renato zero

ALZO ZERO (RENATO): "I POLITICI? STRONZI CHE PENSANO SOLO A SE STESSI - TRUMP? NON LO VORREI NEANCHE COME 'PATOCCO' AL PORTONE - I TALENT? NON CI SONO ALTERNATIVE. MA NON FAREI MAI IL GIUDICE. NE HO AVUTO TROPPI, ANCHE IMPROVVISATI, IN PASSATO. FIGURIAMOCI SE MI METTO A GIUDICARE GLI ALTRI" – ESCE OGGI IL NUOVO ALBUM CHE ANTICIPA IL TOUR CHE PARTE A LUGLIO DA ROMA - VIDEO

 

 

 

Carlo Moretti per la Repubblica

 

ZEROZERO

CRONACA di un' intervista telefonica interrotta due volte. Solo la prima, però, la decide il caso. Quando la linea all' improvviso cade, Renato Zero sta pronunciando la parola "sfumature", che così resta sospesa, spezzata a metà: sono le sfumature che l' artista romano invita a scoprire nei suoni dell' Orchestra di sessanta elementi protagonista di Zerovskij solo per amore, il doppio album in uscita oggi, che dall' inizio di luglio sarà al centro dell' opera pop scritta da Zero, con un coro di trenta elementi, 7 attori e con l' orchestrazione di Renato Serio, dapprima in scena al Foro Italico (1, 2, 4, 5 e 6 luglio) e poi al Teatro del Silenzio di Lajatico (29 luglio), all' Arena di Verona (1 e 2 settembre) e al Teatro Antico di Taormina (7 e 9 settembre).

 

 

Quando la conversazione al telefono finalmente riprende, Zero dice: «Questo è Rachmaninov che me la tira», continuando con una fragorosa risata. Ma non sarà Ciaikovskij, vista la scelta del titolo dell' opera? «Già, pure Ciaikovskij, ma che meraviglia: certo, conoscendo questi universi, i nostri sono tentativi molto modesti, e però».

 

Come avete lavorato a queste partiture con il Maestro Serio?

renato zero, danilo madonia, stefano senesi photo andrea arrigarenato zero, danilo madonia, stefano senesi photo andrea arriga

«Ho consigliato a Renato alcuni trattamenti dei brani, però devo dire che lui in alcuni tratti è andato per conto suo, non ha tenuto conto delle mie indicazioni ed è anche giusto: non si può insegnare il mestiere a qualcuno che, non solo lo fa da tanti anni, ma è stato allievo di Trovajoli e ha vissuto in un' epoca in cui la qualità della scuola classica si è andata contaminando con il pop, vedi il lavoro di Morricone e Bacalov».

 

Come definirebbe quest' opera?

« Zerovskij non si può definire, le definizioni sono spesso fuorvianti, non danno quasi mai l' idea di cosa sia davvero un lavoro. Soprattutto, in questo caso vorrei la verifica del palco, per appurare attraverso le reazioni quanto sia identificato un lavoro del genere. La cosa che posso dire è che forse c' è un po' di Andrew Lloyd Webber, se proprio uno volesse cercare un confronto».

dago e renato zero 5dago e renato zero 5

 

Webber, uno dei grandi nomi del musical.

«Webber però nasce con quel tipo di vestito, dentro quella nuvola, il suo impegno è definitivamente quello di autore di musical quindi anche il confronto non può essere così fedele, ma di simile c' è il bisogno di spaziare con un messaggio e con un tipo di lingua: questo è il linguaggio di tutti quelli che vogliono sfilarsi dalla regola del pop e avvicinarsi a un universo più ampio e più appagante».

 

Pensa che questo album possa vivere di vita propria, o questa volta i brani sono più legati alla loro messinscena?

«Ho pensato di far uscire prima il disco perché nel tempo che precede lo spettacolo il pubblico potesse assimilare questa pagina di musica. Guardando lo spettacolo tanti momenti si legheranno a quella impaginazione. Rischiando di peccare di presunzione vorrei dire che canzoni come Colpevoli piuttosto che Stalker o Vivo qui hanno una qualità che mi ricorda Bindi, o certi pezzi di estrema classe del passato.

renato zero photo andrea arriga1renato zero photo andrea arriga1

 

Noi non siamo più abituati ad ascoltare Tony Bennett, riteniamo che sia un italiano distante, ma a quasi 90 anni canta come un padreterno. Dobbiamo anche cercare di far crescere le persone, se io non avessi scritto Il cielo, Il carrozzone o Amico avrei corso qualche rischio, invece con quei pezzi ho acquisito la fiducia nell' utilizzo di un' orchestra sinfonica. Ma qui parliamo di grandi numeri: sul palco saremo oltre 100 artisti».

 

Una produzione anche costosa.

renato zero photo andrea arrigarenato zero photo andrea arriga

«Non parlo di costi ma del fatto che finalmente questa gente non sta a casa, li abbiamo riportati alla dignità dei loro 12 anni di conservatorio. Perché con questi signori della cultura che si fanno concerti per fatti loro nei teatri d' Opera o nelle strutture pubbliche che poi pubbliche non sono, non si va da nessuna parte. Gente che non sa mettere due frasi in fila e sottrae la cultura a chi ne ha veramente bisogno, a chi vuole con sapienza popolare contrastare l' ignoranza di chi ci governa».

 

L' ascoltatore si trova in un ambiente sonoro completamente diverso, a cominciare dall' assenza totale della parte ritmica.

renato zero in galeotto fu il canotto photo andrea arrigarenato zero in galeotto fu il canotto photo andrea arriga

«Se avessi messo la batteria non ci sarebbe più stato un cambiamento, e poi non si scomoda un' orchestra sinfonica per passaggi che non siano espressamente scritti per quella finalità. Perché è pur vero che Il cielo può essere suonato dalla Royal Philarmonic di Londra ma è del tutto casuale. Questa volta invece io mi ci sono proprio applicato e Renato Serio ha scritto partiture pazzesche: lo sa riconoscere chi è abituato ad ascoltare musica sinfonica; che sa valutare l' impatto di tutta l' orchestra, dai legnetti agli strumentini, alle arpe, compreso un coro di trenta professionisti».

 

Si parla di guerra, di muri, ma soprattutto di solitudine?

renato zero duetto con francesco renga photo andrea arrigarenato zero duetto con francesco renga photo andrea arriga

«A qualcuno risulta che nel telegiornale abbiano raccontato che 7 miliardi di persone siano felici, mangino, vadano a scuola e abbiano il campetto da calcio? Mi pare di no. Sto facendo un discorso complesso, di gioia, che comprende anche la solitudine e la fragilità, ma forse l' album andrebbe riascoltato con attenzione, senza pregiudizi, senza sentirsi parte dell' ufficio demolizioni, senza per forza dover parlare della superficialità di Facebook». E su questo la linea ricade definitivamente.

 

RENATO ZERO: I POLITICI? STRONZI CHE PENSANO A SE STESSI

Simona Voglino Levy per Libero Quotidiano

 

renato zero duetto con emma photo andrea arrigarenato zero duetto con emma photo andrea arriga

«Maestro, buongiorno. Come sta?». «Sì, Maestro. Ma tu me vuoi incasinà la vita cò quest' investitura de prima mattina?». «Dai, non faccia il modesto». «Beh, io lo sono proprio: mi chiamo Zero, sennò sarei stato un miliardo».

 

Renato Zero è pronto. Pronto per festeggiare mezzo secolo di carriera.

Lo fa con Zerovskij... solo per amore (in uscita oggi) che no, non è la solita raccolta celebrativa, ma un doppio disco con 19 inediti. Un tripudio di musica (sinfonica) e parole. Così, mentre molti suoi colleghi si celebrano con cofanetti e raccolte, lui ha ancora molto da dire. «Andare a fare il juke box sarebbe stato per me il crollo di tutte le aspirazioni. E non avevo voglia di rimanere lì a spolverare i dischi d' oro», ci ha spiegato.

 

ZERO DE FILIPPIZERO DE FILIPPI

Questo nuovo album, poi, si tradurrà in un progetto che si preannuncia unico (il tour parte l' 1 luglio dal Foro Italico a Roma): 61 elementi di orchestra sinfonica, 30 coristi e protagonisti speciali come Amore, Odio, Tempo, Morte e Vita. L' artista, per l' occasione, diventerà una sorta di Virgilio. «Facciamo parte del mondo e questo modo di alzare il muro per paura che qualcuno ti venga a mangiare dal piatto lo trovo disgustoso». Ogni riferimento a fatti e persone non è casuale: «Trump?

renato zero duetto  con elisa photo andrea arrigarenato zero duetto con elisa photo andrea arriga

Come se dice a Roma: non lo vorrei neanche come patocco al portone».

 

«La ragione sociale di questo progetto è l' amore che è una realtà vilipesa di questi tempi. Chiamo a raccolta il popolo dei giovani che ha bisogno di decidere se vuole cambiare qualcosa oppure no. Mi sarebbe piaciuto che questi politici avessero abbandonato i loro egoismi per regalare alle nuove generazioni un futuro. Ma sono degli stronzi e preferiscono ancora spendersi per interessi personali».

 

Recentemente ospite ad Amici ci ha anche detto «I talent? Non ci sono alternative. Se ci fossero quei programmi non esisterebbero. Ma siccome fuori c' è il nulla, questi giovani devono in qualche modo avere spazio». E ancora: «Non farei il giudice nemmeno se me lo offrissero perché ne ho avuti troppi di giudici, anche molto improvvisati, in passato.

Figuriamoci se io mi metto a giudicare gli altri».

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