SARA’ SOLO ROCK’N’ROLL (MA E’ LA NOSTRA VITA) - REUNION A LONDRA PER CELEBRARE IL MIRACOLO DI ESSERE SOPRAVVISSUTI A MEZZOSECOLO DI SESSO, DROGA E R’N’R - RICICCIANO MICK TAYLOR (62) E BILL WYMAN (76) SUL PALCO CON MARY J. BLIGE E JEFF BECK – I 69ENNI MICK JAGGER E KEITH RICHARDS SENZA RETORICA - MICK IN MANTELLO PIUMATO CHIUDE CON UN'EPICA “SYMPATHY FOR THE DEVIL” (VIDEO)…

VIDEO- SYMPATHY FOT THE DEVIL: http://www.youtube.com/watch?v=WlmXXSyF8rk


Mark Sutherland per www.rollingstonemagazine.it

I Rolling Stones hanno dato il via al tour per il proprio cinquantesimo anniversario con il bigger bang più forte di tutti ieri notte, con un gruppo di ospiti specialissimi unitisi a loro per un concerto imbottito di successi alla O2 Arena di Londra. Gli ex Stones Mick Taylor e Bill Wyman sono apparsi in scena insieme a Mary J. Blige e Jeff Beck, anche loro invitati alla celebrazioni.

Wyman - che aveva lasciato i Rolling Stones nel 1992 - è stato accolto da un caloroso applauso e da una stretta di mano da parte di Keith Richards quando ha ripreso il basso per suonare It's Only Rock and Roll e Honky Tonk Women. Ma l'accoglienza più calorosa è spettata a Mick Taylor, che non fa più parte della band dal lontano 1974 - suoi erano gli assoli di chitarra blues in una versione più lunga di Midnight Rambler - e aveva l'aspetto di chi si stava godendo ogni attimo della reunion.

Mary J. Blige ha dato un'impronta gospel a Gimme Shelter, scambiando virtuosismi vocali con Mick Jagger, mentre a Jeff Beck ha regalato più sostanza a I'm Going Down, del 1969. Nonostante le special guest star, la serata è rimasta centrata sui componenti centrali degli Stones e la loro incredibile carriera, con la scaletta che comprendeva canzoni dal loro secondo singolo di sempre, I Wanna Be Your Man fino a Doom and Gloom.

E in effetti è andata come vanno tutte le feste di compleanno di qualcuno che compie cinquant'anni: c'erano vecchi amici, qualche risata, qualche momento di commozione e tanta gente che ballava in maniera imbarazzante - e in più è finita giusto in tempo per permettere a tutti di tornare a casa con i mezzi pubblici.

Detto questo, il concerto è iniziato con mezz'ora di ritardo con un video in cui personaggi celebri, da Iggy Pop a Elton John a Johnny Depp a Nick Cave rivelavano dov'erano e cosa facevano quando hanno ascoltato la prima volta i Rolling Stones - e come la cosa ha cambiato le loro vite. A seguire, un gruppo di batteristi con maschere da gorilla - in riferimento alla copertina dell'ultima raccolta GRRR! - hanno marciato per l'arena prima dell'inizio della prima canzone della setlist, I Wanna Be Your Man.

A parte percussionisti scimmieschi e il gigantesco palco a forma di lingua, è stato uno show senza troppi giochetti per gli Stones, sia in termini di produzione che di feeling. Erano gli Stones al loro livello più muscolare e diretto - almeno quanto possono esserlo dopo aver suonato insieme per 50 anni e mentre si esibiscono davanti a 20.000 fan. E quindi hit come Get Off of My Cloud, It's All Over Now e Paint It Black, insieme a una rumorosa All Down the Line sono andate via con poche cerimonie ma a volume bello alto.

E Jagger, a ogni modo, era davvero in forma, a livello di showman dei bei tempi andati. Fra l'incitare la folla e le sue tradizionali corse su una passerella che stavolta correva intorno a una buca centrale dalla quale assistevano i fan duri e puri della band, il frontman ha sparato una quantità di battute, a un certo punto arrivando a scherzare sulla controversia sul prezzo dei biglietti, il cui taglio più basso era offerto in vendita a 90 sterline (ma molti sono stati quelli venduti a migliaia di sterline su internet). "Tutto bene voi nei posti più economici?", ha chiesto Jagger a un certo punto. "Ma non sono così economici, no? Ecco il problema..."

E più tardi: "Che anno è stato per le celebrazioni in Inghilterra! C'è stato il Giubileo di diamante della Regina... e non l'abbiamo fatto. E le Olimpiadi... Non le abbiamo fatte. E il cinquantesimo anniversario di James Bond... Non abbiamo fatto la canzone nemmeno per quello! Ma sono così felice che siamo qui stasera e ci siate anche voi".
Richards - anche quando all'apparenza è sembrato contento di lasciare incombenze pesanti alla chitarra a Ronnie Wood - era lui stesso in serata giocosa. "Che bello vedervi", ha ghignato prima di esibirsi alla voce in due episodi, Before They Make Me Run e Happy, salvo poi aggiungere "Che bello vedere qualcuno a questi concerti, punto e basta".

Un momento sotto i riflettori è comunque toccato anche agli altri componenti, con Wood che ha ricevuto applausi a tal punto che Jagger è dovuto intervenire, scherzando con lui perché "la gente deve riuscire a prendere l'ultima corsa della metropolitana". Per contro, Charlie Watts si è schermito prima di uscire a prendere il proprio applauso. Il live si è chiuso con una impareggiabile serie di classici, che hanno compreso Start Me Up, Tumbling Dice e Brown Sugar, prima che Jagger apparisse vestito con un mantello piumato per chiudere il set principale con un'epica Sympathy for the Devil.

Dopo una breve pausa la band è rientrata in scena accompagnata da ben due cori per una stupefacente versione di You Can't Always Get What You Want seguita da Jumpin' Jack Flash, che ha visto Richards centrale con i suoi riff cinetici e si è conclusa con una massiccia cantata da parte di tutto il pubblico. Vero, dopo cinquant'anni agli Stones è continuata a mancare la "Satisfaction": il loro grande successo del 1965 è stata l'assente più evidente dallo show, nonostante apparisse sulla scaletta distribuita ai giornalisti presenti. Ma a guardare Jagger lasciare il palco continuando ad agitare le maracas dopo due ore e mezza e 23 canzoni è stato evidente che anche con questi prezzi, gli show per il cinquantesimo anniversario degli Stones valgono tutto quello che costano.
La scaletta:
- I Wanna Be Your Man
- Get Off of My Cloud
- It's All Over Now
- Paint It, Black
- Gimme Shelter
- Wild Horses
- All Down the Line
- I'm Going Down
- Out of Control
- One More Shot
- Doom and Gloom
- It's Only Rock and Roll
- Honky Tonk Women
- Before They Make Me Run
- Happy
- Midnight Rambler
- Miss You
- Start Me Up
- Tumbling Dice
- Brown Sugar
- Sympathy for the Devil
- You Can't Always Get What You Want
- Jumpin' Jack Flash2.

ROLLING STONES DOPO 50 ANNI RESTA LA MAGIA - LA FESTA APERTA CON I BEATLES
Andrea Laffranchi per il "Corriere della Sera"

Invitereste il vostro peggior nemico al vostro compleanno? E gli offrireste il ruolo da protagonista della festa? A dimostrazione che la rivalità con i Beatles fu tutta una montatura della stampa, i Rolling Stones aprono il primo dei concerti per i propri 50 anni con «I Wanna Be Your Man», il brano che Lennon e McCartney gli scrissero nel '63. Non la facevano dal vivo praticamente da allora.

È una festa di compleanno. E visto che a spegnere le candeline è la più grande rock band del pianeta le cose si fanno in grande stile e alla O2 Arena ci sono 20 mila «invitati». Ci sono gli amici di sempre - i fan coi capelli grigi, i compagni di una volta Bill Wyman e Mick Taylor - e le nuove generazioni contagiate o forse trascinate qui a forza dai genitori.

«50 and counting», 50 e più, così Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood e Charlie Watts hanno ribattezzato questi show (replica a Londra il 29 e poi tre date negli Usa), come a dire che la storia non finisce qui. Anche se in molti, ma già lo si diceva per il tour del 2005-7, pensano che questa possa veramente essere l'ultima volta. A vederli in scena non si direbbe. Ma è l'anagrafe ad essere impietosa: 273 anni in quattro. «È stato un viaggio lungo. L'incredibile non è tanto che noi lo stiamo ancora facendo, ma che voi veniate ancora a sentirci. Grazie», dice Mick.

La scenografia è un'autocelebrazione. Le enormi labbra della boccaccia, il logo creato da John Pasche nel 1971, si mangiano il palco, e la lingua si trasforma in una passerella che racchiude le prime file. Biglietti esauriti in 7 minuti, nonostante i prezzi fossero da chi la crisi non l'ha letta nemmeno sui giornali: da 130 a 500 euro.

Del resto bisogna ammortizzare il cachet dei quattro: 18 milioni di euro. Anche le mosse di Mick - sì, riesce ancora a farle, a correre come un forsennato e a farti credere che la sua vita sia ancora sesso, droga e rock'n'roll - e i riff di Keith hanno qualcosa di autocelebrativo, ma il jukebox oramai è acceso: «Paint It Black», «Gimme Shelter» ancora più nera grazie a Mary J. Blige, «Wild Horses». Pasticciano tanto, a molti altri non si perdonerebbe questa mancanza di fluidità, ma vince la memoria che corre sul filo degli episodi di una storia, a questo punto si può dire non solo della musica, iniziata il 12 luglio 1962 in questa stessa città, al Marquee Club.

Mick e Keith sono gli unici due che c'erano anche quella prima volta, quando suonarono solo cover blues. E gli idoli di allora scorrono sul megaschermo durante «All Down the Line»: BB King, Chuck Berry, Louis Armstrong, James Brown, Bob Dylan, Elvis... Arriva l'amico Jeff Beck, altro protagonista degli anni ruggenti del rock.

Quindi su «It's Only Rock'n'Roll (But I Like It)» ecco il basso di Wyman che torna a pulsare. Keith si prende il suo momento solista alla voce, sul finale trovano il tiro giusto con «Brown Sugar», «Sympathy for the Devil» (orrenda la pelliccia da scimmione di Mick, disegnata da L'Wren Scott che non si accontenta di fare la moglie, in omaggio al gorilla della copertina di «Grrr!», la raccolta celebrativa appena pubblicata), «You Can't Always Get What You Want» con un coro e la travolgente «Jumpin' Jack Flash». Manca «Satisfaction», peccato e tanti auguri. L'appuntamento è per il 2062 con le band di oggi. Chi ci sarà?

 

 

 

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