IL LUTTO È GIÀ FINITO - GLI AVVOCATI DI PISTOLA PISTORIUS CHIEDONO DI “AMMORBIDIRE” LE CONDIZIONI DEL RILASCIO SU CAUZIONE: L’ATLETA VUOLE TORNARE A CASA E RICOMINCIARE A CORRERE, COME SE NULLA FOSSE -

Michele Farina per il "Corriere della Sera"

Il lutto è finito: Pistorius rivuole il passaporto, la casa e la vita di prima. Gli avvocati dell'atleta ventiseienne, accusato dell'omicidio premeditato della fidanzata Reeva Steenkamp la notte del 14 febbraio, hanno fatto appello all'Alta Corte di Pretoria perché «ammorbidisca» le condizioni del rilascio su cauzione (85 mila euro) concesso il 22 febbraio.

Tornare nella villa dove ha sparato a Reeva, con gli spettri di quello che in tribunale ha definito un tragico incidente («pensavo che in bagno ci fosse un intruso»). Questo chiede Oscar secondo l'autorevole tv sudafricana eNews Channel. E poi ricominciare a correre. Anche all'estero (dove di norma passava 8 mesi all'anno).

L'avvocato Kenny Oldwage non conferma né smentisce i particolari dell'appello. Peet van Zyl, l'agente del campione, ribadisce che per ora tutti gli impegni sportivi sono annullati. Lo zio Arnold, portavoce di famiglia, non interviene come aveva fatto subito dopo il rilascio, negando che il nipote «in lutto» avesse notificato alla polizia la volontà di rimettersi le lame da Blade Runner e tornare ad allenarsi.

Due settimane di «libertà domiciliare», chiuso nella casa dello zio fuori Pretoria. Due settimane in cui non si è visto, non ha parlato, non ha scritto. I messaggi su Twitter in cui ringraziava i fans delle preghiere erano roba di hacker. Il desiderio di contattare la famiglia di Reeva, ventilato dallo zio, non ha avuto riscontri. Anzi. Proprio ieri il legale ha detto che gli Steenkamp valutano l'ipotesi di chiedere un risarcimento in sede civile.

Il papà, ex fantino e allenatore di cavalli, ha qualche problema economico (e dopo la morte della figlia ha accettato donazioni oltre che condoglianze via Internet). Gli Steenkamp, che vivono a Port Elizabeth nel Sud del Paese, hanno già annunciato che non andranno al processo di Pretoria, la cui data resta incerta (comunque a fine anno): Oscar è atteso in tribunale il 4 giugno per una verifica delle condizioni della cauzione, e allora probabilmente saprà quando comincerà lo showdown.

In Sudafrica circola voce che difesa e accusa possano alla fine in qualche modo accordarsi sulla base di una «confessione minima» di Pistorius che eviti la prospettiva di un lungo procedimento (non un bello spot per il Sudafrica) e di una pesante sentenza. All'opposto, c'è chi ipotizza che lui possa cavarsela senza un giorno di prigione, se l'inettitudine dimostrata dalla polizia nelle prime indagini dovesse essere confermata.

Ma queste sono congetture. Alla ricerca di risposte sull'«enigma Pistorius», il Sudafrica scava nella vita di Reeva, la modella uccisa con tre colpi di pistola nel bagno del fidanzato. Nei giorni scorsi sono uscite le foto di lei e Oscar al poligono di tiro. Ma Kim Martin, la cugina adorata della modella (che a suo dire era troppo bassa per diventare una top da passerella), ha parlato di quanto fossero diversi. Secondo Kim, che li ha incontrati a colazione pochi giorni prima della tragedia, Reeva non era innamorata di Pistorius. «Il suo precedente fidanzato, quello sì che le era congeniale, un ragazzo tranquillo».

 

 

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