wim wenders

“SONO OTTIMISTA PERCHÉ HO CAPITO CHE NESSUN PESSIMISTA HA MAI MOSSO QUALCOSA” – IL REGISTA WIM WENDERS: “COME SI RICONOSCE UN AUTORE? SI PERCEPISCE LA SICUREZZA CON CUI RACCONTA. SOLO CHI INVENTA LE PROPRIE REGOLE PUÒ DIRCI QUALCOSA – BRUNO GANZ? UNO DEI PIU’ GRANDI ATTORI CON CUI ABBIA LAVORATO - IL SILENZIO NEL CINEMA E’ LA COSA PIÙ PREZIOSA: QUANDO IMPROVVISAMENTE C'È SILENZIO, PASSA UN ANGELO - L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE? È GIÀ PRESENTE OVUNQUE. UN GIORNO PRODURRÀ IL FILM PERFETTO DA STUDIO, MAI UNO INDIPENDENTE. COME HA DETTO NICK CAVE: L'IA NON SOFFRE…”

Estratto dell’articolo di Arianna Finos per “la Repubblica”

 

wim wenders

Nel festival più politico del mondo Wim Wenders, 80 anni, sceglie di non entrare più in quel "rumore". Incontriamo il presidente di giuria della Berlinale 76, autore europeo che ha attraversato Hollywood, il documentario, la musica e la fotografia, in un hotel a Potsdamer Platz.

 

Ha sempre condiviso le sue idee politiche. Stavolta dice di volersi concentrare sul cinema: perché?

«Perché è diventato sempre di più il contrappeso al rumore che ci circonda. Viviamo in un tempo in cui si produce più rumore che mai e ci sono persone al potere che pensano di doverne fare ogni giorno, per ricordarci che esistono. Per un po' ne sono stato anch'io vittima: seguivo le notizie tutti i giorni, era assordante […]».

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[…] Come si riconosce un autore?

«Si percepisce la sicurezza con cui racconta. Solo chi inventa le proprie regole può dirci qualcosa. La Berlinale è un festival per voci giovani. Venezia è molto cambiata, è diventata una piattaforma di lancio per le campagne Oscar. Un tempo pensavo "se Berlino fosse d'estate..." ma significherebbe avere più film delle piattaforme. Invece, così ha una visione meno influenzata da forze esterne».

 

[…] Un ricordo di Bruno Ganz?

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«Uno dei più grandi attori con cui abbia lavorato. Quando arrivarono i monitor sul set mi disse: "Sto recitando e nessuno mi guarda. Tutti guardano il monitor. Per favore continua a guardarmi". Da allora l'ho sempre fatto».

 

[…] Quanto conta il contesto culturale di un film?

«Fondamentale. Ogni film porta la propria complessità culturale. Se lo guardi nel modo più aperto possibile, quel film diventa te».

 

Film importante o film ben fatto?

«Sono quasi l'opposto. Un film ben fatto secondo le regole non significa molto. Mi piacciono i film con difetti. L'importanza emerge nel tempo: Il ragazzo selvaggio di Truffaut è un piccolo film che col tempo è diventato enorme per me».

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Preferisce ancora la sala?

«Sì, in prima fila. Più lo schermo riempie il campo visivo, meglio è».

 

[…] Ancora ottimista sul futuro?

«Ha visto i miei film, sa che non sono un pessimista. Il genere della fantascienza è quasi tutto dedicato agli abusi del pianeta, più distopico che utopico. I più grandi film hanno una visione terribile. Lavoro a una versione rara: fantascienza con un'idea utopica. Sì, sono ottimista, perché ho capito che nessun pessimista ha mai mosso qualcosa».

 

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Il silenzio nel cinema?

«La cosa più preziosa. Quando improvvisamente c'è silenzio, passa un angelo».

 

L'intelligenza artificiale?

«È già presente ovunque. Un giorno produrrà il film perfetto da studio, mai uno indipendente. Come ha detto Nick Cave: l'IA non soffre».

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