renzo piano gianni agnelli

L’ARTE, LA PASSIONE PER IL COSTRUIRE E LA VELA – RENZO PIANO RACCONTA LE SUE “AFFINITÀ ELETTIVE" CON L’AVVOCATO AGNELLI – "DEL LINGOTTO DICEVA: 'NEPPURE LE BOMBE LO HANNO TIRATO GIÙ'. IL SUO POSTO PREFERITO ERA 'LA BOLLA SUL TETTO, LO DEFINIVA “UN LUOGO MAGICO, ANCHE GRAZIE ALLA LUCE CHE RACCOGLIEVA” - LA PASSIONE PER IL MARE: "L'AVVOCATO QUALCHE VOLTA MI LASCIAVA IL TIMONE DELLO STEALTH NEL MARE DI CALVI: ERA UNA COSA CHE CONCEDEVA MAL VOLENTIERI…"

renzo piano gianni agnelli

Estratto dell'articolo di Luca Ubaldeschi per “la Stampa”

Piano sembra disegnare anche quando usa le parole. Ne sceglie una, come fosse una linea tracciata su un foglio bianco, e ne aggiunge altre solo apparentemente inaspettate, ma che invece si legano armoniosamente alla prima fino a delineare un progetto compiuto: affascinante e originale come le opere che lo hanno reso uno degli architetti più importanti al mondo.

 

Accade così anche quando ricostruisce il suo rapporto con Giovanni Agnelli, dove una parola – luce – abbraccia l'architettura, la pittura, il mare e diventa il passepartout per ricostruire vent'anni di incontri e dialoghi tra due italiani davvero globali, accomunati anche dall'essere stati nominati senatori a vita. Una storia nata nei primi Anni Ottanta e proseguita fino alla morte dell'Avvocato il 24 gennaio 2003.

 

Possiamo parlare di amicizia, architetto?

re carlo renzo piano gianni agnelli

«Amicizia è forse troppo, perché implica una rara familiarità, ma con l'Avvocato nacque un'affinità elettiva, quella che gli americani chiamano chemistry. Succede con le persone che hanno avuto vite parallele, ma fecondate da ingredienti simili. Quando si incontrano, scatta qualcosa che ti fa sentire in sintonia più di quanto potrebbe accadere con chi conosci dai banchi di scuola. Può capitare anche tra un grande capitano d'industria e un architetto».

 

E quale è stato il fertilizzante che vi ha uniti?

«Tre cose: la passione per il costruire, l'arte e la vela. 

 

(...)

 

Il Lingotto è stato certamente un punto di unione per voi quando lei vinse il concorso per recuperarlo e trasformarlo. Che cosa rappresentava per l'Avvocato?

PINACOTECA GIOVANNI MARELLA AGNELLI

«Diceva spesso con orgoglio "Neppure le bombe lo hanno tirato giù", a testimonianza di quanto quel luogo gli piacesse e volesse conservarlo. E sa qual era il suo posto preferito?

La Bolla sul tetto. Mi diceva – ci davamo del lei, naturalmente – che era un luogo magico, anche grazie alla luce che raccoglieva».

 

(..)

 

Torniamo al Lingotto. Dopo l'edificio industriale arrivò la Pinacoteca sul tetto. Come nacque l'idea?

GIANNI AGNELLI BOLLA LINGOTTO DISEGNATA DA RENZO PIANO

«Nacque qui, a Parigi. L'Avvocato veniva anche nello studio di Genova, dove gli piaceva l'ascensore esterno che dal livello del mare porta agli uffici. Ma soprattutto veniva qui, con donna Marella. Loro erano i curatori, io il braccio. L'Avvocato mi chiese di riuscire a catturare la luce e di portarla all'interno per permettere di vedere le opere al meglio. Fu con la Pinacoteca che entrò in gioco la nostra seconda assonanza, quella per l'arte».

 

In che modo?

«Gli piaceva parlare di arte con me perché io non sono un artista, ma ho progettato tanti luoghi per l'arte. Le nostre non erano discussioni accademiche da critici, ma di persone curiose della vita dei pittori. Lui era affascinato da Paul Klee, di cui conosco bene le opere perché stavo costruendo il suo museo a Berna, gli piaceva l'idea che ogni giorno della sua vita avesse dipinto qualcosa, "Nulla dies sine linea" dicevamo ricordando Plinio il Vecchio. E' poi quello che faccio anche io, non passa giorno senza tirare qualche linea».

 

Come sceglieste le opere della collezione privata da esporre nella Pinacoteca?

«Andavo a trovare l'Avvocato a Torino, a Roma, a New York. Dopo cena guardavamo i quadri e la luce tornava protagonista. I colpi di luce di Matisse sono spettacolari, così come è importante nei dipinti di Bellotto su Dresda e del Canaletto su Venezia. E che dire poi della bellezza con cui Canova gioca con la luce?».

GIANNI AGNELLI

 

Veniamo al terzo elemento di assonanza, il mare. Come si lega agli altri due?

«Il mare è luce, ovviamente. E poi la più bella delle costruzioni al mondo è la barca a vela, una macchina gentile, una soft machine che richiede grande equilibrio. L'Avvocato amava andare a vela e qualche volta mi lasciava il timone dello Stealth nel mare di Calvi durante la bolina, l'andatura più affascinante, cosa che concedeva mal volentieri. Lo Stealth esprime bene il concetto del costruire, perché non è una barca trovata pronta in un salone nautico, è cura del dettaglio, sapienza nel combinare le parti. E poi sempre con il tricolore a sventolare».

 

LINGOTTO

(...)

Dalla luce siamo partiti e con la luce concludo. Questo tema che ricorre sempre, nelle costruzioni, nell'arte o nella vela, aveva per l'Avvocato Agnelli un valore estetico o secondo lei anche un significato metaforico?

«È evidente che se ami così tanto l'idea della luce, riveli interesse per qualcosa d'altro. Pensiamo al mare e alla sua luce, che associamo subito all'idea di infinito. Ma non voglio spingermi oltre o rischiare la retorica romantica. Preferisco ricordare lo spirito che ci ha unito, ovvero il fascino di mettere insieme le cose, combinarle per creare qualcosa. Quell'essenza del costruire che è stato bello condividere con lui».

renzo pianorenzo piano 4renzo piano 3renzo piano 1bettino craxi e gianni agnelli cesare romiti

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