cani e bambini

CI SALVERANNO I CANI - UNO STUDIO AUSTRIACO DIMOSTRA CHE I CANI SANNO LEGGERE GIOIA E TRISTEZZA SUL VISO DEL PADRONE: L’ESPRESSIONE DEL VOLTO VIENE MEMORIZZATA E USATA PER “INTERPRETARE” GLI SCONOSCIUTI

Silvia Bencivelli per “la Repubblica”

 

ZEN ZEN

Ce lo legge in faccia: rabbia, serenità, allegria. E lo trasforma in guaiti, silenzi, movimenti di coda. Un bravo cane è capace di riconoscere lo stato d’animo del suo padrone, e di interpretarlo correttamente fino a farlo suo. Uno studio austriaco appena pubblicato sulla rivista Current Biology lo conferma.

 

Non solo confortando così la sensazione di tanti cinofili. Ma anche dimostrando che il cane ha una capacità da record in natura: per quanto ne sappiamo oggi, cioè, si aggiudica il titolo di unica specie animale in grado di capire le espressioni emotive di individui di una specie diversa. E perché quella specie sia proprio la nostra, si spiega con i meccanismi dell’evoluzione.

 

DAGO E ZENDAGO E ZEN

I ricercatori austriaci hanno preso 11 cani e li hanno istruiti a riconoscere 15 coppie di visi umani o allegri o arrabbiati, immortalati in una fototessera. Però a qualche cane hanno mostrato solo la parte superiore della foto e a qualcun altro solo quella inferiore. In una seconda fase, tutti cani sono stati sottoposti a quattro prove.

 

piccoli bambini e grandi cani 12piccoli bambini e grandi cani 12

O veniva mostrata loro la stessa porzione di volto a cui erano stati abituati, ma di esseri umani diversi (quindi chi aveva visto le foto tagliate su occhi e fronte, continuava a vedere occhi e fronte ma di altri esseri umani). Oppure vedevano gli stessi volti, ma nella porzione di volto diversa (chi aveva visto gli occhi adesso vedeva i nasi, ma degli stessi soggetti di prima). Sempre più difficile: potevano vedere una porzione di volto diversa rispetto a quella alla quale erano stati educati, e per di più di facce diverse. Infine vedevano le stesse facce della prima fase dell’esperimento, ma stavolta solo nel lato sinistro e niente più alto/basso.

 

kai cane con la valigiakai cane con la valigia

Il primo risultato, spiegano i ricercatori, è stato che i cani riconoscono i volti umani felici più facilmente di quelli arrabbiati, dimostrando così che l’espressione di un volto umano imbronciato è per loro uno stimolo respingente. E soprattutto si è visto che i cani imparano a riconoscere distintamente l’espressione del volto, più che il volto in particolare, trattenendo con sé l’informazione sullo stimolo emotivo da usare poi per interpretare visi umani sconosciuti.

 

Ma non è la prima volta che il cane mostra di essere così sorprendentemente ricettivo verso il nostro volto. Due anni fa, per esempio, si era ribadito che i cani riconoscono i visi umani a cui sono abituati, cioè imparano a guardare in faccia i bipedi che stanno loro intorno e a individuare i padroni e i loro familiari in mezzo agli sconosciuti, o ai meno conosciuti.

 

piccoli bambini e grandi cani 14piccoli bambini e grandi cani 14

E qualche anno fa si è anche dimostrato che i cani sono sensibili al contagio da sbadiglio, proprio come noi, ma con una particolare sensibilità se a sbadigliare è un essere umano. Il contagio da sbadiglio, infatti, è pacifico tra noi uomini e tra le altre scimmie, ma lo si osserva sempre tra individui della stessa specie. I cani, al contrario, lo possono prendere anche da noi umani. E succede soprattutto se a sbadigliargli sul muso è il suo padrone.

 

Siccome lo sbadiglio è probabilmente un segnale sociale (infatti il contagio, per noi uomini, comincia verso i 5-6 anni e si trasmette più frequentemente ad amici e parenti piuttosto che a estranei) anche la “sintonizzazione” tra uomo e cane, così come le capacità di riconoscimento dei volti, potrebbero avere un significato particolare se letto attraverso le lenti dell’evoluzione.

piccoli bambini e grandi cani 15piccoli bambini e grandi cani 15

 

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Il legame tra noi e i cani, infatti, è molto antico. Recentemente sono state trovate le prove fossili di una domesticazione avvenuta nel Neolitico, circa quindicimila anni fa, quando abbiamo cominciato a sviluppare l’agricoltura e a formare comunità stanziali. Fu allora che, probabilmente, abbiamo stabilito un legame di reciproca convenienza con i lupi che si avvicinavano ai nostri villaggi. Ed è così che, col tempo, abbiamo imparato a selezionare gli individui più docili e fedeli, fino a “inventare” il cane. Generazione dopo generazione, sempre più affine a noi, e sempre più capace di riconoscerci e di capirci.

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