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IL BUNGA BUNGA CONTINUA A FAR GODERE QUALCUNO: RAI3! LA TV DI VIANELLO MANDA IN ONDA IL PROCESSO A TARANTINI, CON PARATA DI ESCORT, E FA IL BOTTO DI ASCOLTI: È IL PIÙ VISTO DEL SABATO NOTTE (1 MILIONE DI ASCOLTATORI) - DIACONALE, CDA RAI: ''GOGNA MEDIATICA PER INFANGARE BERLUSCONI E LE RAGAZZE'' (VIDEO)

1. VIDEO - ''UN GIORNO IN PRETURA'' CON IL PROCESSO TARANTINI - L'APE REGINA SABINA BEGAN

 

 

 

2. SECONDA SERATA, SABATO 5 DICEMBRE 2015

Da www.davidemaggio.it

 

Un Giorno in Pretura batte lo speciale della Pausini.

 

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Su Rai 1 Laura Pausini Simili – The Short Film ha conquistato un ascolto di 968.000 spettatori pari ad uno share del 6.9%. Su Canale5 Grande Fratello ha intrattenuto 850.000 spettatori con l’8.69% di share. Sabato Sprint porta Rai2 al 5.39% di share con 943.000 spettatori. Su Italia1 Jabberwock – La Leggenda segna un netto di 560.000 ascoltatori con il 4.2% di share. Su Rai3 Un Giorno in Pretura ottiene 988.000 spettatori con l’8.66%. Su Rete 4 Prima di Mezzanotte ha registrato un ascolto di 359.000 spettatori con il 5.13% di share. Su La7 Josephine Ange Gardien ha totalizzato un ascolto di 556.000 spettatori con uno share del 4.9%.

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3. IL NUOVO PERICOLO IN RAI? L’UOMO SOLO AL COMANDO

Arturo Diaconale per ''il Giornale'' del 23 novembre 2015

 

Caro direttore, ho letto con grande interesse l’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto. Interesse aumentato dal fatto che finora, nelle riunioni del Cda di cui faccio parte, il dg ha di fatto illustrato le linee di indirizzo da lui anticipate prima in una intervista a Il Foglio e successivamente al Sole 24 Ore. In Rai, evidentemente, si comunica a mezzo stampa visto che tra dg e consiglieri di amministrazione non è possibile avere momenti di dialogo e di confronto sul presente e, soprattutto, sul futuro dell’azienda.

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Per questo non posso non adeguarmi alle «regole della casa» e a manifestare, approfittando dell’ospitalità del Giornale, la preoccupazione di fondo che l’intervista mi ha suscitato. Questa preoccupazione non riguarda l’inderogabile necessità di innovare il servizio pubblico rompendo con il modello tv del passato. E neppure la volontà di realizzare l’obbiettivo puntando su competenza e meritocrazia.

 

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La preoccupazione riguarda il metodo con cui questo fondamentale cambiamento deve essere realizzato. Dall’intervista di Campo Dall’Orto emerge con estrema chiarezza che il metodo prescelto è quello personalistico dell’«uomo solo al comando». Cioè di chi, avuto il mandato pieno e la totale autonomia di azione da parte dell’altro e superiore «uomo al comando», decide e opera in piena e assoluta solitudine. Questo metodo è perfetto per un’azienda privata, il cui obiettivo unico è rappresentato dall’economicità e dal profitto dell’impresa.

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Ma il «profitto» della Rai, e la sua unica ragione di esistenza come servizio pubblico, è rappresentato dalla difesa del pluralismo delle idee presenti nella società democratica. Nell’intervista di Campo Dall’Orto, però, non c’è alcun accenno al pluralismo e neppure un vago riferimento al ruolo del presidente, che una volta veniva definito di garanzia ma che adesso non si sa bene cosa sia, o a quello dei consiglieri di amministrazione che a termini di legge (sia quella Gasparri sia quella futura) hanno la responsabilità di garantire il rispetto del principio fondante del servizio pubblico.

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La mia non è una preoccupazione riguardante la persona. Stimo Campo Dall’Orto e sono convinto che sia animato dalle migliori intenzioni. Ma la legge di riforma della Rai in corso di approvazione da parte del Parlamento attribuisce più ampi e più forti poteri al dg trasformato in amministratore delegato. E se il progetto di quest’ultimo è di portare la Rai nel futuro senza tenere conto di un pluralismo inteso come rispetto della pluralità democratica delle idee, delle sensibilità, degli interessi, il timore che la legge «renzissima» di adesso diventi simile a quella «fascistissima» del ’25 sull’informazione diventa incombente.

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C’è, infine, un’ultima considerazione. Il proposito del dg di diffondere la legalità nell’azienda radiotelevisiva pubblica è sacrosanto. Ci sono troppi angolini oscuri dove fare luce. Ma c’è da intendersi sul concetto di legalità. Che non è solo lotta al malaffare e dalla corruzione ma anche rispetto dei diritti individuali. Da quelli di chi è in contenzioso (circa il 10% dei dipendenti) a quelli di chi, sempre a stare ad anticipazione di stampa, rischia il posto di lavoro (circa 250 giornalisti) per un progetto di ristrutturazione aziendale ancora tutto da definire.

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La legalità, infine, riguarda anche il diritto dei cittadini a non essere sottoposti a fenomeni di gogna mediatici. Con fiction che condannano prima delle sentenze o come il caso di Un giorno in pretura con la trasmissione delle udienze del processo Tarantini diretta non solo a infangare e denigrare uno dei leader dell’opposizione come Silvio Berlusconi ma a riesumare, nei confronti delle tante ragazze chiamate a testimoniare, il «marchio del distinguo» di colore giallo che nella Repubblica Veneta veniva imposto alle prostitute. Nella Rai del futuro, sempre che voglia rimanere servizio pubblico e non servizio di una parte, queste illegalità non possono avere spazio.

roberta petrelluzzi un giorno in preturaroberta petrelluzzi un giorno in pretura

 

 

patrizia d addario al processo tarantinipatrizia d addario al processo tarantini

 

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