1. INDECENTE! LA RAI PIENA DI DEBITI DI GUBITOSI SI PERMETTE DI SGANCIARE LA SOMMETTA DI 30 MILIONI DI EURO IN DUE ANNI PER COMPRARE A SCATOLA CHIUSA LO SHOW DI CROZZA 2. IL BUDGET SFONDA AMPIAMENTE IL TETTO LIMITE RAI PER L’INTRATTENIMENTO FISSATO A 5-600 MILA EURO PER 2 ORE (PER CROZZA PRONTO UN CONTRATTO DA 5 MLN PER DUE ANNI) 3. CASCHETTO, IL MINO RAIOLA DELLA TV, SI È PRESO IL 100% DELLA PRODUZIONE IN SPREGIO AL SERVIZIO PUBBLICO E HA CONVINTO GUBITOSI A MOLLARE IL CONTROLLO EDITORIALE

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

Nella bisca del sottobosco televisivo, le regole le detta Beppe. Serve le carte di un mazzo con troppi jolly e quando è il caso, tira quella giusta, sbanca il tavolo e cambia canale. Da Italia1 a La7, passando per la Rai, in un ribaldo quindicennio di costante ascesa direttamente proporzionale all'ambizione, l'ex ragazzo di bottega cresciuto alla scuola di Ballandi ed ex funzionario regionale Giuseppe Caschetto da Bologna, figlio della classe 1957 e di un padre di stirpe sicula, ha capito in fretta che non c'è interesse senza conflitto.

Così vestendo il fascino dell'ambiguità, interpreta il doppio ruolo di agente-produttore e alternando con brusca abilità gli ologrammi di Fazio, Bignardi, Saviano, Littizzetto, di un'altra abbondante dozzina di animali da palcoscenico e delle due Iene di Genova, pianifica strategie, arma guerriglie e anima trattative da circo a due o più dimensioni con molti, moltissimi zeri.

L'ultima, quella che infrangerebbe i dogmi di Viale Mazzini e renderebbe più lieto l'autunno ai piedi dell'Appennino, è una scalata senza precedenti. Il nuovo show di Maurizio Crozza. Acqua per gli assetati palinsesti del servizio pubblico, gestiti da dirigenti aggrappati allo share non meno che alla canna del gas. Così il Mino Raiola della tv, con i suoi Ibrahimovic da prima serata e risultato garantito, ha potuto agevolmente fare la voce grossa sulla porta di Rai1.

Una rete radicalmente invecchiata, in crisi profonda di identità e ascolti nella fiction e nell'intrattenimento. Ottenendo (l'avanzata) discussione di un contratto di 2 anni a oltre 20 milioni di euro per produrre alcune puntate del programma di Crozza. Con un costo superiore al tetto limite Rai per l'intrattenimento fissato a 5-600 mila euro per 2 ore (a La7, 60 minuti di Crozza costano circa 450 mila) e, si sussurra nella Rai balcanizzata, con un'offerta irrinunciabile per la star di Ballarò.

4,5 milioni già messi sul piatto che diventerebbero 5 se Cairo, che incontrerà presto Caschetto (l'ultimo colpo di scena non è stato ancora scritto), desse ulteriore lustro a una proposta ferma a 3,8. Secondo l'attore, Caschetto è un assicuratore capace di ripartire il rischio su più piattaforme. Questa volta Beppe si è limitato a metterlo in conto altrui. Ha imposto alla Rai il "pay or play" (che Crozza voli o chiuda, la tv di Stato onorerebbe comunque l'intero accordo). Si è avocato il 100% della produzione in plateale spregio al servizio pubblico, ai recenti patti di sindacato (ristrutturazione soft, limitazioni delle commesse esterne, valorizzazione degli stipendiati Rai) e al mantra preferito dai referenti degli uffici acquisti.

Quello riservato alla stragrande maggioranza dei produttori indipendenti, vessati da monitoraggi persecutori e pagamenti dilazionati: "Non possiamo appaltare esternamente ciò che siamo in grado di realizzare con risorse interne".Edaconvintoalfieredella sinistra di lotta e portafoglio, ha convinto Gubitosi e i suoi ad abdicare anche al controllo editoriale. Nessuna possibilità di modificare la scalette e assoluta autonomia nella scelta degli argomenti perché nessuno possa gridare alla censura. Ora, in attesa che l'asta batta l'ultimo colpo, aspetta solo di firmare.

CASCHETTO è l'uomo delle eccezioni e degli eventi eccezionali. Inverte l'inerzia aziendale di una tv pubblica che negli ultimi 5 anni ha dimezzato il volume degli appalti esterni. La persuade della fragilità dei mòniti della Corte dei conti. Lavora e domina dalla grande provincia perché le cose, da lontano, assumono una prospettiva diversa. Detesta le interviste e fatica a definirsi ma quando proprio deve farlo, sotto i portici, sa benissimo a quali chiese bussare: "Mi considero un progressista di formazione cattolica". Dai e dai, Caschetto ce l'ha fatta. Perché non siamo in Francia (dove la riforma dello statuto degli agenti del 2010 sancisce l'incompatibilità di ruolo tra agente e produttore).

Né tantomeno siamo in Inghilterra dove la legge prevede che Bbc One ripartisca la torta a metà tra risorse interne e produttori esterni, lasciando il rimanente 33% a un comitato di saggi per valutare la bontà dei progetti. Siamo in Italia, ma nella "tierra de scandalos e de scanzalizados" cantata da Venditti, da molti anni, niente più scandalizza davvero. Così nella più plastica rappresentazione dell'annessione politica, la Rai, decenni di golpetti all'amatriciana, ere geologiche e stratificazioni restituiscono nel 2013 migliaia di minacciati precari (che contrattualizzati in forme fantasiose e costretti a trottare con il miraggio di 6 mesi di stipendio mandano avanti la baracca) e burocrazie fossilizzate.

Incapaci di inventiva e creatività. In mancanza di idee e accantonati i vuoti proclami sulle ristrettezze economiche, con conclamata debolezza, ci si rivolge sempre altrove. A chi può salvare 30 serate con gli ospiti giusti, rivitalizzando con buona probabilità di riuscita un'audience agonizzante.

Ai pacchetti pronti (con Crozza arriveranno squadra e autori, l'accordo con La7 scade a dicembre e in Rai c'è fretta). Agli agenti onnipotenti. Ai Lucio Presta (Se Crozza sarà in Rai con 75 minuti di programma è allo studio una staffetta con Benigni) e ai Beppe Caschetto. Uno di destra (ma lui negherebbe). L'altro di sinistra. La stessa convergente matrice orgogliosamente predatoria perché come disse Beppe dall'eremo di Bologna tra una citazione di Cartesio e una rivendicata paternità delle proprie radici: "Io mi considero un terrone", niente è più bello, nel suo mestiere, della "ferocia gladiatoria". Serve ad aprire le porte. E se gli altri rimangono fuori, tanto meglio.

 

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