DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
DAGOREPORT
Il palio di Siena in versione bancaria, detto in soldoni, si è ridotto a un referendum: Calta sì, Calta no.
Dopo la decisione della Delfin guidata da Francesco Milleri di non entrare in Cda, probabilmente in vista di dismettere il proprio 17,5% in Mps (Unicredit ci cova), sono rimasti in campo gli altri due indagati per “concerto occulto” per la scalata di Mediobanca:
Francesco Gaetano Caltagirone, che ha in tasca l'11% del capitale (ma ha ricevuto l'autorizzazione dalla BCE a fine 2025 per aumentare la propria quota fino al 20%) e l'AD di MPS Luigi Lovaglio, rientrato in corsa all’ultimo minuto, dopo che "Caltariccone" l’ha usato e gettato via come un kleenex usato, grazie all’imprenditore Pierluigi Tortora, che con la holding di famiglia Plt possiede l’1,2%.
I candidati alla vittoria per il posto di Ceo sono il caltagironiano Fabrizio Palermo e il resuscitato banchiere Corrado Passera (non ci sono "Illimity" alla provvidenza), che si è reso disponibile non solo per la presidenza ma anche per di mettersi a capo della governance ma solo in caso di ottenere “una maggioranza qualificata”. L’altro banchiere in ballo, Carlo Vivaldi, non viene preso in considerazione.
Come informa l’articolo a seguire, la partita del 15 aprile, malgrado la distanza di quote, rimane molto aperta perché “almeno la metà del capitale del Monte è controllato da investitori istituzionali, tra cui grandi fondi internazionali come Blackrock a cui fa capo una partecipazione di oltre il 4 per cento. È in questa platea che Lovaglio potrebbe raccogliere consensi, anche se l’obiettivo di superare quelli della lista del Cda resta comunque molto difficile da centrare’’.
corrado passera e giovanna salza prima della scala 2025
Ora, oggettivamente, la posizione del reietto Lovaglio ha qualche buon motivo a suo favore.
Non solo perché il suo piano industriale è stato approvato dal Cda e dall’assemblea della banca senese con Mediobanca separata da Mps (mentre Caltagirone era per la fusione e la conseguente incorporazione del 13% di Generali in pancia a Piazzetta Cuccia), e quindi intende portarlo a compimento.
Ma soprattutto perché non ci sta Lovaglio ad essere stato buttato fuori dalla lista del Cda "per via dei rischi legati al suo coinvolgimento” nel papocchio della scalata Mediobanca. Oggettivamente, non avendo in tasca azioni di Mps, quale “concerto” poteva mettere in atto Lovaglio? Chi aveva la possibilità di fare “concerto”, fino a prova contraria, sono gli azionisti, alias Milleri e Caltagirone.
Certo, da come si evince chiaramente dalle intercettazioni emerse nell'inchiesta della Procura di Milano, il baffuto banchiere lucano era ben a conoscenza della presunta operazione “concertistica” ma il suo ruolo era solo di “eseguire l’incarico”….
Lovaglio a Caltagirone: "Il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l'incarico. Ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l'idea".
Caltagirone: "Comunque godiamoci questa cosa, ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l'idea".
Caltagirone (conclusione): "È andata come doveva".
Lovaglio (replica): "Cioè come meritavamo".
Lovaglio a Caltagirone: "Il vero ingegnere è stato lei, ora passiamo alla fase 2".
PROVACI ANCORA, LOVAGLIO: LE MOSSE DEL MANAGER PER TORNARE CAPO DI MPS
Vittorio Malagutti per “Domani” - Estratti
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A prima vista la rincorsa di Lovaglio sembra avere poche probabilità di successo. Tutto dipende da quanti voti si aggiungeranno all’1,2 per cento che si porta in dote Tortora.
Tra i grandi soci della banca è da escludere che il sostegno arrivi da Caltagirone con il suo 10 per cento, da tempo ai ferri corti con il manager nominato nel 2022. Il governo, forte di un 4,8 per cento, si è chiamato fuori dai giochi per bocca della premier Giorgia Meloni che un paio di settimane fa ha detto che il Tesoro «non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza».
Lovaglio, Nagel, Caltagirone, Milleri
Più sfumata la posizione di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, prima azionista del Monte con il 17,5 per cento. Barbara Tadolini, eletta in quota Delfin non ha infatti partecipato al voto sulla lista del Cda, con siluramento di Lovaglio, alimentando quindi voci su un ipotetico disimpegno degli eredi del fondatore di Luxottica, da anni in lite tra loro, dall’impegno in Mps. Questo però non significa che i voti di Delfin siano destinati a confluire su candidati alternativi a quelli sponsorizzati dal Consiglio.
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D’altra parte, si interrogano molti osservatori, perché mai l’amministratore delegato uscente si sarebbe reso disponibile per un’operazione destinata in partenza ad arenarsi? «L'obiettivo prefissato è il completamento della realizzazione del piano industriale già disegnato di Banca Monte dei Paschi di Siena», ha dichiarato Tortora a commento della lista appena presentata che vede Cesare Bisoni, economista emiliano, 81 anni, già presidente di Unicredit tra il 2020 e il 2021.
Al terzo posto nell’elenco dei candidati consiglieri compare il nome di Flavia Mazzarella, che siede nel Consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal Tesoro, e fino al 2023 ha presieduto il Cda della banca Bper. Noto alle cronache finanziarie è anche il quinto nome della lista appena presentata, Massimo Di Carlo, a lungo alto dirigente di Mediobanca, di cui Mps ha preso il controllo, e più di recente, anche lui top manager di Cdp, come vicedirettore generale.
Obiettivo ribaltone
La dichiarazione d’intenti di Tortora conferma, semmai ce ne fosse bisogno che l’operazione punta a prendere il controllo della banca e, almeno nelle intenzioni, non è stata allestita per ottenere una semplice rappresentanza di qualche consigliere.
La scalata sembra a dir poco impegnativa, ma va tenuto presente anche il ruolo della Bce, a cui spetta la vigilanza sulle procedure di nomina degli amministratori. Ai primi di marzo la Vigilanza europea aveva inviato una lettera a Siena in cui esprimeva preoccupazione a proposito del fatto che il processo di selezione «sia stato adeguatamente rispettato» e sul rischio che «possa portare a un deterioramento nella composizione del Cda». A stretto giro di posta il Monte ha però risposto che i candidati sono stati selezionati rispettando le indicazioni della Bce.
FRANCESCO MILLERI LEONARDO DEL VECCHIO
A questo punto saranno i soci chiamati in assemblea a dire l’ultima parola, ma è probabile che nelle prossime tre settimane la tensione resterà alta. Con un’incognita supplementare: l’indagine della procura di Milano sul presunto concerto tra i grandi soci Caltagirone e Delfin con il sostegno di Lovaglio, che anche per via dei rischi legati al suo coinvolgimento è stato escluso dalla lista del Cda.





