sigfrido ranucci bomba esplosione ranucci

“SONO UN CATTOCOMUNISTA, HO AVUTO UNA TESSERA DI PARTITO, CORRENTE SBARDELLIANA” – SIGFRIDO RANUCCI AL “FOGLIO”: “NON SONO UN MARTIRE. CHE MI CRITICHINO PURE, CHE MI ATTACCHINO. NON VOGLIO IMMUNITÀ. E’ GIUSTO COSÌ. A DIRE IL VERO CONTINUANO AD ARRIVARE PURE QUERELE E DIFFIDE. VA AVANTI ESATTAMENTE COME PRIMA. FORSE È COMODO DIRE CHE SONO IMPUNITO PER NON ENTRARE NEL MERITO DI QUELLO CHE RACCONTIAMO A ‘REPORT’” – “LA SINISTRA MI DIFENDE? IL PD MI DÀ SOLIDARIETÀ UFFICIALE. MA NON È CHE MI AMINO PARTICOLARMENTE. ANZI” – “LA MIA STAZZA? SONO LE OTTICHE CHE INGRASSANO. E POI SONO CORTISONICO" - "LA BOMBA DAVANTI CASA? NON RIESCO A COLLEGARLA A NESSUNA DELLE INCHIESTE CHE ABBIAMO FATTO. L’UNICA COSA CERTA È CHE LA POLITICA NON C’ENTRA ASSOLUTAMENTE NULLA, E NON HO MAI PENSATO NÉ DETTO IL CONTRARIO” – AMMETTE LA TRATTATIVA CON CAIRO, E “MINACCIA”: “IO VORREI RIMANERE IN RAI, MA DIPENDERÀ DALLA RAI. IL NOME ‘REPORT’ NON PUÒ ANDARE SU LA7: È UN DI PROPRIETÀ DELLA RAI. MA UN ‘NEW REPORT’ SÌ, CI PUÒ ANDARE. E SE MI SPOSTO IO, QUA NON RIMANGONO NEMMENO I CASSETTI...”

 

Estratto dell'articolo di Salvatore Merlo per “il Foglio”

 

sigfrido ranucci con parte della redazione di report

Sigfrido Ranucci non ha l’aria da martire. Eppure, è ciò che ha suggerito il braccio quasi destro di Giorgia Meloni, Giovambattista Fazzolari, al Corriere della Sera: dopo l’attentato davanti casa sua “Ranucci gode di totale impunità”. Un martire “de sinistra”.

 

Gli chiediamo: per chi hai votato?

“Io ho avuto una sola tessera di partito, quella della Dc. Corrente sbardelliana”.

 

Bum. Ranucci sbardelliano. Proprio così. La corrente di Vittorio Sbardella: andreottiana, romana, muscolare, più nota per le ombre che per le liturgie cattolico-democristiane. E lo dice come uno che rilegge la propria biografia in diretta. Poi si scusa ridendo: “Me la fecero loro quando ero ragazzo, neanche lo sapevo”.

  

bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 6

Parla di politica e torna su di sé, non sulle etichette. Gli domandiamo ancora: sei di sinistra?

“Penso di essere un cattocomunista, se proprio vuoi saperlo. Ma sono anche figlio di un brigadiere della Finanza, e su alcune cose ho idee vicine alla destra legalitaria”.

 

Non ha proprio l’aria da martire, Ranucci. Quello che lo infastidisce […] non è la critica, semmai la leggenda che lo vorrebbe intoccabile dopo la bomba.

“Non sono mica un’entità morale intangibile che parla da un pulpito. Ma che mi critichino pure, che mi attacchino. Non voglio immunità. E’ giusto così. E’ fisiologico. I giornali del gruppo Angelucci non perdono un giorno”.

 

[…] Quando glielo ricordo – “martire…” – sorride appena. E, per un istante, si tendono le spalle: “A dire il vero continuano ad arrivare pure querele e diffide. Va avanti esattamente come prima. Forse è comodo dire che sono impunito per non entrare nel merito di quello che raccontiamo a ‘Report’”.

 

[…] Quindi non è vero che sei un grillino e che ti candiderai con il M5s?

giuseppe conte sigfrido ranucci manifestazione viva la stampa libera

“Non entrerò mai in politica. Non mi interessa, e non mi identifico in nessuno dei partiti che adesso mi tirano per la giacchetta”. […] “Me l’hanno già chiesto tante volte. Di recente e in passato”.

 

Ti hanno proposto di fare il sindaco, come è capitato a Bruno Vespa?

 “No, mi hanno proposto cose un po’ più importanti”. Il ministro? “Non esageriamo”.

 

Però ti difendono Pd e 5 stelle.

Ranucci, brevilineo, con le mani sottili, fa una piccola smorfia. “Il Pd mi dà solidarietà ufficiale. Ma non è che mi amino particolarmente. Anzi”. Lo dice come si constata una pressione atmosferica.

 

E i 5 stelle?

sigfrido ranucci report 5

“Nel nostro pubblico ci sono sempre stati tanti ex dipietristi. E una parte dei 5 Stelle ha sempre pensato che noi fossimo roba loro, che dovessimo trattarli con riguardo. E invece no”. Pausa breve. “Questi attestati di stima sono sempre da prendere con le pinze”.

 

Ricorda l’episodio di quando il Movimento propose Milena Gabanelli al Quirinale. “Io e Milena ci scherzavamo sopra: era una cosa surreale. Ma la cosa più surreale è che poi, quando si è trattato di riconoscerle un ruolo in Rai, i 5 stelle sono spariti”.

 

[…] E gli “aiuti dall’alto”? Le presunte soffiate dei servizi, i dossier, i segreti di stato. Ranucci ride.

Le truffe in Italia che sfruttano l'immagine di SIGFRIDO RANUCCI

“Sì, certo, gli aiuti dall’alto... Sono credente: penso che quelli che ho perso mi diano una mano. Gli unici servizi che conosco sono quelli lì”.

 

[…] E’ sorridente, garbato, più magro di come appare in televisione.

“Sono le ottiche che mi ingrassano. Se ci fai caso cambio stazza di settimana in settimana”, dice. “E poi sono cortisonico”.

 

In che senso?

“Produco cortisone”. […] 

 

[…]  gli chiedo dove è cresciuto.

SIGFRIDO RANUCCI MILENA GABANELLI

“A Roma, alla Garbatella, lo stesso quartiere di Giorgia Meloni. Ho fatto il liceo scientifico, il Borromini, una scuola dove, come il quartiere, c’erano persone di varie estrazioni sociali. La Garbatella era molto popolare, per così dire”.

 

[…] E in base alla tua capacità di osservare: hai idea di chi abbia messo un ordigno davanti casa tua? Chi è stato?

“Non lo so”, dice. “E non riesco a collegare quella bomba a nessuna delle inchieste che abbiamo fatto”. Prima di quella notte c’erano stati undici episodi che non aveva mai reso pubblici: proiettili davanti casa, pedinamenti, persone che lo filmavano mentre incontrava fonti. “Tutte cose che riuscivo a collegare a determinate puntate. Questa no. Non so ancora se è legata a qualcosa che abbiamo fatto o a qualcosa che deve ancora andare in onda”.

 

AGOSTINO GHIGLIA - GIORGIA MELONI

I magistrati, racconta, hanno cominciato a convocare persone che ruotano intorno a un’inchiesta recente sul traffico di armi.

 “Il 15 settembre abbiamo scoperto mitragliatrici nascoste in un cantiere navale. Le abbiamo collegate a dei prestanome della camorra che trafficano armi verso la Libia”.

 

[…] “L’unica cosa certa è che la politica non c’entra assolutamente nulla, e non ho mai pensato né detto il contrario”. Ma l’idea che l’ordigno fosse solo un “petardo”, come qualcuno ha scritto “sui giornali della destra”, lo infastidisce. Non tanto per le due macchine distrutte, quanto per la leggerezza di quella definizione. “Hanno messo un innesco. Una miccia che, se ti fossi avvicinato nel momento sbagliato, ti sarebbe saltata in faccia uccidendoti”.

 

[…] Criminalità organizzata?

“Molto ben organizzata, quasi...”

 

sigfrido ranucci bianca berlinguer e sempre cartabianca

Quasi?

“Quasi di competenza militare”. Ecco.

 

[…] Ma c’è un altro dettaglio che gli pesa più di tutto: “Come facevano a sapere che io rientravo proprio a quell’ora? L’ho comunicato all’ultimo momento solo alla cerchia familiare e alla scorta”, dice.

 

“E non era la prima volta che accadeva qualcosa del genere: quando erano comparsi i proiettili io mancavo da quattro giorni”.

 

E’ la precisione a colpirlo: il sincronismo, non solo l’ordigno. Gli chiedo perché non avesse mai messo telecamere davanti casa, considerate le minacce. Non esiste una sola immagine di quella via, quella sera, in un mondo che è pieno di telecamere ovunque. “Non ho messo telecamere perché le telecamere ti possono proteggere, ma ti espongono anche. Abbiamo fatto a ‘Report’ un’inchiesta sulle intrusioni nei sistemi di videosorveglianza”.

 

sigfrido ranucci puntata di report su agostino ghiglia

Poi c’è la politica, che sull’attentato ha reagito anche in modo scomposto. Ranucci cita soprattutto il nervosismo di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia: interrogazioni, comunicati, perfino un post del partito che sollecitava la procura a fare presto, sostenendo che l’inchiesta rischiasse di alimentare retropensieri sul coinvolgimento del governo.

 

“Vogliono chiudere la partita in fretta, archiviandola come bassa criminalità”. E qui la sua valutazione diventa più netta: “Dicendo che è una sciocchezza e che se ne parliamo troppo sembra un attacco al governo, loro stessi fanno nascere l’idea che, se invece fosse una cosa seria, il governo potrebbe entrarci. E’ un clamoroso autogol, insomma si danno, ingenuamente, la zappa sui piedi”. Poi aggiunge soltanto: “E’ una cosa che richiederà tempo”.

 

ITALO BOCCHINO - SIGFRIDO RANUCCI

C’è qualcosa di cui ti sei pentito? Qualcosa che a “Report” avete sbagliato, che avresti fatto diversamente?

 “A volte siamo andati un po’ sopra le righe”, dice Ranucci. “Nei toni, nella costruzione. Capita quando c’è competizione interna su chi trova lo scoop più forte. Capita che qualcuno forzi la mano. E quello può danneggiare la trasmissione. E’ accaduto”.

 

Gli faccio un esempio. Le musiche, le atmosfere, i testimoni girati come figuranti.

 “E’ una critica legittima”, ammette. “Quando arrivano pezzi all’ultimo non sempre riesci a vedere tutto insieme. Te ne accorgi solo quando sei in onda”.

 

servizio di report su agostino ghiglia e sangiuliano

Poi c’è la telefonata della moglie di Gennaro Sangiuliano. Perché esporre una donna fragile, tradita, in uno stato visibilmente alterato? Sapevi che era malata?

 “No”, risponde. “Non sapevo nulla”.

 

Anche se lo sapevano tutti.

“Ma l’interesse giornalistico non stava nella sua fragilità o negli aspetti morbosi. Stava in quello che diceva. Era la moglie che indicava al ministro cosa fare sul contratto di un’altra persona. Quello era di interesse pubblico. Io ne ho mandato un pezzetto, ma ce ne avrei potute fare sei puntate”.

 

giuseppe conte sigfrido ranucci rula jebreal (2)

L’audio però oggi su Raiplay non c’è più. E’ stato cancellato dal servizio originale.

“Decisione superiore della Rai”, dice. E aggiunge soltanto: “Io non l’avrei tolto”.

 

Come sei entrato in Rai?

“Con una raccomandazione”, ride Ranucci. “Non ho nessun problema a dirlo. Niente di eroico”. Poi abbassa appena la voce, come per mettere subito una pietra sopra ai moralismi: “Era il 1989 e la raccomandazione era di una signora, la segretaria di un alto dirigente di Viale Mazzini, che avevo conosciuto perché le davo lezioni di tennis.

paolo corsini sigfrido ranucci commissione vigilanza rai foto lapresse

 

Mi facevo pagare in nero. E meno male che allora non c’era ‘Report’ perché mi avrebbero fatto il paiolo”.

 

E che facevi all’inizio?

“[…]  Alla Rai mi fecero entrare come assistente ai programmi. Al Tg3”.  […] “La trasmissione si chiamava ‘Domenica sul tre’ e andava in onda il lunedì dopo mezzanotte perché, diciamolo, non era proprio un capolavoro”.

 

Si ritrova così nella stagione che verrà ricordata come Telekabul: Sandro Curzi, Michele Santoro, Bianca Berlinguer, Corradino Mineo.

giulia presutti sigfrido ranucci viva la stampa libera

[…]. “Io passavo le ore a guardare come si montava un pezzo”. Ricorda Franco Poggianti, caporedattore di Livorno: “Mi ha insegnato che la prima cosa è accettare che il tuo pezzo possa essere strappato senza nemmeno essere letto. Lo fece davvero”.

 

Il vero apprendistato non è ideologico: è tecnico. Palinsesti, montaggi, tempi televisivi. “Passavo le ore a leggere i dati d’ascolto”, dice. “Credo sia stata la mia fortuna. Li studio da allora. Sono maniacale su questo”.

 

E qui il tono cambia appena, ma resta concreto: “E’ per questo che oggi conosco il palinsesto come una mappa interna. So esattamente da dove parto. Io parto dal 2 per cento, non ho traino ma salgo con gli ascolti. Altri partono dal 7 col traino, e perdono quasi tutto”. E qui accende il computer, mi fa federe lo share di due suoi colleghi di Raitre.

 

paolo corsini sigfrido ranucci barbara floridia foto lapresse

[…] Che rapporto hai con la dirigenza che proviene dal centrodestra? Con Paolo Corsini, per esempio, il tuo direttore, il direttore dell’approfondimento?

“Con lui parlo molto. Sa tutto giorni prima che io vada in onda. Vede le puntate, mi manda osservazioni. A volte le seguo”. Ma si ferma qui, Ranucci. C’è solo il dato che conta: “Con l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, invece, non ho mai parlato. Oggi pomeriggio lo incontro per la prima volta[…]

 

Poi c’è la questione che in Rai sussurra mezzo palinsesto: La7. Urbano Cairo. E’ vero che minacci di andartene a La7? Ranucci non nega, ma spiega.

 “Ho incontrato Cairo, e abbiamo parlato per oltre due ore. Un dialogo molto bello. Ero stato contattato per fare un libro con la sua casa editrice, ma poi abbiamo parlato anche di televisione”.

l audio della telefonata tra gennaro sangiuliano e maria rosaria boccia report 3

 

Ed è chiaro che non la considera un’eresia, andarsene.

 “Io vorrei rimanere in Rai”, dice. “Ma dipenderà dalla Rai, non da me”. E aggiunge: “Il nome ‘Report’ non può andare su La7: è un marchio di proprietà della Rai. Ma un ‘New Report’ sì, ci può andare”.

 

E con te viene tutta la squadra.

 “Se mi sposto io, qua non ci rimangono nemmeno i cassetti. Perché è un segnale. Significa che ‘Report’ non ha più la libertà di fare quello che ha fatto fino ad adesso”.  […]

SIGFRIDO RANUCCI - REPORT. 2

urbano cairo - presentazione palinsesti la7 - foto lapresse

sigfrido ranucciSIGFRIDO RANUCCI IN COMMISSIONE DI VIGILANZA RAISIGFRIDO RANUCCI IN COMMISSIONE ANTIMAFIA - FOTO LAPRESSEsigfrido ranucci reportSIGFRIDO RANUCCI IN COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI

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