peppe barra

"LA CANZONE NAPOLETANA DI OGGI? NON C'E' PIU' IL VALORE DELLO STUDIO E DELLA RISCOPERTA, CHE C'ERA AI TEMPI DELLA 'NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE'..." - PEPPE BARRA: "NAPOLI È UNA GIGANTESCA CUCINA TEATRALE MA OGGI È CAMBIATO MOLTO. DAI VOLTI DELLA GENTE È SPARITO IL SORRISO. SAL DA VINCI? IL SUCCESSO SUCCEDE. LA CITTÀ DI OGGI SE LO MERITA. QUANTO A ME, SA COSA SI DICE A NAPOLI? 'SONG' NU CUORPO SAZIO' - IL RICORDO DELL'ABBRACCIO DI UNA CROCEROSSINA AMERICANA, TRA I SUOI GRANDI E GENEROSI SENI... - VIDEO

 

Anna Bandettini per la Repubblica - Estratti

 

Gli anni ci sono, 81, ma di invecchiare non se ne parla. «Ci penserò verso i 90» dice Peppe Barra. 

PEPPE BARRA

Figlio d'arte, primogenito di Concetta Barra, la voce di Napoli, cantante e attore, dall'inizio degli anni 70 ha dato nuovo colore e passione alla cultura musicale partenopea: con la Nuova compagnia di canto popolare — Nccp, con cui nel 1976 realizzò il capolavoro La gatta Cenerentola, poi con progetti e collaborazioni eccellenti come quella con Fabrizio De André.

 

Il 18 giugno riprenderà al Ravenna Festival l'intramontabile Cantata dei pastori, sacra rappresentazione natalizia seicentesca che dal 1974, salvo brevi interruzioni, ogni 25 dicembre porta in scena nei panni della pulcinellesca maschera di Razzullo.

 

«Scritta nel 1698 dal gesuita Andrea Perrucci, è una storia di vera umanità come la Napoli di allora — racconta — destinata a portare un po' di sacralità a Napoli, città profana, lussuriosa, redimerla dai vizi. Ma il genio napoletano prese il sopravvento: la gente infarcì il testo di battute scurrili, blasfeme, comiche e i gesuiti si videro costretti a proibire La Cantata che è rimasta un gioiello del nostro repertorio teatrale e musicale». 

 

Sarà felice, allora, che il prossimo 5 giugno verrà ufficializzata la candidatura della canzone classica napoletana a Patrimonio immateriale dell'umanità Unesco? 

«Una cosa bellissima, di grande prestigio per Napoli. Mi chiedo perché fare la festa per la candidatura a Verona. Che c'entra il Veneto? Curioso. È un riconoscimento importante ma che non mi meraviglia». 

PEPPE BARRA

 

Perché? 

«La canzone classica napoletana nella storia ci sta da sempre. Quando facevamo ricerche etnomusicali ai tempi della Nccp abbiamo trovato, al British Museum Library, documenti sulle villanelle risalenti al 500. Avevamo già varcato i confini allora». 

 

Qual è il segreto di tale fortuna? 

«Testi poetici di grande spessore letterario accompagnati da una musica che tocca le corde del cuore. La musica è parte dell'anima napoletana». 

 

Neomelodici, rap melodico… che legami ha la musica napoletana di oggi con quelle radici? 

«È rimasto poco. Non c'è più il valore dello studio e della riscoperta che c'era ai tempi della Nccp: le sedute a tavolino di prove, lo studio sulla scrittura musicale…». 

 

Eppure lei ha detto che nascere attore e cantante a Napoli è un privilegio. 

«Napoli è una gigantesca cucina teatrale. Tutto ispira la creazione. Gli odori, per esempio: in primavera dai "bassi" usciva il profumo di pasta e piselli, la domenica il ragù. Poi le voci dei vicoli. Era già una messa in scena. Oggi è cambiato molto.  Dai volti della gente è sparito il sorriso». 

PEPPE BARRA GATTA CENERENTOLA

 

E il successo di un nome su tutti, Sal da Vinci? 

«Il successo succede. Va bene così, la città di oggi se lo merita.  Quanto a me, sa cosa si dice a Napoli? "Song' nu cuorpo sazio". Sono sazio dell'arte e della cultura che ho imparato, per cui del resto nun me ne ‘mporta cchiù niente. Ho La Cantata, io». 

 

 

(…) 

A strappare dall'oblio "La Cantata" fu Roberto De Simone a cui a Ravenna sarà dedicata dal 17 una mostra coi costumi della "Gatta Cenerentola" e un incontro tra lei e Filippo Arriva. Le manca De Simone? 

«È stato il mio mentore, un secondo padre. Mi ha preso per mano e mi ha aperto i cassetti misterici del mondo popolare napoletano, che da ragazzo ignoravo. Oggi posso dire di esserne padrone, di averlo in parte intrecciato alla world music». 

 

Si rifarà mai a teatro "La gatta Cenerentola"? 

LA CANTATA DEI PASTORI - PEPPE BARRA E LALLA ESPOSITO

«Non credo. Non c'è più il clima. Lo spettacolo rivoluzionò il teatro musicale popolare napoletano, era la tradizione reinventata. Debuttammo al Festival di Spoleto del ‘76 dove c'erano nomi come Roman Polanski, Luchino Visconti, Maria Callas. Quando lo riprendemmo a Roma, al Teatro Tenda, Federico Fellini venne almeno una decina di volte. Non avevamo scenografie per ragioni tecniche, e lui diceva: "Peppe, le scene me le immagino io". Fellini è stato un altro grande amico». 

 

(…)

La leggenda dice che il suo debutto teatrale fu a 4 anni. 

«Ah, sì. Nel 1947, dopo la guerra. Mamma e papà erano stati ingaggiati dalla Croce Rossa per partecipare a una serata dove c'erano anche Anna Magnani e Alberto Sordi. Io li aspettavo in camerino.

 

LA CANTATA DEI PASTORI - PEPPE BARRA E LALLA ESPOSITO

A un certo punto sentii l'orchestra di Armando Trovajoli su un boogie-woogie, scappai sul palco e mi misi a ballare. Dalla platea piena di soldati, feriti di guerra americani, mi coprirono di caramelle e cioccolata. Ricordo l'abbraccio appassionato di una crocerossina americana, tra i suoi grandi e generosi seni. Un esordio memorabile». 

peppe barra 1peppe barra 2peppe barra 4LA CANTATA DEI PASTORI - PEPPE BARRA E LALLA ESPOSITO

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