legge elettorale matteo salvini giorgia meloni

QUESTO MELONELLUM NON S’HA DA FARE! – È SCAZZO APERTO TRA FRATELLI D'ITALIA E LEGA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, SBARCATA IN AULA A MONTECITORIO – I LEGHISTI DISERTANO IN MASSA IL DIBATTITO PARLAMENTARE MENTRE IL FEDELISSIMO DELLA DUCETTA, IL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA GALEAZZO BIGNAMI, RILANCIA SULLE PREFERENZE (“VOGLIAMO PRESENTARE UN EMENDAMENTO UNITARIO”) – IGOR IEZZI, SALVINIANO DI FERRO, AFFOSSA LA PROPOSTA DEGLI ALLEATI: "VOTEREMO CONTRO LE PREFERENZE,  LA LEGGE ELETTORALE E' A RISCHIO SE SALTANO LE LISTE BLOCCATE" – LA LEGA SI METTE DI TRAVERSO PERCHÉ, IN CADUTA VERTICALE DI CONSENSI, PAGHERÀ LA CANCELLAZIONE DEI COLLEGI UNINOMINALI...

1. LA LEGGE ELETTORALE VA IN AULA. MA È GELO TRA MELONIANI E LEGA

Estratto dall’articolo di Daniela Preziosi per “Domani” 

 

riccardo magi assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 23

La legge elettorale arriva a Montecitorio e negli scranni della destra è deserto dei tartari. Gianni Cuperlo canzona il relatore di maggioranza Alessandro Urzì (FdI): «T’hanno rimasto solo». Riccardo Magi, di +Europa, relatore di minoranza, attacca alzo zero: la legge è «un colpo di stato mite», va «oltre allo scempio, oltre la Legge Truffa» (1953, ndr), si ispira alla «legge Acerbo del 1923, trasforma una minoranza del paese in una maggioranza in Parlamento, è una legge profondamente plebiscitaria».

 

Esibisce un manifesto, è il facsimile della futura scheda elettorale. Ma c’è scritto: «Il tuo voto non conta», ce l’ha con le liste bloccate. Lo straccia: «State stracciando la Costituzione». Espulso. [...]

 

Le opposizioni intervengono in batteria: contestano tutto, perché la legge è «inemendabile», dice Federico Fornaro (Pd), «dall’indicazione del premier sulla scheda, che ripropone surrettiziamente il premierato incidendo sulle prerogative del presidente della Repubblica, ai dubbi di costituzionalità sul premio di maggioranza in misura fissa, sulle liste bloccate che raddoppiano e sul premio nazionale al Senato». [...]

 

Ma il dato politico della giornata è l’ennesima faglia che si apre nella maggioranza. In aula non c’è un leghista. Certo, nella discussione generale di una legge non c’è mai il pienone. Ma stavolta della Lega non c’è neanche il deputato di turno, neanche pro forma. Le opposizioni lo fanno notare in aula. I cronisti poi in Transatlantico.

Matteo Salvini Giorgia Meloni1

 

Casellati fa finta di niente: «Oggi era più un dibattito per l’opposizione. Siamo tutti d’accordo sul testo». Invece un deputato leghista, raggiunto al telefono, sibila: «È la legge Meloni, se la difendano i suoi, no?

 

La verità è che la Lega, in caduta verticale di consensi, pagherà duramente la cancellazione dei collegi uninominali. Non fa il Papeete, ma si mette per traverso. I leghisti avvisano che la legge non sarà approvata in via definitiva prima dell’estate. Anche perché sono irritati dalle voci di voto anticipato alla primavera 2027. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già detto no: c’è ancora l’autonomia differenziata da portare a casa, e «per chiudere positivamente l’iter parlamentare non si può votare ad aprile».

GALEAZZO BIGNAMI - FOTO LAPRESSE

 

Insomma, è certo solo che la legge passerà alla Camera. Secondo il capogruppo FdI,

Galeazzo Bignami, non servirà il voto di fiducia: «Abbiamo avviato la discussione generale per consentire già nella settimana del 6 luglio una valutazione dell’aula del testo e degli emendamenti, per chiudere entro la metà di luglio», dice. 

 

Dunque si riparte in aula il 6 luglio, o il 7 (lo deciderà la riunione dei capigruppo del primo del mese). Bignami aggiunge: «Stiamo cercando di presentare un emendamento unitario anche magari immaginando delle proposte nuove per consentire agli italiani di poter indicare le preferenze». Ma sono solo parole a favore di telecamere: Lega e FI non le vogliono. E neanche FdI, anche se deve fingere il contrario. [...] 

 

2. PREFERENZE, IEZZI: “LA LEGA RESTA CONTRARIA, LEGGE ELETTORALE A RISCHIO SE SALTANO LE LISTE BLOCCATE” 

 

Estratto dall’articolo di Serena Riformato per “Repubblica” 

 

Se il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Galeazzo Bignami dice che il suo partito sta lavorando con gli alleati per «presentare un emendamento unitario» sulle preferenze, il leghista Igor Iezzi, salviniano di ferro e relatore di maggioranza del Melonellum, smorza le speranze di via della Scrofa: «Noi non siamo a favore, non abbiamo dubbi».

 

E se FdI lo depositasse in solitaria?

Igor Iezzi

«Voteremmo contro. Siamo trasparenti, non temiamo nulla».

 

La Lega chiederà lo scrutinio segreto?

«Non so, in questo genere di situazioni si utilizza. Per noi è un'arma per affossare una norma che non condividiamo. Sono gli altri ad averne paura».

 

Chi?

«Le opposizioni. Nel buio dell'urna, le preferenze verrebbero bocciate anche da tutti quelli che in pubblico dicono di volerle: i Cinquestelle, i vannacciani, una parte del Pd».

igor iezzi

 

Se invece uscissero dall'aula, renderebbero evidenti le contraddizioni della maggioranza: non sarebbe imbarazzante?

«E infatti questo bisogna chiederlo a Fratelli d'Italia». [...]

 

Venissero approvate le preferenze, fareste saltare il Melonellum al Senato?

«Ci sarebbe un grosso problema sulla legge elettorale». [...] 

 

Questo nuovo sistema di voto senza i collegi uninominali danneggia la Lega?

«Ovviamente a noi le sfide uninominali, legate al territorio, piacevano. Ma oggi è troppo alto il rischio che il Rosatellum non dia un risultato chiaro. Non pensiamo solo ai nostri interessi».

 

Il Melonellum rende Roberto Vannacci l'ago della bilancia?

«Per me non è detto: a destra è forte il concetto di voto utile. Non so se l'elettore si sveglia e perde una mattinata per andare a scegliere uno che, da solo, non ha speranze di andare al governo».

meloni e salvini qualche anno famatteo salvini e giorgia meloni - presentazione piano casa - foto lapresseMatteo Salvini Giorgia Meloni2

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