matteo salvini

SALVINI, QUANTE FIGURE DI PALTA! DA BIBBIANO AL CASO ADRIATICI, TUTTI I FALLIMENTI DELLA COMUNICAZIONE MUSCOLARE DEL LEADER LEGHISTA - A ROGOREDO, LO SCORSO GENNAIO, LO SCHEMA SI RIPETE. DOPO UN INTERVENTO DI POLIZIA CONCLUSOSI CON UN MORTO, SALVINI SCRIVE DI STARE “DALLA PARTE DELL'AGENTE SENZA SE E SENZA MA”. POI DOPO L'AMMISSIONE DI RESPONSABILITÀ DA PARTE DELL'AGENTE LA POSIZIONE DEL VICEPREMIER SI TRASFORMA: “CHI SBAGLIA PAGA, SE IN DIVISA IL DOPPIO” – LA STRATEGIA SALVINIANA DELLA LINEA DURA ESPONE A GRANDI RISCHI. QUANDO EMERGONO NUOVI DETTAGLI NELLE INCHIESTE, LE SUE PAROLE DIVENTANO INGOMBRANTI E COSTRINGONO A NUOVE GIRAVOLTE...

 

Francesca Del Vecchio per “la Stampa” - Estratti

 

L'assessore alla sicurezza leghista, Massimo Adriatici, spara e uccide Youns El Boussettaoui. Nel giro di poche ore Matteo Salvini interviene parlando di «legittima difesa» e ribadendo che chi si difende non può essere trattato come un criminale.

 

(...)

salvini

 

Difendere Adriatici, almeno nelle prime ore, significa difendere la linea. Il problema è che le indagini non confermano la dinamica suggerita.

 

Prima della condanna in primo grado di ieri, a 12 anni, erano già emersi i dubbi sulla proporzionalità della reazione, concretizzatisi in un'accusa di eccesso colposo di legittima difesa. La narrazione si fa presto meno categorica. L'ex ministro dell'interno deve abbassare il volume: non più una "assoluzione" preventiva, ma un generico richiamo alla fiducia nella magistratura. Altri tempi.

 

Il referendum sulla Giustizia è di là da venire.

 

A Rogoredo, lo scorso gennaio, lo schema si ripete. Dopo un intervento di polizia conclusosi con un morto, Salvini scrive di stare «dalla parte dell'agente senza se e senza ma», lancia dai suoi canali social una campagna di supporto: «Io sto col poliziotto».

 

Poi denuncia un clima in cui «chi indossa una divisa è sempre sotto accusa». È una frase gradita al suo elettorato. Ma quando l'inchiesta fornisce nuovi dati rispetto alla prima ricostruzione - l'origine della pistola messa accanto al corpo del pusher, l'ammissione di responsabilità da parte dell'agente - la formula diventa un boomerang.

 

MATTEO SALVINI IN DIFESA DEL POLIZIOTTO CHE HA UCCISO IL PUSHER NEL BOSCHETTO DI ROGOREDO

La posizione del vicepremier si trasforma: «Chi sbaglia paga, se in divisa il doppio». Siamo ora lontani dal "senza se e senza ma". E il passaggio non è solo semantico. La vicesegretaria leghista Silvia Sardone, cercando di attenuare la giravolta, cancella dai suoi social il video di solidarietà al poliziotto. Ma l'eliminazione del contenuto non passa inosservata.

 

Il caso Bibbiano, per Salvini, è forse ancor più esemplare. Nell'estate del 2019, in piena crisi di governo giallo-verde, viene aperta l'inchiesta "Angeli e demoni" su presunti illeciti negli affidi minorili da parte dei servizi sociali della Val d'Enza.

 

L'indagine ipotizzava un sistema per allontanare bambini dalle famiglie, manipolandone le testimonianze a vantaggio di privati. Salvini è tra i primi a parlare del "partito di Bibbiano", accusando il Pd di aver trasformato gli affidi in un sistema.

 

«Non finisce qui», promette. Il 16 settembre di quell'anno, sul palco del raduno leghista di Pontida, esibisce una "bimba di Bibbiano" e annuncia: «Mai più bimbi rubati alle famiglie». L'inchiesta sugli affidi diventa un'arma politica nella campagna elettorale in Emilia-Romagna.

matteo salvini lucia borgonzoni in piazza per il caso bibbiano

 

Con il tempo, però, l'impianto accusatorio si ridimensiona, alcune accuse cadono, il quadro si complica, le responsabilità restano individuali e non di sistema. Le assoluzioni sono molte. Salvini è così costretto a riporre in archivio la vicenda.

 

Il tratto comune di questi episodi è la scelta politica di esporsi subito, con parole che non lasciano spazio a sfumature. È una strategia coerente con una comunicazione divisiva e muscolare.

 

Funziona nell'immediato, agita il consenso, occupa spazio mediatico. Ma espone anche a dei rischi: quando le inchieste si allungano e l'emozione iniziale sfuma, quando emergono dettagli imprevisti, quando le sentenze non confermano lo schema iniziale, quelle stesse parole diventano ingombranti. La memoria digitale, però, a differenza di quella umana non dimentica. Così, la politica che aveva scelto la linea dura è costretta a una nuova giravolta.

MATTEO SALVINI E MASSIMO ADRIATICI

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…