umberto eco - roberto cotroneo

“PRIMA DI UMBERTO ECO, L’ALTO E IL BASSO ERANO DISTANTI. LUI LI HA LETTI CON GLI STESSI OCCHI, SENZA PERO' MAI MESCOLARLI” – ROBERTO COTRONEO RACCONTA ECO CON IL SUO LIBRO "UMBERTO”: “QUANDO QUALCHE ASPIRANTE SCRITTORE GLI CONFIDAVA CHE AVREBBE VOLUTO SCRIVERE, LUI RISPONDEVA SECCO: ‘NON SCRIVA, TELEFONI’. QUANDO SCRISSE ‘IL NOME DELLA ROSA’, PRIMA DI CONSEGNARLO ALL’EDITORE, NE MANDÒ UNA COPIA DATTILOSCRITTA AGLI AMICI STRETTI CHIEDENDO LORO SE PUBBLICARE UN ROMANZO POTEVA NUOCERE ALLA SUA IMMAGINE DI STUDIOSO - SUL SET DEL FILM, LUI E CONNERY SI CHIUSERO NELLA ROULOTTE DELL’ATTORE. RIMASERO DA SOLI PER UN PAIO D’ORE, TUTTI PENSAVANO CHE STESSERO DISCUTENDO DI MEDIOEVO MA QUANDO USCIRONO, UMBERTO DICHIARÒ: ‘HA PARLATO SOLO DI CALCIO’…” - "LA SCRITTURA? NON SI PUO' INSEGNARE. E' LA GRANDE ILLUSIONE DELLE SCUOLE DI SCRUTTURA, CHE SARANNO OTTIME PALESTRE MA NON POSSONO CREARE UNA VOCE"

Estratto dell’articolo di Roberta Scorranese per il “Corriere della Sera”

 

roberto cotroneo

Roberto Cotroneo, dieci anni fa moriva Umberto Eco.

 

Lei lo ha conosciuto molto bene: come commenterebbe l’attualità, oggi, uno come lui?

«Non so. Forse nemmeno avrebbe voglia di parlare».

 

Nel suo libro, «Umberto», lei sottolinea come Eco abbia cambiato radicalmente le regole dell’editoria.

«Sì, perché prima di lui alto e basso erano […] distanti. Il mondo intellettuale sapeva che dalle parti di Varese esisteva un’autrice di nome Liala, ma non ne parlava. Eco, invece, ha letto l’alto e il basso con gli stessi occhi, senza però mai mescolarli. A differenza di quello che accade oggi, quando Sapore di sale, con tutto il rispetto, viene considerato da alcuni al pari di un film di Godard».

 

Osservava Aristotele e Mike con la stessa lente.

ROBERTO COTRONEO - UMBERTO

«Letteralmente. Nella sua casa di Milano aveva una lente gigantesca, tipo quelle dei fumetti: possedeva oltre 30mila volumi e non riusciva a vedere quelli posti negli scaffali alti».

 

Era un uomo divertente?

«Un esempio: quando qualche aspirante scrittore gli confidava che avrebbe voluto scrivere, lui rispondeva secco: “Non scriva, telefoni”».

 

Siete entrambi di Alessandria.

«È lì che ci siamo conosciuti. Poi ci siamo frequentati in tante altre occasioni. Chissà perché in seguito si sparse la voce che io fossi suo nipote. Allora un giorno lui mi disse: “Facciamo così: d’ora in poi tu sei mio zio e io tuo nipote”».

 

Oggi lei è consulente per la narrativa italiana per Feltrinelli.

«Mi vuole chiedere se si pubblicano troppi libri?».

umberto eco

 

Lei sa bene che l’editoria non è solo letteratura, ma è anche un’industria.

«Sì, però siamo onesti: davvero pensiamo che in un anno in Italia possano esserci cento libri degni di essere pubblicati? A essere ottimisti, ce ne potrebbero essere trenta, ma in tutta Europa».

 

E quindi?

«Se le dicessi che auspico un “fermo biologico” dei libri, come per i ricci di mare?».

 

Pubblicare di meno?

«Non dico questo, ma almeno fare di tutto per distinguere e far capire la differenza tra il mero successo commerciale e un’opera di qualità».

 

[…] Un autore sopravvalutato.

«Italo Calvino».

 

Perché?

roberto cotroneo foto di bacco

«Attenzione: nessuno dice che non sia stato un grande scrittore. Ma non superiore a Eco, Bassani, Landolfi, Calasso, Morante, e potrei continuare».

 

Calvino, negli Anni 60, rimproverava Eco di occuparsi di Sanremo e dei fumetti.

«Vantandosi di non sapere neppure cosa fossero».

 

E quale potrebbe essere, invece, una figura sottovalutata?

«Forse Fabrizia Ramondino, ma anche Corrado Alvaro, che a me piace anche quando non scrive della Calabria».

 

Tempo fa, su questo giornale Antonio Franchini notava che nelle classifiche dei libri è scomparsa la narrativa, resta solo la «varia».

«Credo che sia scomparsa l’autorialità. Una volta andavi a comprare il nuovo libro di Moravia o di Morante perché volevi questo o quell’autore. Anche lo stesso Bevilacqua, tanto bistrattato, lo compravi perché era lui. Oggi non è più così o quasi: spesso l’editoria procede per tematiche».

 

umberto eco

La saga familiare storica, il rapporto con il padre.

«I temi di successo, quelli che fanno sperare nelle classifiche dei più venduti. Ma lo sa che cosa mi disse una volta Arbasino? Mi fece notare che le classifiche sono come gli autogrill in autostrada, dove viene premiato chi ha più coperti. Ma non chi ha più qualità».

 

E si torna a Eco. «Il nome della rosa» è il libro italiano più venduto nel mondo.

«E pensare che all’epoca lui si pose un problema che oggi ci sembra lunare: prima di consegnarlo all’editore, ne mandò una copia dattiloscritta agli amici stretti chiedendo loro se pubblicare un romanzo poteva nuocere alla sua immagine di studioso».

 

roberto cotroneo

Il film con Sean Connery fu un successo ulteriore.

«Sul set, lui e Connery si chiusero nella roulotte dell’attore. Rimasero da soli per un paio d’ore, tutti pensavano che stessero discutendo di Medioevo ma quando uscirono, Umberto dichiarò: “Ha parlato solo di calcio”».

 

Sul «Pendolo di Foucault», il libro successivo, non si fece nessun film.

«Dopo il successo del Nome della rosa di Annaud in troppi dicevano: “Non ho letto il libro, ma ho visto il film.” Per Eco era insopportabile».

 

Si è mai infuriato con lei?

«Una volta. Quando dovevo scrivere un libro su di lui e lui pensava non fosse il momento. Lasciai perdere. Ma poi, anni dopo, lo scrissi e, pensi, fu lui a farmelo pubblicare».

 

Lei per un anno sul Domenicale del «Sole 24 Ore» ha tenuto una rubrica di stroncature. Con uno pseudonimo, Mamurio Lancillotto.

umberto eco

«Il vicario criminale del ‘600 che processò la Monaca di Monza».

 

E in effetti le sue stilettate non erano da meno.

«C’è chi, ancora oggi, non mi rivolge la parola».

 

Fuori i nomi.

«No, dai».

 

Qualcuno che, invece, l’ha perdonata?

«Pietro Citati».

 

Lei non risparmiava nessuno.

la biblioteca di libri antichi di umberto eco

«Stroncai Insciallah di Oriana Fallaci. Per lei quell’articolo diventò un’ossessione».

 

Pavese o Fenoglio?

«Per me alcuni libri di Fenoglio come Una questione privata sono molto importanti, però Pavese è la mia giovinezza, è una specie di casa. E poi non tutti sanno che il grande Giulio Einaudi, principe e monarca dell’editoria, entrava negli uffici di tutti senza bussare ma non in quello di Cesare Pavese, lì, prima bussava».

 

La scrittura è qualcosa che si può insegnare?

«Sarebbe bello, ma non è così. È la grande illusione delle scuole di scrittura, che saranno ottime palestre, ma che non possono creare una voce. E poi scrivere non è bello, non è sano: ci faccia caso, gli scrittori hanno tutti quell’aria mesta, stanca, infastidita».

umberto eco

 

Lo vada a dire a uno scrittore vanesio che sembra appena uscito da un salone di bellezza.

«Certo, perché se la malattia degli scrittori del XX secolo è stata la tubercolosi, quella del nostro tempo è la vanità».

 

Ci sono libri che invecchiano male?

«[…] Io a vent’anni lasciai a metà Madame Bovary . Mi annoiava. Poi l’ho ripreso e ci sono caduto dentro».

 

E il «viceversa»?

«[…] Giuseppe Pontiggia è stato un grande scrittore, ma quando ho riletto il suo La grande sera confesso che ho fatto fatica a giustificare il mio entusiasmo giovanile nella prima lettura».

 

Roberto, lei è anche un affermato fotografo. Per lei la macchina fotografica è, come la scrittura, un modo di esplorare il mondo?

ROBERTO COTRONEO

«Sì, perché oggi […] la facilità con cui ognuno può mettere in rete le proprie fotografie contribuisce a creare un gusto medio appiattito verso il basso. La fotografia ti obbliga a guardare le cose come sono, non con le lenti letterarie. […] ». […]

la biblioteca di umberto eco 1umberto eco06 biblioteca braidense studiolo umberto ecoumberto ecoUMBERTO ECO UMBERTO ECO FOTOGRAFATO DA ROBERTO COTRONEO A CAMOGLI, NEL 2015

 

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