sergio rubini

“MA CHI ME L’HA FATTO FARE?” - SERGIO RUBINI PRONTO AL DEBUTTO COME REGISTA D’OPERA AL TEATRO COCCIA DI NOVARA CON “CARMEN”: “MI E’ SEMBRATO IL MOMENTO GIUSTO DI PROVARE. E POI I PROFESSIONISTI NON SEMPRE DANNO IL CUORE, I DILETTANTI SI’ - "RACCONTO, SENZA GIUDICARE, LA STORIA DI UN FEMMINICIDIO"

Alberto Mattioli per la Stampa

 

sergio rubini

Ormai è una tradizione, cioè la cosa più intoccabile che si possa mettere all' opera: il Coccia di Novara inaugura sempre la sua stagione lirica con il regista che non t' aspetti. Dopo Dario Argento, l' autore tivù Giampiero Solari o la coppia Maranghi-Gavazzeni, quest' anno la «prima» tocca a Sergio Rubini, attore e regista che di solito vediamo al cinema o nel teatro «parlato». Sipario venerdì sulla Carmen di Bizet, molto attesa anche perché sul podio c' è il giovane e brillante direttore musicale della Maison novarese, Matteo Beltrami.

 

Però sui media acchiappa di più il debutto all' opera di Rubini, che porterà lo stesso cognome del più grande tenore della storia ma, ammette, « Carmen a teatro non l' ho mai vista, solo i film di Karajan e Rosi». Però almeno Rubini l' opera l' ascolta, «con passione, fin da ragazzo. Una volta più Verdi o Puccini, poi crescendo ho scoperto il Settecento». Bene, ma allora perché mettersi anche a farla?

 

sergio rubini (2)

«Perché me l' ha chiesto il Coccia, dove ho recitato, ho portato un mio spettacolo di prosa e so che si lavora bene. Non mi è sembrata una trovata pubblicitaria, ma l' occasione di mettere il naso in qualcosa che mi piace e che vorrei anche continuare a fare. Mi è sembrato il momento giusto. Del resto, è bene essere esperti di qualcosa, ma l' abitudine non significa per forza la passione. L' ideale sarebbe avere il mestiere e poi dimenticarselo. I professionisti non ti danno sempre il cuore. I dilettanti, sì».

 

Sergio Rubini

Del resto, Rubini su Carme n dice cose sensate. Per esempio, che «alla fine è la storia di un femminicidio, di un uomo che impazzisce e diventa criminale perché continuamente provocato». Oppure che «non si può stare fino in fondo dalla parte di Carmen, donna piena di contraddizioni, quindi di insicurezze. Kundera diceva che il romanzo è il luogo della sospensione del giudizio. Io in Carmen non giudico nessuno: racconto». Quanto a tutta la solita Spagna modello «welcome to Seville» per tour organizzati alla Filini, «non credo più di tanto al teatro didascalico, perché lo spettatore è più sveglio di quanto immaginiamo.

 

SERGIO RUBINI

Ci sarà semmai la passione tutta ottocentesca per l' esotismo, quella dei pittori orientalisti o delle novelle di Puskin. Senza bisogno di troppe nacchere. La vera corrida è quella fra Carmen e don Josè. Non ho alcuna velleità iconoclasta o provocatoria, in ogni caso». Beltrami, dal canto suo, parla di un'«opéra-comique a tinte forti», che come definizione di Carmen è certo calzante. L' Orchestra è quella del Conservatorio locale, la compagnia di giovani interessanti, le ambizioni del Coccia in crescita come la credibilità del teatro: «Presto - annuncia Beltrami - presenteremo al ministero i programmi del nuovo triennio che prevede il ritorno, o il debutto, di "grandi" titoli che a Novara mancano da anni o non sono mai stati rappresentati, tipo Les dialogues des Carmélites di Poulenc.

 

SERGIO RUBINI

E subito dopo questa Carmen il teatro ne porterà un' altra in tournée in Cina». Insomma, pur nel rispetto dell' indispensabile scaramanzia teatrale, al Coccia i pronostici paiono abbastanza fausti, e il clima sereno. Ma lei, Rubini, durante quest' avventura si è mai chiesto: chi me l' ha fatto fare? «Sì, spesso. Però mi succede anche quando giro i miei film. Niente di nuovo, insomma».

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