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SEXTORTION! IN DUE ANNI SI SONO QUADRUPLICATE LE DENUNCE PER ESTORSIONI SESSUALI: IMMAGINI E VIDEO HOT VENGONO USATE PER RICATTARE E SFILARE DENARO AI POVERI POLLI CHE SI CONCENDONO IL SEXTING

Maria Novella De Luca per “la Repubblica”

 

il sexting nuova forma di corteggiamentoil sexting nuova forma di corteggiamento

In due anni le denunce sono quadruplicate. Perché il sesso via web non conosce confini né flessioni di mercato. E così la sua parte oscura, nera, inconfessabile: spogliarsi via Skype, pensando di vivere attimi di piacere con anonimi conosciuti in rete, può costare carissimo, anzi, peggio, spingere a gesti irreparabili. Ragazzi, adulti, a volte addirittura bambini: le vittime cambiano, ma il ricatto è lo stesso.

 

Si chiamano sexy estorsioni, sextortion, in Italia le denunce alla Polizia postale sono passate da 400 nel 2013 a 1700 nel 2015. Un aumento esponenziale, un boom. Può cominciare come un innocuo sexting, scambiarsi messaggi e video “svestiti”, più o meno erotici, e finire in un incubo di ritorsioni e minacce.

il sexting diffusissimo fra adolescentiil sexting diffusissimo fra adolescenti

 

È successo ad Alice, 16 anni, che la sua storia l’ha raccontata a Telefono Azzurro e di quelle immagini rubate, nuda, postate su YouTube dal coetaneo conosciuto in rete, ancora porta l’angoscia nel cuore. «Pensavo fosse un gioco, invece mi ha chiesto 500 euro per non pubblicare il video, una cifra assurda, il numero di carta di credito dei miei genitori. Non ho pagato e sono finita sotto gli occhi di tutti».

 

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È successo a Carlo, 50 anni, una moglie e due figli, che dopo qualche giorno «eccitante» con una bruna ragazza spagnola conosciuta via Facebook, e con cui sentiva di «condividere tutto», ha ricevuto la richiesta (minacciosa) di duemila euro, da pagare con carta di credito, perché il video non fosse diffuso. Ma non è bastato.

 

Dietro “Stella” e la sua webcam c’era una vera e propria organizzazione criminale che di Carlo ha filmato ogni attimo intimo, continuando ad alzare la posta del ricatto. «Mi vergognavo, vivo in una città piccola, ho una posizione, come potevo autodenunciarmi? ». Ma il prezzo sale: duemila euro, cinquemila e ancora di più. Una bomba atomica pronta a scoppiare nella sua vita privata. Così Carlo trova il coraggio e denuncia, il video viene rintracciato e bloccato, “sterilizzato” in gergo tecnico, e l’incubo finisce.

 

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Dalle baby squillo dei Parioli agli anziani circuiti: non si salva nessuno. I sexy ricatti crescono in parallelo alla nostra vita virtuale, all’illusione che esista davvero una dark room dove esercitare le fantasie più nascoste restando invisibili. Dove l’unica difesa, dicono le forze dell’ordine, è «non pagare».

 

Spiega Carlo Solimene, dirigente della Polizia postale: «L’aumento di denunce dimostra che funzionano le nostre campagne di informazione, ma anche quanto sia diffuso il ricatto. Abbiamo avuto due suicidi a causa delle sexy estorsioni. E ancora in troppi subiscono in silenzio».

 

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Parlare dunque e non pagare, ripete Solimene, «chi cede al ricatto continuerà ad essere ricattato, non avrà mai alcuna certezza che il suo video venga distrutto, c’è chi ha sborsato fino a 45mila euro». Dietro ci sono holding transnazionali, «con ramificazioni in tutto il mondo». Ma anche piccole aziende di criminali fai da te, come la coppia di Salerno che in due anni, tra il 2013 e il 2015, era riuscita ad agganciare e ricattare almeno dieci irriducibili del sesso virtuale.

 

È però tra i ragazzi techno-digital che fenomeni come la porno-revenge o l’esposizione sui social di nudi e amplessi può diventare devastante. Del resto un ragazzo su quattro conosce e ha fatto sexting. Un gioco erotico che spesso resta lì, dice Matteo Lancini, psicoterapeuta, «fa parte delle sperimentazioni di quando si scopre il sesso, che per questa generazione passa anche attraverso l’immagine filmata di sé».

 

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Sì, ma il passo verso il cyberbullismo è breve. Così ha raccontato Grazia, 17 anni, agli psicologi della sua scuola di Pistoia, prima di denunciare Mario (i nomi sono di fantasia) l’ex fidanzato: «Facevamo l’amore davanti alla telecamera, ero d’accordo, non lo nego. Rivedersi era bello, eccitante, in fondo non facevamo nulla di male». Poi però la storia tra Mario e Grazia si rompe, lei lo lascia e lui va in crisi, la perseguita, è quasi uno stalking... Ma è quando Grazia si fidanza di nuovo che Mario perde definitivamente la testa.

 

La minaccia: «Dammi cinquecentomila euro o ti svergogno davanti a tutti». Grazia non cede, non ci crede. Invece accade: «L’ho visto prima di andare a scuola: i nostri video erano su Facebook, su YouTube, condivisi a migliaia, un incubo, ero lì, il mio corpo nudo esposto a tutti, la mia intimità violata, come se mi avessero stuprato». Grazia ha un esaurimento nervoso, smette di studiare, i genitori fanno intervenire la Polizia, denunciano Mario, ma ci vogliono mesi perchè quel video scompaia.

 

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Suggerisce Lancini: «Ci vuole una prevenzione profonda, far capire ai ragazzi quanto può essere devastante la tecnologia utilizzata come un’arma. E ragionare con loro sul bisogno ossessivo di accumulare like, tanto da diffondere foto del proprio corpo, o di quelle parti del corpo che si pensano le migliori. Sottovalutando che quelle immagini saranno replicate all’infinito e utilizzate anche per fini oscuri e pericolosi».

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