1. STASERA PARTE SU MYA “ORANGE IS THE NEW BLACK”, LA LESBO-SERIE PIU’ PIRATATA E HOT DEL WEB AMBIENTATA IN UN PENITENZIARIO FEMMINILE. TUTTO VERO? ANCHE PEGGIO BASTA LEGGERE “LA GUIDA AL SESSO IN PRIGIONE’’ SCRITTA DA UN DETENUTO DI NEW YORK 2. “LO STUPRO AVVIENE ECCOME, C’È ANCHE UN CARTELLO CON UN NUMERO DA CHIAMARE PER DENUNCIARLO, MA PIÙ SPESSO LA RELAZIONE È FRA UN DETENUTO ANZIANO (I “PIRATI DEL CULO”), E UN GIOVANE INESPERTO (“I PESCI”) CHE FINISCE SOTTO LA SUA ALA PROTETTRICE. NON SI CONSIDERANO ASSOLUTAMENTE GAY. SOLO CHI RICEVE L’ATTO È CONSIDERATO GAY” 3. “LO CHIAMANO “FIFI” O LA "SUZY", E’ UN SURROGATO VAGINALE FATTO ARTIGIANALMENTE: SI ARROTOLA L’ASCIUGAMANO, CI SI INFILA DENTRO UN GUANTO PIENO DI CREMA, INFINE CI SI SCOPA IL CILINDRO LUBRIFICATO. CHI VUOLE PROPRIO SIMULARE LA SCOPATA CON UNA DONNA, METTE UNA LATTINA DI TONNO NEI PARAGGI. PER IL PROFUMO”

1. STASERA PARTE SU MYA “ORANGE IS THE NEW BLACK”, LA LESBO-SERIE PIU’ PIRATATA DEL WEB AMBIENTATA IN UN PENITENZIARIO FEMMINILE

Antonella Luppoli per "Libero Quotidiano"

 

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Anche Mediaset Premium punta sulle serie tv. Il prodotto seriale si conferma l’elemento cult del piccolo schermo italiano. Proprio stasera, in prima serata, su Mya arriva uno degli sceneggiati che più ha avuto successo negli States: Orange is the new black.

 

Le vicende di Piper Chapman (alias Tory Schilling) e delle sue compagne di cella hanno appassionato moltissimo il pubblico americano e adesso sbarcano in Italia. Per intenderci, insieme a Games of Thrones, Orange is the new black è la serie più piratata sul web e, insieme a House of Cards, rappresenta la produzione più riuscita, di cui i vertici di Netflix vanno orgogliosi.

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Ciò che maggiormente caratterizza la fiction a puntate è un racconto che poggia sul flashback come elemento narrativo (proprio come faceva Lost) e che affronta una serie di tematiche sociali particolarmente delicate: l’omosessualità, il bullismo tra donne, le differenze di razza.

 

Il tutto ambientato in un carcere femminile e con una tecnica di narrazione decisamente democratica, a tratti sfrontata. La ristrettezza geografica dettata dai confini della casa circondariale in cui la protagonista si trova viene decisamente superata dalla libertà che gli addetti ai lavori hanno scelto nel racconto.

 

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Sono molte ad esempio le scene erotiche e non si risparmiano particolari raccapriccianti tipici della detenzione. La scelta di trasmettere Orange is the new black sulla pay tv è, a priori, azzeccata. Nessuna rete generalista potrebbe infatti decidere di mandare in onda la serie.

 

Geraldina Neri, channel manager di Mya, spiega: «Il debutto avviene a settembre poiché, vista l’alta qualità di questa serie, abbiamo deciso di puntare su di essa come openining title della stagione autunnale del canale. Crediamo che il nostro pubblico apprezzerà la scelta poiché proporremo consecutivamente alla prima stagione la seconda a partire dai primi di novembre per una vera e propria full immersion».

 

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Oltre a Orange, Mediaset Premium punta su titoli del calibro di Hemlock Grove, The Paradise e The Originals, sempre su Mya; Gotham, Believe e The Flash (su Premium Action); The Big Bang Theory, Mom e SeDue Uomini e mezzo (su Iris).

 

2. “LA GUIDA AL SESSO IN PRIGIONE’’ SCRITTA DA UN DETENUTO DI NEW YORK

Daniel Genis per http://theconcourse.deadspin.com

 

Quando dico alla gente che ho appena finito di scontare, in vari penitenziari, dieci anni per rapina a mano armata, sento spesso sospesa nell’aria una domanda. Nel momento in cui la sento, tento di rispondere al silenzio in modo diretto, ma non è facile essere allegri mentre spieghi che no, in prigione non sei mai stato stuprato.

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Posso parlare solo della mia esperienza e di ciò che ho visto nel sistema carcerario dello stato di New York. Raramente ho sentito o visto sesso non consensuale fra uomini. Forse sono stato solo molto fortunato, finendo agli angoli più soffici della struttura penale. Lo stupro avviene eccome, c’è anche un cartello con un numero da chiamare per denunciarlo, ma più spesso la relazione è fra un detenuto “anziano” e un giovane inesperto che finisce sotto la sua ala protettrice.

 

 Il giovane, chiamato “pesce”, riceve dall’anziano qualche sigaretta, un po’ di cibo, qualche privilegio, cominciano a girare insieme, a farsi la doccia insieme, un massaggio, un aiuto, ed ecco fatto. Questi predatori si chiamano "booty bandits" in inglese, “bugaron” in spagnolo, e pochi di loro operano con la forza. Quelli che lo fanno hanno soprannomi precisi per avvisarti. I più importanti sono “Mother Dearest” e “Pissy Black”, due omoni che non accettano un no per risposta.

 

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“Pissy Black” ha un corpo scolpito da vent’anni di pesi tirati su in galera ed è noto per fare attacchi a sorpresa approfittando della nebbia generata dalle docce calde. I potenziali “pesci” sono subito avvisati, generalmente da membri della loro stessa razza.

 

Nello strano universo morale del carcere, il “bugaron” darà una bella lezione a chi è finito dentro per crimini sessuali, poco importa che sia lui per primo uno stupratore. “I pirati del culo”, un altro termine usato per definire i predatori, non si considerano assolutamente gay. Solo chi riceve l’atto è considerato gay.

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Gli omosessuali molto effeminati sono anche molto desiderati, e spesso si prostituiscono in cambio di cibo e sigarette. I più transessuali belli sono adorati dagli ammiratori, quelli che invece sembrano solo maschi con le protesi sono chiamati “lizards”, lucertole.

 

Il bisogno di toccare ed essere toccati non implica solo il sesso. Gli uomini in prigione si sculacciano, si graffiano il collo, si abbracciano, si stringono la mano in modo particolare, fanno esercizi usando il corpo dell’altro. E’ tutto un pretesto per il contatto.

 

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Per due anni sono stato presso la “Groveland Correctional Facility”, una bella prigione abitata quasi esclusivamente da gay. C’erano anche le “gay gangs”, la più importante capitanata da un certo Becky, e tutte sempre in cerca di un modo per “concludere”. Ma i bagni erano monitorati, non c’erano lucchetti, le siepi esterne erano basse, potate così apposta per evitare l’occultamento di ammucchiate. Dove si incontravano? In biblioteca. Uno faceva la sega all’altro da sotto i libri.

 

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Solo un paio di volte mi è capitato di confermare le dicerie sulle guardie donne che non resistono al fascino del galeotto. La prima si trattò di Willy, un bel culturista finito dentro per uso di steroidi e possesso di armi, il quale si è fatto passare l’herpes dalla poliziotta. La seconda volta si trattò dell’omicida greco Nikos, che ha lasciato la moglie per l’infermiera del carcere. I rapporti fra staff e galeotti sono vietati, qualsiasi relazione fra loro è considerata stupro.

 

Fortuna che in alcune prigioni esiste il “Family Reunion Program” (FRP), programma di ricongiungimento familiare, con tanto di stanze per far sì che il detenuto incontri moglie e figli. Ogni unità ha due piccole camere: una dedicata ai giochi, l’altra dedicata al sesso. Per ottenere questo tipo di visita, devi comportarti molto bene. E’ possibile accedervi solo quattro volte l’anno. Alla fine della seduta ti fanno il test delle urine, che poi viene ripetuto.

La star di Orange Is the New Black La star di Orange Is the New Black

 

Le autorità non sopportano l’idea che, oltre a scopare, il detenuto abbia consumato qualche tipo di droga. Comunque il detenuto, in quel momento, fa più sesso possibile. La visita dura 44 ore, e in quel lasso di tempo ho contato almeno 14 orgasmi. Dopo tanti anni di masturbazione, il sesso normale sembra proprio strano. Il “FRP” lo chiedono anche detenuti non sposati, per vedere sorelle, madri, cugine. Le fidanzate non sono ammesse. Per un periodo qualcuno è riuscito a mandarci le prostitute dentro, spacciandole per parenti strette.

 

Ovviamente il sesso si ruba qua e là ovunque. Durante i colloqui, sotto i tavoli, si fanno seghe, giochi di mano e di piedi. I detenuti si tagliano le tasche dei pantaloni apposta.

Nikos ha scopato sua moglie dietro la macchina che distribuisce bibite e poi hanno chiamato la figlia “Pepsi”. Giuro.

 

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In carcere ci si masturba molto, fiumi di seme galeotto. Non tutti gli Stati permettono di consultare riviste porno, ma quelli che lo permettono, fanno la fortuna degli editori. In prigione esistono i "Bookmen", che in giardino vendono porno in cambio di un pacchetto di sigarette. E’ un mercato a tutto gli effetti. Loro comprano e rivendono, recuperano le riviste da chi è morto o da chi è uscito e le passano al resto della clientela.

 

Anche le creme vanno molto forti per la masturbazione, ma niente batte la “fifi” o la "Suzy", come la chiamano altrove. Si tratta di un surrogato vaginale fatto artigianalmente. O meglio: si arrotola l’asciugamano, ci si infila dentro un guanto pieno di crema, infine ci si scopa il cilindro lubrificato. Chi vuole proprio simulare la scopata con una donna, mette una lattina di tonno nei paraggi. Per il profumo.

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Il problema di masturbarsi, è dove trovare un posto appartato, dato che si vive in dormitorio. La regola vuole che questo posto sia l’ultimo bagno della fila, riservato all’onanismo. Se c’è l’asciugamano appoggiato sulla porta, significa che l’azione si sta svolgendo. Non bussare prego.

 

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Nelle prigioni senza sbarre, il detenuto mette un lenzuolo per segnalare la sua occupazione, ma dato che le guardie si divertono a interromperlo con un bastone, qualcuno ha deciso di farlo direttamente all’aperto, senza lenzuolo. Negli anni si perde il senso di vergogna.

 

In carcere esiste anche una sorta di lega anti-masturbazione. E’ composta da fervidi religiosi o da ossessionati dalla palestra, convinti che l’astinenza migliori le prestazioni fisiche.

 

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