emiliano liuzzi

RICORDANDO EMILIANO LIUZZI - I COLLEGHI DEL 'FATTO', DA PETER GOMEZ A MARCO LILLO, SALUTANO IL GIORNALISTA MORTO STANOTTE A 46 ANNI, ''TROPPO POCHI, MA VISSUTI AL MASSIMO. E SEMPRE COL SORRISO'' - ''ERA UNO DEGLI ULTIMI CRONISTI: PASSIONE, CURIOSITÀ, IRONIA'' - MISCHIAVA BARBARA D'URSO E BR, GIUDICI E IMPUTATI

 

Da www.ilfattoquotidiano.it

emiliano liuzziemiliano liuzzi

 

“Ci si fa un pezzetto”. Emiliano avrebbe detto così. Diceva sempre così. Faceva sempre così. Perché era un cronista. E così facciamo anche noi, che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorarci insieme. Dal 2011, quando è entrato nella famiglia del Fatto Quotidiano, diventando responsabile della sezione Emilia Romagna de ilfattoquotidiano.it dopo due anni da direttore-fondatore al Corriere di Livorno, le esperienze al Tirreno e alla Nuova Sardegna e una carriera in giro per l’Italia dopo il master in giornalismo alla Columbia University.

emiliano liuzzi dago emiliano liuzzi dago

 

Il nuovo impegno Emiliano lo ha raccontato con queste parole, nella biografia che aveva scritto per il suo blog: “Sono arrivato al Fatto grazie a Peter Gomez. ‘E’ il tuo posto’, mi ha detto un anziano collega. ‘Probabile che ti stessero aspettando’. Sono stato anche disoccupato per un anno, giusto il tempo per capire che non sono stato io a dare una vita al giornale, ma è il giornale che ha dato una vita a me.

 

Non bevo alcolici, in compenso fumo un pacchetto al giorno. Allo sport praticato preferisco San Siro, trotto o galoppo, non faccio distinzione. Non ho una mia città: vivo dove c’è da lavorare”. E quindi Livorno. E quindi Bologna. Poi Roma, dal 2013, dove ha curato la nascita de Il Fatto del Lunedì. E dove è morto stanotte, per un infarto. Aveva 46 anni. Troppo pochi, ma vissuti al massimo. E sempre col sorriso.

emiliano liuzzi alessandro ferrucciemiliano liuzzi alessandro ferrucci

 

“Ci si fa un pezzetto”. Per ricordarlo alla sua maniera. Storie, aneddoti e pensieri dei suoi colleghi del Fatto

 

•Emiliano era uno degli ultimi. Era uno di quelli veri. Era uno che il giornalismo lo aveva fatto per strada, da cronista e da uomo. Io lo avevo conosciuto a Livorno, quasi vent’anni fa, inseguendo con lui uno scoop. Eravamo diventati amici subito. E non era stato difficile. Nessuno amava la vita come lui. I suoi racconti su quello che gli era accaduto, su quello che aveva visto o saputo, erano sempre degli affreschi affascinanti, colorati e ironici. Dei dipinti vividi delle nostre esistenze che era facile ascoltare per ore. Le sue parole ricostruivano l’eroismo della gente, le passioni delle persone, a partire dalle sue. Davano un senso a tutte le nostre debolezze.

emiliano liuzzi  emiliano liuzzi

 

Emiliano amava gli esseri umani, s’infiammava per i diritti degli ultimi, ma riusciva a entrare in empatia con tutti. Anche con quelli che in fondo considerava dei cattivi. Per questo era un bravo giornalista. Sapeva parlare con chiunque e chiunque parlava volentieri con lui. Aveva una curiosità infinita e un amore infinito per questa professione che lo aveva spinto a rischiare tutto per fondare un giornale, il Corriere di Livorno. Un piccolo quotidiano da cui se ne era andato quando l’editore aveva tentato di condizionare il suo lavoro.

 

melania rizzoli emiliano liuzzimelania rizzoli emiliano liuzzi

“Con i tuoi soldi ti ci puoi pulire il c…” gli aveva detto prima di sbattere la porta. Pure per questo, sei anni fa, gli avevo aperto subito la nostra. Perché Emiliano aveva carattere e talento. Perché guardava la vita con il giusto disincanto. Ne coglieva il lato divertente, ne scopriva i paradossi e ne disvelava le emozioni. Perché capiva che qui siamo solo di passaggio. E che per questo vale sempre la pena provarci. Fino in fondo. Che la terra ti sia lieve. Ciao Emiliano (Peter Gomez)

emiliano liuzziemiliano liuzzi

 

•Emiliano, appena l’ho saputo mi è venuto di telefonarti, di chiederti cosa ti era successo. Di domandarti dove sei adesso. Come abbiamo fatto mille volte nelle nostre interminabili chiacchierate notturne. Sei stato un bravo giornalista. Ma soprattutto hai aiutato gli altri a essere bravi. Mettevi gli altri, i giovani colleghi, prima di te. Senza ostentazioni, ti veniva naturale. Sapevi creare una squadra e far nascere amicizie, legami. Eri capace di sorvolare sui difetti altrui, di tirare fuori il meglio da ognuno di noi.

emiliano liuzzi melania rizzoliemiliano liuzzi melania rizzoli

 

Me lo dicevi sempre: è difficile la vita, ci sono cose tanto più grandi del nostro orgoglio, delle nostre piccole miserie, della carriera o di una firma sull’articolo. Bisogna essere indulgenti, provare a capire gli altri. Vedere, prima di tutto, che cosa hanno di buono. Ci siamo scambiati tante parole. Scherzavamo anche su questo, sulla fine, sul senso che non si riesce a trovare pur se bisogna vivere. E tu vivevi, tanto, ma con candore. Con un fondo di malinconia negli occhi azzurri. Sento ancora il tocco della tua mano sulla spalla quando c’era qualcosa che non andava. Vorrei poter ricambiare adesso (Ferruccio Sansa)

 

marco lillo (2)marco lillo (2)

•“Emiliano è morto stanotte”. Stefano Caselli me lo ha detto stamattina quando l’ho chiamato per proporgli un pezzo da affidare proprio a Liuzzi. Il mio primo pensiero è stato quello di ricordarlo rilanciando su Twitter la sua ultima grande inchiesta sul destino dei capi delle Brigate Rosse a decenni di distanza dai loro misfatti. Emiliano aveva scoperto che il capo delle BR romane Valerio Morucci oggi lavora con Giuseppe de Donno e Mario Mori, cioè i Carabinieri della nidiata del generale Dalla Chiesa poi passati ai vertici dei reparti speciali del ROS e dei servizi segreti.

emiliano liuzzi melania rizzoliemiliano liuzzi melania rizzoli

 

‘Una signora notizia’, l’aveva definita tirando forte dalla sigaretta pendula con gli occhi strizzati, lo sguardo sghembo e l’atteggiamento dinoccolato che lo faceva somigliare a Corto Maltese. Volevo fare un tweet ricordando la sua carriera, dalla Columbia University al Fatto Quotidiano però sempre con la provincia italiana nel cuore: Livorno, Bologna, Belluno, la Sardegna dove aveva lavorato il padre. Invece mi sono imbattuto nei suoi ultimi tweet.

 

barbara d'urso e emiliano liuzzi barbara d'urso e emiliano liuzzi

Cose come: “Ho sognato la pace tra i fratelli Muccino. Tornavano a vivere insieme a Los Angeles ma anche un po’ più lontano #arenagiletti”, oppure “Adieu chansonnier. Gianmaria Testa” o i ricordi di Lucio Dalla e di Enzo Iannacci e gli omaggi a Dario Fo e Bob Dylan. E mi sono messo a riflettere sulla cifra di Emiliano. Uomo e giornalista. I suoi tweet non sono mai elitari. Non ci sono le rigidità che ci si potrebbe attendere da un cronista del Fatto che si occupa di cose serie. Emiliano non era un giornalista per addetti ai lavori che parlava a un pubblico precostituito. Era un uomo senza steccati mentali che parlava a tutti e soprattutto ascoltava tutti. Se gli veniva in mente il sogno della pace tra i due Muccino lo scriveva e basta.

 

Se ne fotteva se il suo commento poteva essere nazionalpopolare e magari stonava con i pezzi di un grande cronista che scriveva di BR e Banda della Magliana sul quotidiano meno nazionalpopolare d’Italia. Se il tweet sulla lite familiare all’Arena o l’ospitata da Barbara D’Urso arrivava dopo il lancio del suo ultimo articolo serio non era un problema suo. Emiliano era fatto così. Mescolava alto e basso, destra e sinistra, canzoni e inchieste. I generi e i confini ideologici non facevano per lui. Era come un daltonico incapace di distinguere i colori ma che vedeva benissimo il senso del quadro. Grazie a questa sua qualità riusciva a diventare amico di tutti e si infilava negli ambienti più lontani dal Fatto quotidiano, riportando sempre a casa notizie, indiscrezioni, punti di vista diversi.

 

alessandro ferrucci   melania rizzoli   emiliano liuzzialessandro ferrucci melania rizzoli emiliano liuzzi

Emiliano era un bravo giornalista all’antica. Non si considerava un ‘puro’, un uomo migliore degli altri. Non parlava solo con i grillini ma anche con i berlusconiani. Non era in confidenza solo con i magistrati ma anche con gli imputati. Il suo ultimo progetto era quello di scrivere un libro sulla storia di Abbatino, il pentito abbandonato dallo Stato dopo averlo spremuto. Ne avevamo parlato l’ultima volta che ci siamo visti. Gli avevo detto da giornalista: “Scrivilo subito Emiliano”. Mi aveva risposto da uomo: “Prima aspettiamo che gli ridanno la protezione”. (Marco Lillo)

 

 

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