dario fo attenzionato

CHE MALE VI FO - SCHEDATO, CONTROLLATO, “ATTENZIONATO”: PER PIÙ DI 50 ANNI LE QUESTURE ITALIANE HANNO AGGIORNATO I FASCICOLI DEDICATI AL NOBEL E A SUA MOGLIE FRANCA RAME - LE RELAZIONI PERICOLOSE DELLA COPPIA CON BRIGATISTI E MILITANTI DELL’OLP

Massimo Pisa per la Repubblica

 

DARIO FODARIO FO

«Caro Lorenzo, ti prego di voler disporre la redazione di una biografia, il più possibile dettagliata, sul noto comico Dario Fo, anche dal punto di vista politico (ad esempio, la asserita appartenenza alla R.S.I.). La richiesta perviene dall’alto e mi permetto, quindi, di raccomandarti un lavoro che sia fatto presto e bene».

 

Lo scandalo a “Canzonissima” è deflagrato da meno di un mese, alla cacciata di Dario Fo e Franca Rame sono seguite due interrogazioni parlamentari (Davide Lajolo del Pci, Oreste Lizzadri e Luciano Paolicchi del Psi) e al Viminale sono in fibrillazione. Il 21 dicembre 1962 il capo della Divisione Affari Riservati, Efisio Ortona, scrive al questore di Milano Lorenzo Calabrese.

 

Quelle informazioni sono preziose, servono ad arginare la tempesta. Il giorno di Santo Stefano il solerte questore («Le notizie sono state raccolte e selezionate con scrupolosa attenzione ») spedisce quattro pagine di riservata. Le origini, gli studi, i successi in teatro. Poi la polpa: «Il Fo, nel 1944, aderì alla r.s.i., arruolandosi volontario in una formazione di cc.nn. di stanza a Borgomanero (Novara), aggregata al battaglione paracadutisti “Folgore” ». La notizia resterà inedita per altri due anni.

ANNOTAZIONI SU DARIO FOANNOTAZIONI SU DARIO FO

 

«È noto l’orientamento comunista – prosegue il documento – si orienta verso la corrente di sinistra del P.s.i. Non consta, però, che aderisca a tale partito». Da Dario a Franca. «La Rame risulta decisamente orientata verso il P.c.i., al pari di tutti i membri della sua famiglia originaria ». Chiosa finale: «Sia il Fo che la Rame serbano regolare condotta e sono immuni da precedenti penali».

 

Per più di cinquant’anni le questure e le prefetture di mezza Italia hanno aggiornato i loro fascicoli e quelli del Ministero dell’Interno sul Maestro. Schedato, controllato, «attenzionato» come voleva il gergo poliziesco dell’epoca. Siamo andati a leggere quelle carte inedite, conservate negli archivi. E, a consultarle, si legge una storia in controluce di Fo, vista attraverso le lenti di uno Stato occhiuto.

 

Già dal 19 febbraio 1960, quando un appunto della questura di Firenze annota che «ha partecipato a una manifestazione indetta da un Circolo culturale controllato dal partito comunista ». Nelle schede che la polizia gli dedica, Fo «ha terrore della “macchinizzazione” e di qualsiasi oggetto meccanico e la sua formazione politica subì, per colpa della moglie accesa comunista, una spinta verso la corrente carrista del partito». Tiene mostre di quadri con «scarso successo a causa, soprattutto, del valore artistico dei quadri esposti». Compra una pistola – è già il 1975 – «Flobert marca Franchi calibro 4,5 mediante esibizione del passaporto ». Fa teatro e militanza, e i fascicoli si gonfiano.

 

ANNOTAZIONI SU DARIO FOANNOTAZIONI SU DARIO FO

Ha già fondato da due anni «La Comune», la compagnia con cui poi occuperà la palazzina Liberty a Milano, quando al Viminale arriva una riservata del questore di La Spezia Ferrante, datata 3 ottobre ‘72. «I noti attori Dario Fò ( sic) e Franca Rame hanno trascorso un periodo di ferie estive a Vernazza», insieme a «una quindicina di giovani capelloni», cioè i loro attori, che «per il loro abbigliamento trasandato hanno suscitato un certo malcontento tra la popolazione».

 

Ma c’è di più: la polizia scopre che da Vernazza «la Rame ha spedito a più riprese una serie di vaglia telegrafici ad estremisti ristretti in varie carceri». Tra i destinatari ci sono il brigatista Umberto Farioli, Augusto Viel della XXII Ottobre, Sante Notarnicola della banda Cavallero. È l’inizio del filone di indagini sul «Soccorso Rosso», la rete di assistenza legale ed economica ai detenuti politici della sinistra extraparlamentare. Il primo a voler vederci chiaro è il sostituto procuratore genovese Mario Sossi, la polemica con Fo finirà con accuse reciproche e un processo per diffamazione sospeso durante il sequestro del magistrato da parte delle Br. Intanto indaga Milano, e il 6 settembre 1973 al Viminale arriva una riservata del questore di Milano Allitto: sta nascendo il Comitato unitario del Soccorso Rosso e «i coniugi Franca Rame e Dario Fo – scrive – a quanto si è appreso sarebbero i promotori dell’iniziativa ».

 

Le relazioni pericolose della coppia vengono vivisezionate. Fo, scrive il 14 giugno 1974 il questore di Pisa, viene «incluso nel noto elenco ministeriale di extraparlamentari di sinistra che operano eversivamente in direzione delle carceri».

DARIO FODARIO FO

 

Il numero di telefono del gran giullare circola parecchio. È nell’agenda di Petra Krause, arrestata in Svizzera nel 1975 («il più importante e al tempo stesso inafferrabile ufficiale di collegamento del terrorismo continentale ed extracontinentale», la definirà nel 2001 la relazione finale della Commissione Stragi), di militanti dell’Autonomia Operaia, di appartenenti all’Olp arrestati ad Alessandria, di brigatisti rossi marchigiani coinvolti nel rapimento di Roberto Peci.

 

FRANCA RAME E DARIO FOFRANCA RAME E DARIO FO

Le polizie di mezza Italia si affannano a cercare la pistola fumante a conferma di quel vecchio appunto del Sid (fonte «Anna Bolena», nome in codice dell’impresario Enrico Rovelli, datato 1974), che voleva Dario Fo come «grande vecchio» delle Br, ma non la trovano mai. Nemmeno quando, il 29 gennaio 1980, il Maestro smarrisce un foglio manoscritto a quadretti dentro una cabina telefonica della stazione di Cesenatico.

 

Il vicequestore di Forlì, Della Rocca, telegrafa immediatamente al Viminale il contenuto: «Cara Franca, mi è stato chiesto di farti un’ambasciata per Tino Cortiana e Maria Tirinnanzi (militanti Fcc, ndr) detenuti a Novara, che chiedono l’aiuto di Soccorso Rosso. Si farà una riunione venerdì sera al Circolo Turati a Milano».

DARIO FO FRANCA RAMEDARIO FO FRANCA RAME

 

Ci va un brigadiere, e non trova nessuno: «Si presume – scrive – che non è stata svolta nessuna riunione». Ci prova allora il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza a seguire la pista dei soldi ai detenuti, cercandone la provenienza. Tra il 29 aprile e il 28 luglio 1980, le Fiamme gialle producono tre relazioni classificate «riservatissimo» sugli introiti di Fo, Rame, di Nanni Ricordi e dei loro compagni della «Comune»: ne elencano gli incassi degli spettacoli, le spettanze Siae e Rai, le «possidenze immobiliari ».

 

Gli anni Ottanta e Novanta glaciano la febbre rivoluzionaria ed eversiva e le notizie su Fo da spedire al Viminale si diradano. Eccolo nell’83 polemizzare con gli Usa che gli negano il visto, e nell’87 a riproporre al Teatro Cristallo Morte accidentale di un anarchico: «Hanno assistito 800 persone – annota la Digos – per lo più giovani gravitanti nella nuova sinistra. Esplicita è stata la critica al sindaco Paolo Pillitteri, definito “uomo bicicletta”».

 

DARIO FO FRANCA RAMEDARIO FO FRANCA RAME

Nel 1993, il nome di Fo è ancora in un elenco di «aderenti alla sinistra extraparlamentare di Milano e provincia». Partecipa a manifestazioni per Sofri, Bompressi e Pietrostefani, viene invitato al Leoncavallo, sfila contro il Cpt di via Corelli. Poi tramonta anche la stagione dei «disobbedienti». L’ultimo appunto è del 2006, una formalità per la presentazione delle Liste Fo alle comunali milanesi del 2006 e del 2011. Il Maestro non fa più paura.

 

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