CHI VA PER QUESTI MARI, QUESTI MERDONI PESTA! DOPO LA BUFERA PER LE FRASI, POI DA LUI SMENTITE, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA. E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) E LO SCONTRO CON TERESA CIABATTI, MICHELE MARI, STRAFAVORITO PER LO STREGA, RISCHIA DI PERDERE IL PREMIO. CON IL SUO LIBRO, "I CONVITATI DI PIETRA" (EINAUDI, 280 VOTI IN SEMIFINALE), MARI HA QUASI 100 PUNTI DI VANTAGGIO SU CIABATTI IN GARA CON IL ROMANZO "DONNAREGINA" (MONDADORI, 184 VOTI IN SEMIFINALE) CHE HA POCHE POSSIBILITA’ DI RIBALTARE IL RISULTATO. CHI SI PUO’ AVVANTAGGIARE DELLO SCAZZO E’ FELTRINELLI CHE PORTA MATTEO NUCCI CON “PLATONE. UNA STORIA D’AMORE" (242 VOTI IN SEMIFINALE…)
Simonetta Sciandivasci per la Stampa - Estratti
Al premio Strega, talvolta, cambia il vento. Lo diceva spesso Anna Maria Rimoaldi, da molti ribattezzata “la zarina”, che è stata, per anni, il braccio destro di Maria Bellonci, che dello Strega è stata l’ideatrice, e poi sua erede e quindi signora della polveriera della letteratura italiana. Intendeva dire, Rimoaldi, che i vincitori annunciati, talvolta, perdono non per un soffio ma in un soffio. Perché ci sono i franchi tiratori, c’è la polveriera, c’è il caso, c’è il destino che ogni tanto s’imbizzarrisce, e c’è chi si rovina con le proprie mani.
Così sembra aver fatto Michele Mari, il favorito, con il suo I convitati di pietra (Einaudi), di questa edizione, l’ottantesima, celebratissima da mesi per via della concomitanza con gli ottant’anni anni della Costituzione.
michele mari cover i convitati di pietra
Due giorni fa, durante lo Strega tour, direzione Bisceglie, nel pulmino che accompagna gli autori della sestina finalista (Mari, Pierantozzi, Ciabatti, Rui, Pitzorno, Nucci) a fare presentazioni in giro per l’Italia, Mari ha parlato di Michela Murgia con parole talmente poco commendevoli da portare Teresa Ciabatti a intervenire, ottenendo come risposta dallo stesso scrittore che «Le donne molto brutte, a un certo punto, diventano cattive». E voilà, il venerato maestro della letteratura italiana contemporanea si trasforma in un colpo in un impresentabile. E fa tutto da solo.
Poi succede che Elena Rui prova a minimizzare e Ciabatti valuta di ritirarsi dalla gara (del resto, tra lei e Mari ci sono quattro posizioni, quindi non c’è competizione: il testa a testa, visti i voti della sestina, è verosimile supporre che sarà tra Matteo Nucci, secondo classificato, e l’autore Einaudi).
Mari si è poi scusato, ma la notizia ha cominciato a girare tra Amici e nemici della Domenica (…)
Dalla Fondazione Bellonci fanno sapere che: «Si ritiene ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignità delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega». Feltrinelli subodora il possibile danno reputazionale e, quindi, si lecca i baffi: potrebbe soffiare, con Matteo Nucci, lo Strega a Einaudi (qualche utopista si spinge a ipotizzare una riapertura dei giochi anche per Pierantozzi, secondo candidato Einaudi, sul quale tuttavia la casa editrice non ha puntato, e difficilmente punterà adesso).
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TERREMOTO ALLO STREGA
Raffaella De Santis per repubblica.it - Estratti
Terremoto allo Strega: una lite tra Teresa Ciabatti e Michele Mari incendia la gara e rischia di ribaltarne i risultati. Il diverbio tra i due candidati scoppia due giorni fa sul pulmino che li porta a Bisceglie, in Puglia, per una tappa del tour organizzato dal Premio.
Al centro alcuni commenti pesanti di Michele Mari su Michela Murgia, la scrittrice e attivista morta nel 2023. Lo scrittore avrebbe espresso apprezzamenti che suonano più o meno così: Michela Murgia per il suo aspetto fisico era intransigente. Poi avrebbe commentato, sempre riferendosi a Murgia: le persone insoddisfatte e che non piacciono diventano rabbiose.
Quando Repubblica racconta quello che è successo arrivano le prime reazioni. A quel punto la Fondazione Bellonci, che organizza il Premio, non può più fare finta di niente e deve uscire allo scoperto. Questa la nota con cui prende le distanze dalle parole dello scrittore: «In relazione a quanto riportato oggi dalla stampa circa le dichiarazioni attribuite a Michele Mari, la Fondazione Bellonci ritiene ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignità delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega».
Passa un’ora scarsa e Mari tenta di correre ai ripari affidandosi a uno stringato comunicato della casa editrice Einaudi: «In relazione alle voci incontrollate che stanno circolando in merito a un mio diverbio con Teresa Ciabatti, tengo a precisare di non aver mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso. Con Teresa Ciabatti ci siamo poi chiariti, tanto che lei stessa mi ha detto di non voler dare seguito all’episodio. Mi sono comunque scusato con lei, se qualcosa nelle mie parole poteva averla ferita; così come non volevo certo offendere Michela Murgia, ma soltanto rievocare (peraltro in un contesto privato) un lontano episodio di reciproca incomprensione».
Le voci corrono. Partono le telefonate. Ciabatti sente altre scrittrici e scrittori, è adirata. Si valuta se uscire con una dichiarazione pubblica. Si pensa di chiedere all’editore Einaudi, che pubblica Mari, una presa di posizione. Mari intanto torna sui suoi passi e si scusa con Ciabatti.
E per fortuna che questo doveva essere lo Strega della pacificazione. Un’annata istituzionale studiata allestita per festeggiare gli 80 anni del Premio, con un vincitore designato di alto profilo letterario. Ma lo Strega è una polveriera, come diceva Maria Bellonci che l’ha creato, e può scoppiare da un momento all’altro. Eppure a Benevento, dove il 3 giugno è stata proclamata la sestina, l’atmosfera era così rilassata da far pensare a un’edizione che si avviava dolcemente verso la finale dell’8 luglio in Campidoglio a Roma.
Ciabatti è in gara con il romanzo Donnaregina (Mondadori, 184 voti in semifinale) ma non aspira certo a vincere lo Strega. È Mari quello che rischia di più. I convitati di pietra (Einaudi, 280 voti in semifinale) è il libro superfavorito di questa annata celebrativa ma incidenti così possono essere letali. Tra i due ci passano 96 voti e Ciabatti non ha certo possibilità di recupero.
A questo punto la partita è tutta da scrivere, il copione si prevede cambierà giorno per giorno. In semifinale si era piazzato secondo Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli, 242 voti), al terzo posto Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani, 195 voti), quarta Ciabatti, quinto Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi, 170 voti), sesta Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma, 163 voti).
michele mari 2
teresa ciabatti donnaregina cover
Chi vincerà? Non è più detto che sia Mari.








