radio radicale

PER LA PRIMA VOLTA, DA 30 ANNI, NELLA MANOVRA DI BILANCIO DI FINE ANNO NON SONO STATI INSERITI I FONDI PER IL FINANZIAMENTO DI “RADIO RADICALE” - I FONDI, 10 MILIONI DI EURO L’ANNO, VENIVANO EROGATI PER LE TRASMISSIONI, DA PARTE DELLA RADIO, DELLE SEDUTE PARLAMENTARI E DI ALTRI EVENTI ISTITUZIONALI – IL FUTURO DELLA STORICA EMITTENTE, CHE HA 18 REDATTORI, E’ IN BILICO - C’ERANO STATE ANCHE VOCI DI VENDITA DELLA RADIO, CON INTERESSAMENTI DEL DEPUTATO LEGHISTA ANGELUCCI, PROPRIETARIO DI GIORNALE, LIBERO, TEMPO E POI DA PARTE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI. VOCI DEFINITE DAL DIRETTORE MAUIZIO TURCO “FANTASCIENZA”…

Da https://www.professionereporter.eu

 

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Per la prima volta, da 30 anni, nella manovra di Bilancio di fine anno non sono stati inseriti i fondi per il finanziamento di Radio Radicale. I fondi, 10 milioni di euro circa l’anno, venivano erogati per le trasmissioni, da parte della radio, delle sedute parlamentari e di altri eventi istituzionali.

 

Nei giorni precedenti al Natale 2025 il Comitato di redazione della radio ha incontrato il Segretario del partito ed Editore della radio Maurizio Turco, che ha assicurato: nessun problema per la convenzione. Anche il sottosegretario all’Editoria Barachini si è impegnato, in via informale, per il finanziamento in Legge di Bilancio o nel Decreto “Milleproroghe”.

 

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I fondi sarebbero dovuti ammontare a 8 milioni per la convenzione sulle sedute parlamentari e gli eventi, 2 milioni per la digitalizzazione dell’immenso archivio della radio (sedute, processi, congressi politici), più i 3,7 milioni relativi alla legge dell’editoria, già decisi.

 

STIPENDI E TREDICESIME

Il clima nella radio dunque era buono, anche perché a fine dicembre sono stati pagati puntualmente stipendi e tredicesime, negli ultimi dieci anni sempre in ritardo, a causa di “problemi con le banche”. Poi, però, Radio Radicale non è stata menzionata né in Legge di Bilancio, nè in “Milleprorghe” e ora la preoccupazione per il futuro della storica emittente -dove si incontravano/scontravano in conversazione Marco Pannella e il Direttore Massimo Bordin - sale.

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La convenzione tra Radio Radicale e lo Stato italiano è attiva dal 1994. Ha avuto fasi altalenanti, con modifiche della cifra e suspense fino all’ultimo minuto utile. La crisi più grave si registrò nel 2019 -governo Conte I formato da Lega e Cinque Stelle- per la decisione del sottosegretario all’editoria Vito Crimi di non rinnovare il finanziamento. Con tempestosi rush finali poi la convenzione è sempre scattata.

 

DICIOTTO REDATTORI

Tra il 1990 e il 2019, la radio ha ricevuto circa 300 milioni di euro in finanziamenti pubblici, inclusi quelli per l’editoria di partito.

 

I redattori, Direzione inclusa, sono attualmente 18. Dalla morte di Bordin, sei anni fa, sono andati via in dieci, non sostituiti.

 

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Il bilancio del 2024 si è chiuso con un attivo di quasi 600mila euro, grazie soprattutto al conferimento degli immobili a una nuova società (valore 1 milione 345mila euro). Le entrate della radio provengono quasi interamente dallo Stato. Alla guida della radio c’è Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale, erede di quello di Pannella, dopo la scissione dei Radicali Italiani, poi +Europa, oggi rappresentata in Parlamento da Riccardo Magi.

 

VOCI DI VENDITA

Nella scorsa estate c’era stato un contrasto fra Turco e la redazione, dopo la cancellazione della programmazione serale in diretta per il mese di agosto, provvedimento che ha fatto temere il ridimensionamento delle attività. C’erano state anche voci di vendita della radio, con interessamenti del deputato leghista Angelucci, proprietario di Giornale, Libero, Tempo e poi da parte della famiglia Berlusconi. Voci definite da Turco “fantascienza”.

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Nel 1997 il governo Prodi (centrosinistra) rifiutò di rinnovare la convenzione con Radio Radicale, ma Norberto Bobbio, Carlo Bo, tutti i senatori a vita e otto presidenti emeriti della Corte costituzionale chiesero al governo di considerare decaduta la disposizione della legge Mammì che imponeva la realizzazione della rete radiofonica Rai per il Parlamento, di prorogare per altri 3 anni la convenzione con Radio Radicale, e di affidare la convenzione in occasione del rinnovo successivo con una gara.

 

COSTI MAGGIORI

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Secondo un dossier dei radicali, i costi necessari per la realizzazione di Gr Parlamento erano notevolmente maggiori di quelli per la convenzione con Radio Radicale. Nel luglio 1998 venne approvata la legge “Trasmissione radiofonica dei lavori parlamentari e agevolazioni per l’editoria”: confermava “lo strumento della convenzione da stipulare a seguito di gara”, nelle more rinnovava la convenzione con Radio Radicale per un ulteriore triennio, manteneva l’obbligo per la Rai di trasmettere le sedute parlamentari tramite Gr Parlamento, impedendole però di ampliare la rete radiofonica fino all’entrata in vigore della legge di riforma generale del sistema delle comunicazioni. Il Parlamento risulta inadempiente rispetto a tale legge e non è più stato rispettato il principio dell’assegnazione del servizio pubblico in ambito radiotelevisivo attraverso una gara.

radio radicalemaurizio turco segretario del partito radicale foto di bacco (1)raccolta firme per radio radicale 1maurizio turco segretario del partito radicale foto di bacco (3)radio radicale 1

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