“GIORGIA MELONI STA USANDO LA RINUNCIA DI PUCCI SANREMO PER BUTTARLA IN CACIARA E DISTRARRE L'OPINIONE PUBBLICA DAL 'CASO PETRECCA' CHE HA IMBARAZZATO FDI CHE LO HA VOLUTO A DIRIGERE RAISPORT” - L’EX PRESIDENTE DELLA RAI ROBERTO ZACCARIA: “QUANDO C’È QUALCOSA CHE GETTA UN’OMBRA SULLA PRESUNTA EFFICIENZA DEL GOVERNO SPOSTANO L’ATTENZIONE SU UN ALTRO NEMICO. È UNA STRATEGIA CHE PONE LE FONDAMENTA DI UNO STATO AUTORITARIO…” – "LA RAI? MELONI LA VUOLE ASSERVITA, MEGAFONO DEL GOVERNO. ALTROCHÉ TELEMELONI, QUI SIAMO AL GUINZAGLIO…”
Giovanna Vitale per “la Repubblica” - Estratti
È sempre la solita storia. Ogni pretesto è buono per sviare l'attenzione, evitare di assumersi le proprie responsabilità e ribaltare le accuse sugli avversari» riflette Roberto Zaccaria, costituzionalista ed ex presidente della Rai.
Parla della vicenda Pucci?
«Ho l'impressione che la premier stia usando la rinuncia del comico a Sanremo per buttarla in caciara e distrarre l'opinione pubblica dal cosiddetto "caso Petrecca", che con la sua disastrosa telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi non ha solo gettato discredito sulla Rai, ma anche imbarazzato FdI che lo ha voluto a dirigere RaiSport».
Tempismo sospetto? Nel giorno in cui la sinistra attacca il capo di RaiSport, la premier tira fuori il caso Pucci per coprire il suo protetto e vendicarsi dell'opposizione?
«Mi pare credibile. Non potendo difendere la pessima performance di Petrecca, che ha dato una prova incontestabile di incapacità professionale, Meloni inventa un nuovo caso, che però nulla ha a che vedere con l'altro, e lo strumentalizza politicamente.
Hanno creato ad arte un polverone per non rispondere dei loro errori».
È una tecnica consolidata?
monica guerritore roberto zaccaria
«È quello a cui stiamo assistendo dall'inizio del mandato. Quando c'è qualcosa che li disturba, che getta un'ombra sulla presunta efficienza del governo, spostano l'attenzione su un altro argomento o additano un nuovo nemico. Guardi cosa fanno contro i giudici per delegittimarli e spingere il sì alla riforma. La Cassazione gli dà torto, li costringe a modificare il quesito referendario e la maggioranza, nonostante il capo dello Stato chieda rispetto, attacca il primo presidente della suprema Corte.
Un atteggiamento gravissimo. A Milano scoppiano tumulti a seguito di un corteo per larga parte pacifico e loro ne approfittano – sfruttando la grancassa dei Tg – per amplificare le violenze, giustificare il nuovo decreto sicurezza e attaccare la magistratura che non avrebbe il pugno di ferro. È una strategia che pone le fondamenta di uno stato autoritario insofferente al minimo potere di controllo».
Torniamo ai Petrecca e Pucci, perché andrebbero distinti?
«La valanga di critiche alla telecronaca olimpica non deriva dal fatto che Petrecca sia di destra, ma dall'impressionante sequela di gaffe e commenti inopportuni pronunciati nel corso della diretta.
Pucci, invece, mi sembra abbia deciso il passo indietro a causa di minacce e insulti ricevuti sui social da cittadini comuni, non dalle opposizioni. Buttarla in politica è strumentale e sbagliato».
Perché sbagliato?
«Perché la tv pubblica deve essere indipendente. La premier dovrebbe ricordarsi che dato il suo ruolo le è interdetto intervenire sui contenuti, o meglio, sulle trasmissioni Rai. Io non ricordo un premier che abbia messo bocca sui programmi, a eccezione di Berlusconi. È quello il suo modello? Basta saperlo. E poi vedo che la Rai supinamente si accoda ed esce con un comunicato che ricalca le parole della premier. Altroché TeleMeloni, qui siamo al guinzaglio».
GIORGIA MELONI - CERIMONIA DI APERTURA OLIMPIADI MILANO CORTINA
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Dopodiché la Rai è un'azienda pubblica, un qualche ruolo Meloni dovrebbe averlo, o no?
«Dovrebbe farla funzionare. Non bloccarla, come sta facendo la destra, che da un anno e mezzo paralizza la Vigilanza per impedire la nomina di un presidente di garanzia. È dal 1924 che non accadeva, la Rai non è mai stata così a lungo acefala. Meloni la vuole asservita, megafono del governo. Ed ora che c'è la campagna referendaria le serve così».
PETRECCA GIANNELLI ANZANI PORRO DANESI CAMBI EGONU
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PAOLO PETRECCA AURO BULBARELLI
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