donald trump marco rubio giorgia meloni

GIORGIA NON SA PIÙ COME FARSI PERDONARE DA TRUMP – IL SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO, NICOLA MOLTENI, VOLERÀ A WASHINGTON PER PARTECIPARE AL CONTROVERSO VERTICE TRUMPIANO CONTRO LA PRESUNTA “RINASCITA DEL TERRORISMO TRANSNAZIONALE DI ESTREMA SINISTRA”. UNA SCELTA MATURATA DOPO UNO SCONTRO TRA PALAZZO CHIGI E FARNESINA: TAJANI VOLEVA INVIARE UN DIPLOMATICO, MELONI HA IMPOSTO UN ESPONENTE DEL GOVERNO, COME SEGNO DI FEDELTÀ A “THE DONALD” – IL “WASHINGTON POST” RIVELA CHE DIVERSI PAESI EUROPEI SI SONO RIFIUTATI DI PARTECIPARE AL SUMMIT “ANTIFA” PERCHÉ TEMONO CHE LA CASA BIANCA CERCHI SOLO LA LEGITTIMAZIONE PER UNA STRETTA CONTRO OPPOSITORI POLITICI E ORGANIZZAZIONI STRANIERE – È COSI’ CHE “GIGIORGIA” DIFENDE GLI INTERESSI NAZIONALI?

1 - IL SÌ DELL’ITALIA CONTRO GLI ANTIFA, UN SEGNALE DI MELONI A TRUMP

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Sarà il sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni a recarsi a Washington, per partecipare al controverso vertice trumpiano contro la presunta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra” convocato il 16 luglio dal segretario di Stato Marco Rubio. Scelta maturata sull’asse Palazzo Chigi-Farnesina, dopo ore tribolate.

 

L’invito era sulla scrivania del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Che consapevole delle polemiche, puntualmente scoppiate, aveva deciso sulle prime di spedire negli Usa un tecnico della nostra diplomazia. Non un politico.

 

nicola molteni

È stata invece la premier Giorgia Meloni, secondo fonti dell’esecutivo, a chiedere al vice di cambiare profilo. Anche perché a Washington si aspettavano un rappresentante politico del governo, non certo un ambasciatore.

 

[…]  si è deciso dunque di incaricare un sottosegretario. Per qualche ora è stata valutata l’ipotesi di spedire negli Usa Edmondo Cirielli, che però ha i galloni di viceministro. Troppo. Infine, la scelta: tocca a Molteni.  Sottosegretario di un ministero che ha la competenza specifica sulla materia del summit, l’antiterrorismo.

 

Una mossa che si può spiegare così: da un lato, spedendo un politico, si può provare a ricucire con Donald Trump, dopo gli screzi in mondovisione degli ultimi mesi. La stessa Meloni, anche di recente, ha parlato di alcune «affinità» che restano con i rappresentanti della galassia Maga. Sul piano domestico, è un tentativo per non scoprirsi a destra, dove incalza Roberto Vannacci.

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani

[…] dall’altro lato dell’Oceano le polemiche impazzano e funzionari anonimi hanno riferito al Washington Post il timore che la Casa Bianca punti a normalizzare l’utilizzo di strumenti antiterrorismo per reprimere l’attivismo di sinistra.

 

Allarmi rimbalzati anche nello Stivale. L’opposizione batte sul chiodo. «Dopo il berretto di Tajani al Board of Peace, ecco una nuova indecorosa missione fuori porta per raccogliere altri gadget elettorali made by Maga», commenta Enzo Amendola, ex ministro degli Affari europei e oggi deputato Pd.

 

Per la senatrice M5S Alessandra Maiorino, l’ipotesi di mandare un sottosegretario, «sarebbe inquietante, conferma l’affinità ideologica tra Meloni e Trump, un disperato tentativo della premier di rientrare nelle grazie del presidente americano». Avs ha già preparato un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni al ministro degli Esteri e alla premier. […]

 

2 - I DUBBI DEI PAESI UE E IL PRESSING DEGLI USA “RIUNIONE TRA MINISTRI”

Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per “la Repubblica”

 

giorgia meloni e donald trump al vertice nato di ankara - foto lapresse

Il segretario Rubio ospiterà una riunione ministeriale sulla rinascita del terrorismo politico il 16 luglio a Washington. Inviterà oltre 60 paesi da varie regioni, incluso l'emisfero occidentale, l'Europa e l'Asia».

 

L'enfasi va posta sulla parola "ministeriale", in questo commento che un portavoce del dipartimento di Stato ha rilasciato a Repubblica, mentre il governo italiano stava decidendo se partecipare e come al vertice contro i gruppi antifa in programma giovedì.

 

La nostra domanda riguardava in maniera specifica il livello della presenza, e la risposta faceva capire chiaramente quale fosse l'aspettativa dell'amministrazione Trump, a cui nel frattempo Roma si è adeguata inviando un sottosegretario. Passo importante e atteso dagli Usa, che il 13 novembre scorso avevano designato due gruppi italiani, la Federazione Anarchica Informale e il Fronte Rivoluzionario Internazionale, come organizzazioni terroristiche.

 

Il livello ministeriale però spiega anche l'importanza politica che Washington attribuisce a questa offensiva, proprio mentre il capo della Casa Bianca sta facendo della lotta ai comunisti di ritorno uno dei suoi argomenti chiave per non perdere le elezioni midterm di novembre.

 

marco rubio donald trump

L'incontro di giovedì, secondo il Washington Post, è stato pensato e voluto da Sebastian Gorka, zar anti-terrorismo dell'amministrazione Trump. Di origini ungheresi, nel primo mandato Gorka aveva lavorato alla Casa Bianca alle dipendenze di Steve Bannon.

 

Nella strategia anti-terrorismo pubblicata dall'amministrazione Trump a maggio, molta enfasi era stata posta sulla necessità di identificare e contrastare «i gruppi politici violenti e secolari, la cui ideologia è anti-americana, radicalmente transgender o anarchica, come Antifa», acronimo di antifascista.

 

antonio tajani e giorgia meloni alla camera foto lapresse

[…]  Durante una tavola rotonda tenuta ad ottobre dell'anno scorso, però, lo stesso Trump aveva avvertito che «abbiamo un serio problema di minaccia terroristica di sinistra nel nostro paese: radicali associati con i gruppi terroristici domestici antifa».

 

Un allarme che si collega ora a quello lanciato nelle ultime settimane sul ritorno dei comunisti, sfruttando la vittoria dei candidati democratici socialisti nelle primarie per le midterm. Infatti il vertice è stato organizzato con grande fretta nel giro di pochi giorni, mandando la "concept note" e la richiesta di confermare la presenza entro venerdì. […]

 

MARCO RUBIO - DONALD TRUMP - FOTO LAPRESSE

Il problema è che molti paesi europei non vedono la questione negli stessi termini e non ritengono di avere un'emergenza antifa. L'Italia ad esempio considera la Fai-Fri (riunisce Federazione anarchica informale e Fronte rivoluzionario internazionale) pericolosa ma con letalità bassa.

 

Gli europei temono che il vero scopo dell'amministrazione sia stabilire collegamenti tra i suoi oppositori interni di sinistra e gruppi terroristici stranieri, in modo da poterli perseguire con gli strumenti riservati a queste operazioni di sicurezza. Ciò attiverebbe sistemi di sorveglianza che scavalcherebbero le leggi ordinarie, per la necessità di contrastare una straordinaria minaccia terroristica in arrivo dall'estero.

 

le faccette di giorgia meloni vertice nato ad ankara 1

Secondo il Washington Post diversi paesi europei si sono rifiutati di partecipare, o hanno sollevato obiezioni, non perché prendano alla leggera la minaccia dell'estremismo di sinistra o di destra, come l'Italia che purtroppo ha alle spalle una drammatica stagione di terrorismo superata nel rispetto della Costituzione e delle sue leggi, ma perché temono la strumentalizzazione partitica di una questione così delicata.

 

Anche molti funzionari americani si sono opposti, perché temono che una volta superata questa linea rossa, nulla potrà impedire a future amministrazioni, anche democratiche, di usare gli strumenti anti terrorismo per perseguitare senza ragione gli oppositori politici.

GIORGIA MELONI DONALD TRUMP

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