso - ma lo sfasamento temporale è funzionale e ci permette di parlare degli anni Ottanta con quel tanto di distacco in più che male non fa. Paolo Morando si guarda attorno con lo sguardo innocente di chi, vivendo a Trento, non è ancora assuefatto al cibo deteriore e all' affollamento caciarone di questo tipo di locali.

PAOLO MORANDO ANNI 80PAOLO MORANDO ANNI 80

 

La prima domanda è ovvia, il che non è una buona ragione per non farla. Perché hai scritto "80 - L' inizio della barbarie"?

Morando: "Perché non c' era. O meglio, c' erano dei libri scritti da degli storici, ma non c' erano dei testi di tipo giornalistico. Sugli anni Settanta e tutto quel che hanno significato - lo svacco del Movimento, la lotta politica esasperata, la violenza, il conformismo intellettuale, il terrorismo - esistono intere biblioteche. Sugli anni Novanta e sull' avvento e il trionfo del berlusconismo sono stati versati oceani di inchiostro, ma sugli anni Ottanta c' era ben poco, a parte un bel libro di Stefano Di Michele 'I magnifici anni del riflusso: come eravamo negli anni '80' e quindi valeva la pena di occuparsene ancora.

PAOLO MORANDO ANNI 80 3PAOLO MORANDO ANNI 80 3

 

Anche perché avevo un' idea sull' emersione violenta della volgarità in quel periodo che non collimava per nulla con la vulgata che perpetua del decennio un' immagine un po' all' Anima mia. Ti ricordi quel programma televisivo tutta un' elegia delle merendine degli anni Ottanta, dei cartoni animati degli anni Ottanta, dei gadget degli anni Ottanta? In altre parole, quello che oggi si trova un giorno sì e uno no sulla colonna di destra del Corriere o di Repubblica".

 

E qual è stata la cosa che più ti ha colpito che non rientrava nel quadro edulcorato?

Morando: "Avevo ben stampate in mente le telefonate a Radio Radicale.

PAOLO MORANDO ANNI 80 2PAOLO MORANDO ANNI 80 2

Un pugno di settimane tra un luglio e un agosto passato alle cronache come Radio parolaccia. Era un' estate molto calda quel 1986 e Radio Radicale aveva dei problemi economici, tanto per cambiare, così aveva chiesto ai suoi ascoltatori di testimoniare che cosa rappresentasse la radio e di manifestare il loro desiderio che non chiudesse. Gli ascoltatori avevano cominciato subito a chiamare.

 

All' inizio stavano al tema e parlavano di quanto la radio fosse un importantissimo presidio democratico che doveva essere salvaguardato a tutti i costi, della meritoria opera di informazione che svolgeva eccetera eccetera, ma ben presto le telefonate presero tutta un' altra piega. Protetto dall' anonimato, un numero sempre crescente di ascoltatori diede la stura a una vera alluvione di turpiloquio e di odio, vomitata senza mediazioni e in tutte possibili accezioni.

sabrina salerno anni 80sabrina salerno anni 80

 

Non veniva risparmiato niente e nessuno: c' era il risentimento nei confronti dei terroni e dei nordici (più nei confronti dei terroni, per la verità); il livore ecumenicamente ripartito contro fascisti e comunisti; ogni tipo di orrore sessista; violentissimi anatemi antipolitici e così via.

 

Era una sorta di diretta senza filtri con la pancia furiosa e sel vaggia del paese. Un po', mutatis mutandis, quello che succede oggi sui social network, dove si trova (in mezzo ad altre cose più interessanti, per fortuna) un catalogo in perenne aggiornamento delle frustrazioni contemporanee".

 

Ecco, questa è una delle chiavi più interessanti del tuo libro, che rintraccia nel decennio oggetto della tua indagine l' emergere di fenomeni con cui abbiamo a che fare ancora oggi.

Morando: "Sì, in estrema sintesi possiamo dire che negli anni Ottanta c' è stata un' espansione del benessere (in realtà più illusoria che reale) a cui non ha corrisposto una parallela espansione culturale: c' era un clima di euforia, l' economia tirava, la Borsa volava e anche le massaie compravano il Sole 24 Ore; avevamo persino vinto i Mondiali.

E abbiamo creduto di poter fare tutto anche sul versante sociale. Risultato: un sussulto, anzi uno tsunami di volgarità".

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Il tuo libro, anche se come hai detto tu stesso è un testo giornalistico, ha però il passo di un saggio storico, perché si occupa di un periodo ben preciso - collocato com' è tra l' epoca della violenza politica e quella di tangentopoli con tutto quel che ne consegue - e già sufficientemente distante per poterlo considerare con quel distacco che evita deformazioni troppo marcate.

 

Inoltre, nei cinque capitoli, tu elenchi una serie di nefandezze emerse proprio al lora; perlomeno emerse proprio allora con quella virulenza, perché in alcuni casi probabilmente erano latenti, ma non avevano ancora trovato posto a tavola e rimanevano confinate nei locali di servizio.

 

Fenomeni con le cui conseguenze abbiamo a che fare ancora oggi: l' avvento del razzismo; la rinascita dei particolarismi locali; l' accesso ai media da parte di chiunque con la conseguente deriva delle telerisse; l' esplosione del debito pubblico; il rampantismo economico; la superficialità elevata a visione del mondo dell' estetica paninara e così via.

Morando: "Sì, diciamo che il mio libro è stato un tentativo di ovviare a una forma di amnesia collettiva che aveva rimosso gli aspetti meno gradevoli di un' età, ammantandoli di un' oleografia nostalgica legata alla gioventù e al vitalismo.

 

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Già il sottotitolo 'L' inizio della barbarie' chiarisce in modo piuttosto inequivocabile che è un libro di parte, ma credo che sia di parte in modo onesto. Del resto il decennio precedente in cui ci si ammazzava perché si indossavano un eskimo o un paio di Ray -Ban non era tanto migliore".

 

Immagino che ci sia stata una poderosa opera di documentazione alle spalle della scrittura. Come è andata?

Morando: "Lentamente. Il libro ho cominciato a scriverlo nel 2010, ma avevo buttato giù solo una ventina di pagine poi mi è nato un bimbo, il terzo, e per due anni non sono avanzato di una riga, però continuavo ad accumulare materiale. Quando ho ripreso il progetto sistematicamente, anche perché le cataste di appunti minacciavano di sfollarmi da casa, mi sono sfogliato numero per numero dieci anni di Repubblica e un bel numero di articoli del Corriere della Sera".

 

E sono uscite delle cose interessanti?

pop parade i cantanti piu' famosi degli anni 80pop parade i cantanti piu' famosi degli anni 80

Morando: "Piuttosto. Alcune francamente sconcertanti. Per esempio, ho potuto constatare gli effetti deformanti dell' euforia da benessere. Dal 1984 il pil aveva cominciato a correre al ritmo del 3-4 per cento l' anno e l' inflazione che in precedenza era arrivata a livelli spaventosi era rapidamente rientrata a tassi molto più gestibili. Peccato che contemporaneamente il debito pubblico avesse cominciato a correre come un indemoniato.

 

Nell' arco del decennio era passato da 146.000 milioni di Euro a qualcosa come 667.000. Eppure non ho trovato più di quattro o cinque articoli in dieci anni che sottolineassero come la cosa avrebbe potuto diventare un problemino a breve. Per la verità neanche i politici hanno sollevato granché il problema, salvo i soliti radicali che però si sapeva che erano dei rompiscatole di professione. Se non è un caso di amnesia collettiva questo".

 

Insomma, stavamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità?

Morando: "Per parafrasare un noto scrittore dell' Ottocento, finito in miseria in uno squallido hotel di Parigi, potremmo dire che stavamo morendo al di sopra delle nostre possibilità".

 

Un' altra cosa che è radicalmente cambiata, o meglio, che ha cominciato a cambiare radicalmente in quegli anni è stato il modo di comunicare. Ne hai trovato tracce nel tuo spulciare i quotidiani dell' epoca?

carol alt anni 80carol alt anni 80

Morando: "Beh, sì. Prima di tutto la cosa che mi è saltata subito agli occhi è che i giornali erano molto più scritti di quanto non lo siano oggi, eppure vende vano assai di più. Non per fare il passatista a tutti i costi, ma è evidente che le modalità di accesso alla conoscenza sono del tutto cambiate.

 

E' quasi un' ovvietà parlare di Google. Con pochi click si accede allo scibile umano, ma non è detto che questo aumento esponenziale della possibilità di informarsi corrisponda a un parallelo aumento della conoscenza. Si sa tutto, ma si conosce molto poco. Molti ragazzi non sanno più se Enrico Berlinguer è morto di ictus durante un comizio o a opera delle Br.

 

E quel che è peggio è che non solo non lo sanno, che già sarebbe abbastanza triste, ma per di più sanno qualcosa di simile: Berlinguer o Moro o forse qualcun altro, una roba così. Ed è innegabile che è proprio in quegli anni, soprattutto con la proliferazione televisiva e del suo linguaggio rapidissimo, che si afferma il modo di discutere per slogan.

 

Non importa che siano proprio coerenti, basta che siano efficaci. E anche qui il parallelo con la contemporaneità è evidente: negli anni '80 è aumentata la ricchezza (o meglio, l' illusione di ricchezza) ma la cultura non altrettanto, oggi è aumentata l' informazione ma non la conoscenza. In entrambi i casi il risultato è vagamente trash".

carol alt anni 80 carol alt anni 80

 

Nel tuo libro ci sono un sacco di esempi elencati con precisione quasi chirurgica di altri aspetti tipici dell' epoca, dalla fenomenologia paninara a un' analisi semiologica dello spot della Milano da bere e devo dire che leggerli messi in fila così, fa una certa impressione. Una delle cose più sconcertanti e che tu documenti con meticolosità è l' emergere del razzismo.

 

Una cosa che proprio fa a pugni con l' immagine degli italiani brava gente che ci piace tanto.

Morando: "Sì, il libro si apre e si chiude con il razzismo perché la trovo una perfetta sintesi di quello che succede quando si lasciano libere le pulsioni più orribili e selvagge che normalmente - e per fortuna - vengono tenute sotto controllo. Il Forza Etna! del protoleghismo è il perfetto contraltare della caccia allo straniero di colore - allora si andava per le spicce definendoli tutti Vucumprà, che lo fossero o meno - scatenata un po' ovunque in Italia verso la fine degli anni '80.

 

Gaetano Caltagirone con Franco Evangelisti degli Anni 80Gaetano Caltagirone con Franco Evangelisti degli Anni 80

Non è un caso se proprio nella seconda metà del decennio dalle scritte e dalle parole razziste si passa prima alle serrate dei commercianti italiani per protesta contro la concorrenza sleale dei vuccumprà - per la verità erano più che altro simboliche, massimo un quarto d' ora a sera, perché va bene tutto, ma se non si lavora non si incassa - alle spranghe e ai pestaggi: in dieci anni, paragonando i dati del censimento del 1981 con quelli del 1991, si vede che gli stranieri sono più che raddoppiati, raggiungendo la cifra, che allora sembrava enorme, di 649.000.

 

Violenze verbali e poi reali sono cose che hanno contribuito a spostare un po' più in là la soglia del lecito o almeno del plausibile. Se le stesse cose fossero state dette o fatte dieci anni prima ci sarebbe stata un' insurrezione o quanto meno una pubblica reprimenda, ma così, un pezzetto al giorno, un forza Etna oggi, un via i negri domani, un piccolo linciaggio dopodomani, la soglia del dolore si è alzata.

Mike Bongiorno e SIlvio Berlusconi negli anni 80Mike Bongiorno e SIlvio Berlusconi negli anni 80

 

Emblematica è la storia raccontata da Carlo Mazzarella nel 1988 di quella donna eritrea di 37 anni, da quindici in Italia e con tanto di passaporto italiano, che su un autobus di Roma viene aggredita da un italiano con la frase 'Basta con i negri, lasciate il posto ai bianchi'. Nessuno reagisce, salvo un paio di studenti messi prontamente a tacere, e anzi poi segue una specie di sommossa antistranieri degli altri passeggeri.

 

Roba da Alabama anni '50. E di episodi di intolleranze e di violenze incredibili, e in alcuni casi anche di peggio, nel libro ce ne sono diversi. Sì, è vero, letti tutti uno dopo l' altro fanno abbastanza impressione: è un po' come quando si scopre un aspetto insospettabile e terribile di una persona che invece si credeva di conoscere bene e di cui si apprezzava la bonomia e la gentilezza. Ci si resta male".

 

Però, per quanto scioccante e dolorosa essere la scoperta è meglio sapere con chi si ha a che fare, altrimenti si rischiano degli svarioni di valutazione.

Direi che la cosa di maggior valore del tuo libro è proprio la capacità di rimettere a fuoco la memoria, correggendo le distorsioni dovute all' effetto edulcorante del tempo. Allora eravamo giovani, allegri, avevamo il campionato più bello del mondo e credevamo di essere anche ricchi, ma a quanto pare eravamo anche un po' superficiali, un po' razzisti e - vogliamo dirlo? - un po' stronzi.

berlusconi anni 80berlusconi anni 80

 

E mi dispiace che non mi venga un sinonimo meno grossier ma altrettanto pregnante.

Morando: "Senza ambire a essere coscienza critica di alcunché, credo che ogni tanto la memoria abbia bisogno di essere rinfrescata, altrimenti arrugginisce e sotto la patina di ossido si possono nascondere cose che se non stiamo attenti corriamo il rischio di ripetere".

 

Già. La memoria si ossida e poi prende sapori strani, come le tartine con la mortadella d' antan che ci osservano dal buffet.

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