rebecca west

LA SELVAGGIA WEST (REBECCA) - AMORI, VELENI, BATTAGLIE E ANTICONFORMISMO DI UNA SCRITTRICE INQUIETA – VIRGINIA WOOLF LA DEFINÌ ‘UN INCROCIO TRA UNA DONNA DI SERVIZIO E UNA ZINGARA, MA PIÙ TENACE DI UN TERRIER” - LA PASSIONE CON LO SCRITTORE H.G. WELLS DA LEI LIQUIDATO COME UNA "VECCHIA ZITELLA": “MI PIACE PERCHÉ PROFUMA DI NOCE ED È AGILE COME UN BELL’ANIMALE”- IL LIBRO

 

rebecca west cover

Giuseppe Scaraffia per “il Venerdì - la Repubblica”

 

Niente doveva incrinare il silenzio nella grande casa finchè non si sentiva il suono del campanello. Non c' era un orario fisso, ma di solito tintinnava tra le 10 e le 11, annunciando che Rebecca West s' era svegliata. Allora la cameriera col grembiule inamidato si presentava con un caffè forte e i croissant caldi. Vicino al burro e al miele c' erano cinque quotidiani intonsi. Rebecca detestava leggere un giornale già aperto da un altro.

 

Guardando la sagoma sul letto, il figlio cercava di intuire l' umore della madre. Se era allegra poteva presentarle le lettere appena ricevute. «Questa fattura ha l' aria antipatica, puoi buttarla via».

«Una lettera d' amore! La leggo subito».

 

Non era sempre stata quella la vita di Rebecca, una grande scrittrice da tempo ingiustamente dimenticata. Era cresciuta in una famiglia di donne, impoverita dalla fuga del padre. Nei momenti di necessità la madre vendeva qualcuno dei bei mobili venuti dalla famiglia del marito. Ma non avrebbe mai rinunciato al magnifico pianoforte che suonava da professionista.

 

rebecca west

Piuttosto di farlo si era reinventata come dattilografa. Intanto la futura scrittrice e le sue sorelle crescevano nutrendosi con i libri di casa. Una storia rievocata in un' opera magnifica, una trilogia di cui Fazi ristampa il primo volume, La Famiglia Aubrey. Mentre le sorelle studiavano, Rebecca, che ancora non si chiamava così, ma Cecily Isabel Fairfield (1892-1983), aveva deciso di fare l' attrice.

 

 Intanto, insieme alle sorelle, partecipava alle prime manifestazioni delle suffragette. «Io stessa non sono mai riuscita a capire con precisione che cosa significhi femminismo. So soltanto che mi definiscono femminista tutte le volte che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino o da una prostituta».

 

rebecca west

Per non fare arrabbiare la mamma che le aveva proibito di scrivere su una rivista del movimento, aveva scelto come pseudonimo Rebecca West, il nome di una bellicosa eroina di un' opera di Ibsen Casa Rosmer. Avendo capito che il teatro non era per lei si era dedicata con successo al giornalismo dove il suo stile, la sua audacia e la sua indipendenza l' avevano presto fatta apprezzare. Rebecca non esitava a punzecchiare le glorie più consolidate, come lo scrittore H.G. Wells da lei definito «una vecchia zitella».

 

Quello che doveva essere un primo incontro tra quella ventenne e quell' uomo maturo, eco del padre scomparso, si era protratto fino all' ora di cena, quando era troppo tardi per lasciare tornare a casa Rebecca che venne ospitata. All' inizio lui la chiamava per nome e lei, sinteticamente, H.G., poi quando l' atmosfera si arroventò presero l' abitudine di chiamarsi Pantera e Giaguaro. Incuriosito dal singolare connubio, un giorno Somerset Maugham le chiese in cosa consistesse il fascino di Wells. «Ha un profumo di noce ed è agile come un bell' animale», fu la risposta precisa e insoddisfacente che ottenne.

rebecca west

Wells, assorbito dalla sua poligamia, cercava di tenere a bada quell' incantevole ragazza troppo appassionata per lui. Si era limitato a un bacio, ma quando la rivide, dopo un soggiorno in Svizzera con la sua amante, la scrittrice Elizabeth von Arnim, Rebecca non si era calmata, anzi lo aveva accusato di averla spinta ad amarlo per poi lasciarla cadere. Appena aveva cercato di calmarla, se ne era andata, poi gli aveva scritto che presto si sarebbe sparata in testa o avrebbe fatto «qualcosa di ancora più sconvolgente della morte Non capisco perché tre mesi fa mi volevi e adesso non mi vuoi più una volta trovavi bello e coraggioso il mio desiderio di amarti. Penso sia ancora così.

 

Il tuo comportamento da vecchia zitella ti fa pensare che una donna disperatamente innamorata senza speranza sia uno spettacolo indecente Darei tutta la mia vita per sentire di nuovo le tue braccia intorno a me. Come vorrei che mi avessi amata. Come vorrei piacerti».

 

rebecca west

In un primo tempo Wells, temendo che quell' imprevedibile ventenne sollevasse uno scandalo, si era ritratto poi aveva ceduto al fascino della sua «grande, morbida bocca» e dei suoi «occhi inquieti scuri ed espressivi». Era iniziata così una burrascosa relazione clandestina destinata a durare una decina d' anni generando un figlio. Appassionata e impetuosa West non temeva lo scandalo ma l' egoismo dell' amato. Il suo anticonformismo aveva colpito Virginia Woolf che l' aveva scherzosamente definita «un incrocio tra una donna di servizio e una zingara, ma più tenace di un terrier».

 

Nel 1918 scrisse un bellissimo romanzo, il primo di una donna sui militari devastati dall' esperienza bellica, Il ritorno del soldato, (Neri Pozza). Negli anni 30 esplorò la Jugoslavia preparando ineguagliabili libri di viaggio (pubblicati in Italia da EDT) e, dopo Wells ebbe vari amori, da Charlie Chaplin al principe Antoine Bibesco, un seducente amico di Proust. Anche se l' aveva soprannominato «l' eroe del boudoir», era rimasta talmente sconvolta dal raffinato erotismo di quel Don Giovanni da dovere ricorrere a un' analista.

h.g.wells

 

Dopo la Seconda guerra mondiale - «Perché mai la vita moderna ha generato orrori al cui confronto le vecchie tragedie sembrano spettacoli per bambini?»- aveva seguito in processo di Norimberga, lasciandoci un memorabile reportage sui criminali di guerra e sull' impazienza del mondo di chiudere quella partita col passato per dedicarsi al futuro. Anche Rebecca intanto aveva cambiato vita. Un matrimonio con un banchiere e i successi dei suoi libri l' avevano liberata da ogni preoccupazione finanziaria. Abitava nei quartieri alti e raggiungeva in Rolls-Royce la sua imponente casa di campagna. Tuttavia restavano difficili i rapporti col figlio Anthony, che le rimproverava di averlo cresciuto distrattamente, mentre aveva trasformato il padre, ben più distante di lei, in un eroe.

 

Quando lui aveva scritto un romanzo raccontando in modo trasparente e aggressivo la loro storia, West si era scatenata impedendogli di pubblicarlo fino alla sua morte.

Agli ultimi, quando le avevano chiesto se voleva vederlo, aveva esitato un momento prima di rispondere: «Forse è meglio di no, visto che mi odia così tanto».

 

rebecca westrebecca west

 

rebecca west

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?