NELL’INTERROGATORIO ANGELO PARIS AMMETTE DI AVER “TURBATO” APPALTI E DI AVER MILLANTATO CONOSCENZE (BERLUSCONI) E DICE SI ESSERE VITTIMA DI GREGANTI E FRIGERIO - PER FARE CERTE CARRIERE, BISOGNA AVERE SPALLE COPERTE: CIELLE E COOP


Paolo Colonnello per ‘La Stampa'

«Son due anni che ci lavoriamo dentro, ragazzi: abbiam fatto pranzi, cene, abbiamo la gente, abbiamo fatto i consorzi, li abbiamo messi d'accordo...cavolo, buttar via due anni di lavoro mi sembra...». «All'ultimo minuto ci si inventava qualche collegamento romano, adesso non c'è più, adesso l'unica linea seria da seguire è due passaggi: primo portar dentro Paris, secondo passaggio è che Enrico (Maltauro, ndr) si coltivi il suo Tosi e io mi coltivo il mio Maroni, bene come ho fatto». Ultimi giorni prima della retata. Nella «cupoletta», Gianstefano Frigerio e Giuseppe Cattozzo, commentano questo scorcio di fine impero. Antonio Rognoni sta per essere arrestato per i finti contratti su Expo e loro hanno puntato sul nuovo cavallo di razza: Angelo Paris.

Il direttore dei contratti di Expo, è un uomo ambizioso ma con poche conoscenze «politiche». E nella «squadra» gli hanno fatto balenare la possibilità di prendere il posto di Rognoni a Infrastrutture Lombarde, la potente società della Regione che controlla in pratica il mercato degli appalti pubblici in Lombardia: dall'Expo alla Sanità, passando per le discariche all'edilizia.

Lo hanno fatto andare da Berlusconi attraverso il fido Fabrizio Sala, sottosegretario con delega all'Expo della Lombardia e adesso che «i collegamenti romani non ci sono più», bisogna stringere. Perché, come dice in un'altra intercettazione Greganti, «Expo dura due anni, ma Infrastrutture Lombarde va avanti almeno 20».

Ieri pomeriggio sul punto, Paris è stato interrogato a lungo dai pm Gittardi e D'Alessio che si occupano dell'inchiesta e hanno deciso di secretare il verbale. L'ex manager, assistito dall'avvocato Luca Troyer ha risposto a lungo cercando di ridimensionare il suo ruolo ma ammettendo «di aver turbato» alcuni appalti, quelli che gli vengono. In sostanza, avrebbe detto, «mi sentivo il fiato sul collo di Rognoni» e del suo giro ciellino. Quindi, catapultato da Torino all'Expo, avrebbe spiegato di volersi «coprire le spalle».

Ed evidentemente per chi frequenta certi ambienti, non doveva essere difficile. Finisce perciò nelle mani del «gatto e la volpe», ovvero Frigerio e Greganti. Ciascuno per il suo «mondo»: Forza Italia, Luigi Grillo, Letta e Previti, passando per Berlusconi, il primo; il Pd e il potente mondo delle cooperative il secondo.

Per fare certe carriere, bisogna avere spalle coperte: Cielle e Coop uniti nella lotta. Così avrebbe raccontato Paris ai pm la sua risibile ascesa nel mondo degli appalti. Spiegando perfino che sì, da Berlusconi effettivamente ci andò una sera a cena, ma non gli avrebbe quasi rivolto la parola: «Era una cena elettorale, c'erano i circoli e un sacco di gente».

Al telefono poi se la rivendette come un grande successo personale. Insomma, un ingenuo carrierista. Per non sbagliare comunque, il suo legale nei giorni scorsi, dopo che la procura aveva dato parere sfavorevole, ha ritirato la richiesta per agli arresti domiciliari, ieri puntualmente negata dal Gip a Frigerio che la chiedeva per motivi di salute e si era presentato in carrozzella agli interrogatori.

Paris comunque dovrà essere ascoltato una seconda volta. Cattozzo lo dice chiaro a Frigerio, durante una cena nel ristorante preferito a due passi dalla Stazione Centrale: «Perché non sostituiamo Rognoni con Paris?» «Si - risponde il "professore" - perché lì c'è un manager bravo...».

E dove Paris tentenna, interviene il «compagno G», alias Primo Greganti, per quella che gli investigatori ribattezzano «operazione Ecatonchiri»: «Se decidi ad aiutare quella cooperativa lì, anche al di là dell'allestimento...» Paris: «Certo, do incarichi spot, cosette libere..» Greganti: «Stamattina ho parlato con Pittella...Gianni Pittella...è il presidente del Consiglio Europeo, grande potere, enorme, quindi nel Pd è considerato potente, ecco, io l'ho incontrato...sul piano casa abbiam parlato parecchio...Tu, quando hai bisogno chiami, non ci sono problemi, io passo a trovarti...».

I due parlano di tutto, Greganti gli spiega il bel mondo della politica, da Palazzo Marino al Governo. «Pisapia praticamente...è debole...Non c'è più l'etica nostra...ha illuso tutti...La riforma del Senato non si fa quindi...adesso parte col piano casa e se passa va confezionato...per l'Expo...se fossi al posto di Renzi...».

Spunta perfino il nome di Bisignani, il grande tessitore romano arrestato e scarcerato per altre vicende, riciclatosi come scrittore di segrete cose. «Bisignani - dice Greganti - settimana prossima...Terna...io sono del parere che ci siano un bel po' di personaggi insomma, eh...». Chiacchiere, tante chiacchiere in libertà.

Qualche rara certezza: «Una decina di padiglioni per l'Expo» e i rapporti «con i cinesi». «Loro pensano di poter risolvere come un mosaico, un pezzo a uno un pezzo a quell'altro...pezzi in parte fatti dai cinesi in parte da aziende italiani...non ne escono fuori perché io ho provato a spiegargli in tutti i modi con la CmC».

 

 

ANGELO PARISANGELO PARISGIANSTEFANO FRIGERIO primo greganti fotogramma GIANNI E MARCELLO PITTELLA

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