report anticipazione

1. TUTTO QUELLO CHE DOVRESTE SAPERE PRIMA DI ENTRARE IN UN RISTORANTE: DOMANI TORNA “REPORT” E SCOPERCHIA LA PENTOLA SULL'INTRECCIO TRA CHEF, FORNITORI, CRITICI E GUIDE 2. LO CHEF ANDREA BERTON PREPARA LA LASAGNA CON "GRANA PADANO". "NON PARMIGIANO?", CHIEDE L’AUTORE DEL SERVIZIO. CHE CI FA UNO SPONSOR NELLA CUCINA DI UNO CHEF? 3. UN PIATTO RICCO NON PRECLUSO AI GIORNALISTI: UNA STELLA MICHELIN CAMBIA LA VITA A UN RISTORANTE E ALLO CHEF, MA ANCHE LE FORCHETTE DEL GAMBERO ROSSO E I CAPPELLI DELL’ESPRESSO POSSONO FARE LA FORTUNA DI UN CUOCO - VIDEO

http://www.raiplay.it/video/2017/03/Sotto-le-stelle---Anticipazione-4d861584-c381-40c0-a4fb-e2c97f5c08d0.html

 

Vincenzo Pagano per www.scattidigusto.it

 

Report Sigfrido RanucciReport Sigfrido Ranucci

“Speriamo che il cielo non ci cada sulla testa”. La battuta è di un amico che ha appena visto il nuovo video di lancio della prima puntata del 2017 di Report. Che ha deciso di alzare il coperchio della pentola della ristorazione per guardare chef, ristoranti, critici, guide e sponsor.

 

Non c’è Obelix, né Asterix. Nè tantomeno Panoramix a preparare la pozione che rende invincibili. Escono segnali poco confortanti da questo pentolone che Bernardo Iovene, autore dell’inchiesta Sotto le stelle, sta facendo pippiare lentamente come se fosse il ragù della domenica.

 

Segnali che vedete dal video promo pubblicato da Ray Play che trovate a questo link.

REPORT ANTICIPAZIONEREPORT ANTICIPAZIONE

Ma ve lo riassumo in breve.

 

Ciak, prima scena. Andrea Berton prepara una lasagna con Grana Padano. “Non parmigiano?”, chiede Iovene quasi fosse uno di quegli ennemila critici che provano a migliorare un piatto con l'(in)evitabile tocco del maestro che si fa deus ex machina in grado di consegnare una sapidità alla memoria della storia. Ma l’intento è un altro: che ci fa uno sponsor nella cucina di uno chef? Grana Padano? “Fa parecchi eventi” (Iovene). “È sensibile alla qualità” (Berton). Non so su quale delle due risposte punterebbero i telespettatori nel caso a Report decidessero di aprire il televoto. Mal che vada, potrebbero andare la sera dopo a #cartabianca per vedere le percentuali stampate sullo schermo.

 

Ciak, seconda scena. Grana Padano ha piantato le bandierine sul mappamondo dell’alta ristorazione coinvolgendo Carlo Cracco, Niko Romito, Heinz Beck, Davide Oldani, Claudio Sadler, Davide Scabin. Sotto con le stelle.

REPORT ANTICIPAZIONEREPORT ANTICIPAZIONE

 

 

Ciak, terza scena. “Grana Padano fa per me un taglio sartoriale“. Non parliamo di moda anche se agli occhi e alle orecchie di un telespettatore medio – che fa fatica a distinguere grana e parmigiano – l’affermazione di Cristina Bowerman presa a secco inevitabilmente porterà all’abbinamento di un vestito con il ciuffo shocking della chef romana. Tutto ciò mentre diligentemente il sottopancia snocciola 1 stella Michelin – 2 forchette – 1 cappello. Sono i voti assegnati quest’anno dalle guide a Bowerman nel suo Glass Hostaria cioè Michelin, Espresso, Gambero Rosso. Mentre noi dipendenti dalle gastroclassifiche discetteremo se quello è l’ordine di importanza delle guide, il resto del mondo televisivo si chiederà che significa fare parte del tautologico programma sartoriale.

 

 

Ciak, quarta scena. Un piatto ricco, questo del Grana Padano. Che non è precluso ai giornalisti. La faccia sorridente di Eleonora Cozzella impegnata a moderare un cooking show sul palcoscenico di Identità Golose rimette in gara la guida di Paolo Marchi. Anche se il marchio Grana Padano è nelle pagine pubblicitarie in apertura di quella dell’Espresso.

 

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Ciak, quinta scena. Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Rischiate di perdere il conto, ma Bernardo Iovene, nemmeno se fossimo sull’Orient Express, fa entrare in scena il nume tutelare della guida dell’Espresso. Eccolo il direttore Enzo Vizzari autore di ben due rivoluzioni in tre edizioni: l’assegnazione del punteggio pieno, 20/20, a uno chef e il passaggio epocale da 3 a 5 cappelli con la contestuale cancellazione del punteggio numerico. Decisione seguita da una scia di polemiche sulla metrica quantistica dei cappelli culminata nell’altrettanto epocale gesto del lancio dei cappelli da bancarella del mercato sul palcoscenico della Leopolda in piena presentazione guidarola da parte di un tristellato infuriato per il mancato riconoscimento del massimo punteggio cappellizio. Cosa che agli esegeti dei fatti di guide è apparsa come evidenza che non c’è equipollenza tra il sistema tristellico e quello pentacappelluto.

 

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Eh, ma che ci fa Vizzari proprio da Berton? Intanto qualcuno gli dica che se è microfonato (cioè gli hanno appiccicato il microfono tra pantaloni e giacca) tutto quello che dirà potrà essere utilizzato contro di lui. Nemmeno il tempo di chiamare l’avvocato e, zac, la frittata è fatta. “Se mi dà la carta, così… faccio finta di scegliere”. Anni di lavoro dei critici a spiegare che no, non si può andare al ristorante come un qualsiasi foodblogger, anzi, fuffblogger armato di macchinetta fotografica e pretendere di essere imparziali e il sommo direttore casca su un elemento di finzione? Ma siamo a Masterchef? O c’è un complotto ordito dal critico mascherato Valerio M. Visintin? Avvolto nel tabarro lui gongolerà, non v’è dubbio.

 

Come sarà la lasagna con il Grana Padano? Non lo sapremo mai e non perché si passi al capriolo. Il delitto è consumato in due battute. “Questo è un lavoro?” (Iovene). Annuisce, mangiando il capriolo: “Meglio che in miniera” (Vizzari). Strike, bingo, set e match, tombola. Vogliamo Iovene e Vizzari sulle poltrone di Bianca Berlinguer per visualizzare gli score.

 

Ciak, sesta scena.

 

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A Bernardo Iovene piace il Grana Padano. Altrimenti perché andare a intervistare Nicola Cesare Baldrighi, Presidente del Consorzio? Per capire la reciprocità dei vantaggi tra chef e formaggio. “Noi beneficiamo della loro notorietà, loro dal ritorno che il Grana è un prodotto molto conosciuto” (Baldrighi). “Diciamo che una mano lava l’altra” (Iovene). “Eh, sì” (Baldrighi). Dalla Berlinguer c’è la fila per vedere il percentualometro.

 

Ciak, settima scena.

Neve. Ma non è per la settimana bianca. Piuttosto quella di passione e pure fuori stagione in cui fu crocifissa la Guida Michelin per non essere stata tempestiva nel levare dal volume in uscita il ristorante Mattias perché lo chef era morto ad agosto. Una gaffe spiegata da Paolo Marchi: “Ma il ristorante era stato recensito con il cuoco vivo”. E la vedova che ricorda come lui ci tenesse tanto: “Viveva per la stella”.

Sipario.

Stacco, musichetta. Sette scene in meno di 2 minuti e mezzo di video promozionale.

 

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Non ricordo se la puntata dura 50 minuti, ma sarebbe sufficiente la metà del tempo farci per divorare una vasca di pop-corn. Non li dimenticate per seguire l’appuntamento su RaiTre, lunedì 27 marzo alle 21:30.

 

Io intanto mi copio-incollo il sunto della puntata come presentata da TuttoTv.info.

E che il dio delle stelle assista tutto il dorato mondo della ristorazione.

Sotto le stelle di Bernardo Iovene. Una stella Michelin cambia la vita a un ristorante e allo chef, ma anche le forchette del Gambero Rosso e i cappelli dell’Espresso possono fare la fortuna di un cuoco, che da quel momento ha la possibilità di partecipare a trasmissioni televisive, eventi culinari nazionali e internazionali, avere sponsor, diventare consulente, docente e fondare scuole.

 

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Ma agguantare stelle, cappelli e forchette ha un prezzo. Qual è? L’inchiesta di Bernardo Iovene racconta come dietro il fantastico mondo della cucina ci sia in realtà un gioco delle parti e un intreccio promiscuo tra cuochi, fornitori e critici delle più prestigiose guide. Un indotto che porta soldi e notorietà a pochi e che crea un sogno: soltanto nel 2016 sono stati circa duecentomila i ragazzi che hanno frequentato gli istituti professionali alberghieri, il 21% in più rispetto al 2010. L’altra faccia della medaglia ci mostra un mestiere che non ha tutela sindacale, dove il doppio turno è la regola, e dove la metà dello stipendio è in nero.

 

 

 

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