PERCHE’ GLI EDITORI ODIANO I GIORNALISTI E COME SI E’ ARRIVATI ALL’ACCORDO-BIDONE - LA “PRESSIONE FORTISSIMA DEL GOVERNO RENZI” SULLA FIEG, I 120 MILIONI PRELEVATI AGLI ITALIANI, BEAUTIFUL LOTTI E IL VASSOIO D’ARGENTO OFFERTO DA SIDDI…

Riceviamo e pubblichiamo da Solen De Luca, Fabrizio de Jorio e Pierangelo Maurizio                

 

Resoconto (accorciato) di tre giornalisti su come siamo arrivati a questo punto, da leggere con grande calma e molto sangue freddo. Scritto il 26/072014 e aggiornato il 6 luglio. 

GIORNALISTI APPOSTATI PER IL PRIMO GIORNO DI SILVIO BERLUSCONI A CESANO BOSCONEGIORNALISTI APPOSTATI PER IL PRIMO GIORNO DI SILVIO BERLUSCONI A CESANO BOSCONE

 

Per capire come siamo arrivati al “nuovo contratto” spacca-ossa dei giornalisti – dai dipendenti ai precari, dai finti lavoratori autonomi ai disoccupati, dai freelance ai prepensionati – bisogna ricostruire le varie tappe, con l’aiuto di alcuni dietro le quinte, molte confessioni dei protagonisti e qualche indiscrezione accertata dall’incrocio con le varie fonti.

 

... Prima tappa, via Piemonte 64, parallela di Via Veneto, la palazzina liberty della Fieg. Complice la crisi – che crisi non è, ma è piuttosto una modifica strutturale del mercato frutto dei tempi, sconosciuta ai più – nei saloni della Federazione degli editori, poco abituati a fare gli imprenditori, ma molto avvezzi a battere cassa e a vivere e a guadagnare (molto) dal rapporto con la politica, negli ultimi tre-quattro anni è diventato sempre più palpabile l’odio verso i giornalisti.

 

I giornalisti in pericolo nelle zone di conflitto I giornalisti in pericolo nelle zone di conflitto

Odio puro. La categoria non è mai stata vista benissimo. Con i bilanci da tre anni in rosso, il fastidio si è tramutato appunto in odio: i giornalisti sono visti come impiegati di lusso, inclini a fare quello che vogliono e ai quali non si riesce proprio a far timbrare il cartellino, insomma ad imporgli orario e limitazioni.

 

Questo per i contrattualizzati. Perché, per gli editori, gli “altri” – i giornalisti precari, freelance, collaboratori, a diritto d’autore, cococo – neppure sono degni di attenzione. Pura manovalanza, da sfruttare finché si può, nonostante il mantra che il segretario della FNSI continua a recitare in questi giorni sulla vittoria del sindacato che ha ottenuto la loro storica inclusione nel “corpo” del contratto.

 

(…) Bisogna dire un’altra cosa. Da vent’anni alla Fieg la fanno da padroni due ingegneri: uno l’Ingegnere con I maiuscola, l’editore “più democratico”, De Benedetti, che ama visceralmente i suoi giornali perché ama il potere, e l’altro esponente dei “falchi”, Caltagirone, che dalle disavventure dei primi Anni ’90 ha imparato che i giornali servono sia come arma di difesa – non si sa mai – sia, e soprattutto, come strumento per moltiplicare a dismisura affari e quattrini, in particolare se si è padroni di testate storiche di città come Roma, Napoli, Venezia, ecc.

GIORNALISTI A FUKUSHIMA GIORNALISTI A FUKUSHIMA

 

Due anni fa è stato nominato presidente della Fieg Giulio Anselmi, giornalista di razza e direttore di varie testate per vent’anni. Incarico che ha accettato senza eccessivo entusiasmo. A chiedergli di assumerlo sono stati alcuni dei maggiori azionisti dell’Ansa, che ha diretto. Diversi mesi fa Giulio Anselmi fa sapere che non accetterà una riconferma alla guida della Fieg, al termine del mandato, il 30 giugno 2014. Si preannuncia uno scontro durissimo, tra editori e giornalisti. Anselmi al Consiglio federale della Fieg dice senza mezzi termini: “Non voglio essere io l’uomo della mazzata. Metteteci uno dei vostri”.

 

Sempre un anno fa, il Direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, chiede espressamente – come per altro più volte aveva tentato di fare l’Azienda – che in Fieg entri anche la Tv pubblica, al cui ingresso farebbe seguito immediatamente quello di Mediaset, Sky, Telecom-La7. La Rai è pronta a versare la sua cospicua quota (in altre occasioni era arrivata ad offrire il doppio della quota ordinaria).

"SIAMO TUTTI POLIGRAFICI" - PROTESTA DAVANTI ALLA SEDE ROMANA DI "REPUBBLICA""SIAMO TUTTI POLIGRAFICI" - PROTESTA DAVANTI ALLA SEDE ROMANA DI "REPUBBLICA"

 

Non se ne fa nulla. Non solo per le opposizioni interne nella Fieg: se entrano i “televisivi”, gli editori alla Caltagirone e alla De Benedetti non avranno più certo il boccino in mano. Ma il “no” viene a sorpresa anche da alcuni consiglieri del Cda della Rai, evidentemente sensibili a qualche richiamo della Presidenza del Consiglio (siamo agli ultimi scampoli del governo Letta), lungo quella filiera che da sempre lega la politica a Viale Mazzini, lega la Fnsi e la Fieg in un unico concentrato di potere da vent’anni inamovibile.

Giornalisti Giornalisti

 

Sono – l’odio degli editori asserragliati nel fortino e l’esclusione delle aziende televisive dalle trattative – le due premesse indispensabili per capire come siamo arrivati a questo punto.   

 

La trattativa sul “rinnovo” contrattuale si trascina stancamente fino a febbraio. Nessuno crede che si arrivi ad un accordo. Poi si procede nelle “ristrette”. Ad incontrarsi sono solo il segretario Siddi, il presidente Giovanni Rossi e il direttore della Fnsi Tartaglia, e il direttore generale della Fieg. Improvvisamente la situazione comincia a sbloccarsi due settimane fa.

 

CONVEGNO GIORNALISTI PUBBLICO IN SALA CONVEGNO GIORNALISTI PUBBLICO IN SALA

C’è l’accordo sull’equo compenso, con il governo a far da sensale. Firmato di notte, in silenzio, senza che ne sia informata la categoria, e con sfaccettature alquanto carbonare, anche dal presidente della Fieg. Certo non possono essere gli editori a schierarsi contro l’”iniquo compenso”… Segue, il 19 giugno, subito dopo, il famigerato accordo Fnsi-Fieg sul cosiddetto lavoro autonomo per il trattamento economico minimo di 250 euro (lordi) al mese.

 

A questo punto, combinazione, comincia la “pressione fortissima del governo”. Su chi? Sulla Fieg e su Anselmi. Sì, proprio del governo presieduto da Matteo Renzi, il Rinnovatore, che su questa materia segue un copione che più consolidato non si può. Per caso è stata sollecitata da qualche “potere forte” questa improvvisa “fortissima pressione” da parte dell’esecutivo che forse avrebbe altre gatte da pelare? Ah, saperlo!

Commenti giornalistici Commenti giornalistici

 

Anche in tempi di sacrifici per tutti, l’esecutivo non si dimostra insensibile al richiamo e alle pene dell’editoria amica. E’ disposto a trovare 120 milioni in tre anni – soldi pubblici – “ma ci deve essere l’accordo tra Fnsi e Fieg”. Come si fa a dire di no a 120 milioni per le aziende editoriali in crisi? Ma gli editori non fanno praticamente nulla.

 

A portare la soluzione su un piatto d’argento – incredibile – è il sindacato dei giornalisti: 250 euro alle partite Iva, raddoppio del praticantato che passa da 18 mesi a 36, ai nuovi assunti il precariato a vita con contratti depotenziati e stipendi più bassi del 20/30% dello stipendio minimo per 7-10 anni.

 

ordine dei giornalistiordine dei giornalisti

Per gli altri, gli art.1, i “privilegiati”, che in redazione sono sempre di meno e che in questi anni hanno lavorato in condizioni sempre più difficili, per garantire un prodotto decente, via la cosiddetta “ex fissa” (l'indennità di mancato preavviso in caso di licenziamento, dall'82 trasformata in una forma di previdenza integrativa per chi ha maturato 15 o 10 anni di anzianità aziendale).

 

Presentata come privilegio in realtà è l’unica vera garanzia economica di autonomia per i giornalisti, presente fin dal primo contratto nel 1911: l’editore o il direttore che vogliono cacciare via qualche redattore troppo poco obbediente, ci devono pensare un po’…  Un massacro.

FRANCO SIDDI FRANCO SIDDI

 

(…) Di fatto gli editori si sono limitati a guardare, accettando una proposta alla quale – sebbene la maggioranza dei giornalisti la consideri indecente – non potevano certo dire di no!

 

Il sottosegretario Lotti ha fatto la sua parte, come nuovo figurante della politica di scambio tra governo e padroni delle testate. Come all’epoca del governo Berlusconi nel 2009, con due sole differenze: Lotti è più giovane e più foto/telegenico dell’allora sottosegretario Bonaiuti. Dalle tasche degli italiani saranno prelevati 120 milioni in tre anni dietro il paravento delle “nuove assunzioni”, destinati in parte ai soliti noti e in parte a puntellare i conti dell’Inpgi. Decreto che a tutt’oggi nessuno ha ancora visto (ma il “rinnovo contrattuale” è stato firmato)

LUCA TELESE FRANCO SIDDI LUCA TELESE FRANCO SIDDI

 

Il gruppo De Benedetti, che ha sponsorizzato in tutti i modi lo sbarco di Renzi a Palazzo Chigi, senza il disturbo di passare per le urne, è il primo a presentarsi all’incasso della cambiale. Per chi ha molti giornali con cronache locali, regionali, cittadine, poi, è una mano santa il trattamento economico minimo da 250 euro al mese ai collaboratori-schiavi. Così “Beautiful” Lotti non ha mai goduto di tanta pubblicità come in queste ore, fino addirittura ad oscurare la Boschi. Miracoli del raggiunto “accordo”.

   

LUCA LOTTILUCA LOTTI

Questa è la cornice entro la quale è stato modellato l’ “accordo sul rinnovo contrattuale”.

Un po’ un pasticcio, un po’ un imbroglio, con diverse probabili illegittimità e molta iniquità, un po’ il ricorso garantito dal governo Renzi all’atavica consuetudine degli imprenditori italiani, e in particolare degli editori: profitti privati, perdite pubbliche.

 

Situazione drammatica? Certamente sì. Ma tutti i protagonisti di questo accordo-scandalo sanno perfettamente che la macelleria sociale tra i giornalisti, la riduzione di informazione degna di questo nome e il conseguente abbassamento del livello di democrazia nel Paese, non risolveranno uno solo dei nodi sul tappeto. Fino al nuovo vero contratto nel 2016 e alla resa dei conti decisiva da parte degli editori con i giornalisti. Basta con questa libertà e autonomia dell’informazione, tutta roba superata e intollerabile!

 

festival del giornalismo di perugia festival del giornalismo di perugia

Comunque vadano le cose, ormai la lezione è chiara: umiliare i giornalisti serve a ridurre la libertà di tutti. E meno si è informati meno si riflette, meno si capisce e meno si disturba il manovratore, e, di questi tempi, meglio è.

Tutto va bene, Madama la Marchesa.   

 

Solen De Luca, Fabrizio de Jorio e Pierangelo Maurizio                

 

 

 

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