MENO PAUSINI, MEJO E’! – PER LE SEI CANZONI “RUBATE” DALL’ULTIMO DISCO DI LAURA PARTE UNA CACCIA AL LADRO MANCO AVESSERO PRESO LA GIOCONDA – BLOCCATA LA DIFFUSIONE DI 22.500 LINK DI FILE SHARING E DENUNCIATE DUE PERSONE (CHE RISCHIANO UNA MULTA SALATISSIMA) – L’EX CHITARRISTA TROMBATO PER FAR SPAZIO AL NUOVO FIDANZATO DELLA CANTANTE NON È INDAGATO – NON SI TRATTA DELLE STESSE VERSIONI CONTENUTE NEL DISCO, MA PROVE PER IL CONCERTO…

Piero Negri per "la Stampa"

A pensarci ora, scegliere quel titolo forse non è stata proprio una grande idea. «Inedito»: così si chiama l'undicesimo album di Laura Pausini, uscito l'11 novembre, l'11/11/11, una data portafortuna per un disco attesissimo, subito balzato al primo posto della classifica ufficiale italiana di vendita. Ma di questi tempi nulla rimane inedito a lungo. E per quella data, infatti, «Inedito» non era più tale, non del tutto, almeno. Sui siti di «peer to peer», scambio di file musicali (e non di vendita) su server esteri detti «cyberlocker», si è saputo ieri, giravano sei tracce di quell'album ben prima dell'11/11/11.

Ieri mattina, alla presenza del manager di Laura Pausini, dell'amministratore delegato della sua casa discografica e di un rappresentante del gruppo anti-pirateria della federazione delle industrie musicali italiane (Fpm), il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano ha annunciato di aver bloccato la diffusione illegale online di 22.500 link di «file sharing» (e tra questi, le sei canzoni della Pausini) e di aver denunciato a piede libero due persone.

L'operazione è stata coordinata dal Sostituto procuratore Ferdinando Esposito e ha permesso il sequestro di due personal computer, due notebook, vario materiale elettronico: i due denunciati sono un quarantenne milanese e un giovane di Caserta, che ora rischiano una multa salatissima. Fatti un paio di calcoli, considerata la quantità di tracce musicali sequestrate, il conto totale potrebbe superare i 2 milioni e 300 mila euro.

La cifra colpisce, ma non quanto la storia di quelle sei canzoni «rubate» a Laura Pausini e al suo «Inedito». Non appena si è conclusa la conferenza stampa, dall'ambiente musicale milanese è cominciato a filtrare un nome, e qualche chiacchiera, che da settimane girava tra gli addetti ai lavori. E il nome sarebbe quello di G. F., chitarrista quarantunenne che lavora con Laura Pausini dal 1996 e che in tutti questi anni ha prestato il suo talento anche a diversi altri protagonisti della canzone italiana.

G. F. non è indagato («Non è ancora chiaro chi abbia passato i file ai due denunciati», spiegano in Procura), anche se qualche sito web ieri, sbagliando, affermava il contrario.
Non parla («Per il momento preferisco non commentare, della questione si occuperanno i miei avvocati», dice al telefono») ed è necessario anche aggiungere che a chi lo conosce bene non sembra un tipo capace di vendette così perfide e sofisticate.

Già, perché si tratterebbe della vendetta di un collaboratore «licenziato». Dopo anni di collaborazione, G. F. sarebbe stato allontanato dal gruppo che accompagna Laura Pausini per dare più spazio a Paolo Carta, chitarrista pure lui, diventato nel frattempo compagno della cantante.

È una vicenda che intreccia legami personali e professionali piuttosto complessi, e che già nel 2009 costrinse la Pausini a difendersi dalle accuse di molti fan, delusi dal comportamento della loro cantante del cuore: «Ero una conservatrice - raccontò allora poi mi sono innamorata di un uomo sposato e padre di due figli. Ma non sono una rovinafamiglie, io sono arrivata dopo. Siamo una famiglia allargata e serena. Fra dieci mesi avrà il divorzio e poi ci sposiamo».

La nuova storia d'amore, in realtà, ebbe l'impatto di un terremoto sull'entourage della Pausini, che da sempre - forse addirittura da quando il padre la iscrisse a sua insaputa al concorso di voci nuove di Castrocaro nel lontano 1991 - mescola senza troppi problemi le questioni d'affetto con quelle della carriera. Fidanzati (i due che precedettero Carta lavoravano con lei, non sul palcoscenico, ma come manager) e familiari fanno parte della cerchia più ristretta dei suoi collaboratori, con i vantaggi, e i problemi, che tutto ciò può comportare.

Alla conferenza stampa di ieri, l'attuale manager di Laura Pausini, Riccardo Benini, ha raccontato che le tracce musicali sono scomparse lo scorso settembre dal teatro in cui i musicisti stava preparando l'imminente tournée. «Stavamo lavorando a 25 canzoni - ha detto - avevamo predisposto sei "file" e ci siamo accorti che le canzoni sparivano: prima una, poi due, e negli ultimi tempi sei».

La segnalazione del furto ha fatto scattare l'inchiesta delle Fiamme Gialle che in pochi giorni hanno individuato e bloccato la diffusione illecita dei brani, facilmente riconoscibili perché adattati al concerto e dunque leggermente difformi da quelli poi contenuti nell'album «Inedito».

Non è per nulla chiaro come G. F., o un suo complice, abbia potuto introdursi nel teatro delle prove e che cosa sia successo dopo il furto. Il danno sarebbe stato limitato: pochi giorni dopo la comparsa sui «cyberlocker» i brani sarebbero stati ritirati dalla Guardia di finanza. Tutto è bene quel che finisce bene, dice il saggio, e dal momento che l'album di Laura Pausini si trova in vetta alla classifica dei dischi più venduti i problemi dovrebbero essere quasi superati. Ma lei e il suo manager non sembrano essere d'accordo.

 

pausiniRICCARDO BENINItel02 laura pausini

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…