giorgio emanuela perinetti

“MI DISSE CHE AVEVA UN TUMORE, INVECE ERA CONSUMATA DALL’ANORESSIA” – GIORGIO PERINETTI, EX DIRIGENTE DI ROMA, JUVE E NAPOLI, RACCONTA IN UN LIBRO IL DRAMMA DELLA FIGLIA EMANUELA SCOMPARSA A 33 ANNI NEL 2023: “NON HO VISTO ARRIVARE LA SUA CADUTA. MI TROVAVO DI FRONTE UN MURO. DOPO, MI È STATO SPIEGATO CHE NEGARE LA MALATTIA E DIRE BUGIE È LA PRIMA DIFESA DI CHI È COLPITO DALL’ANORESSIA. RIUSCII A PORTARLA AL SAN RAFFAELE PER UNA VISITA E LE DISSERO DI RICOVERARSI PER UN MESE, MA LEI SI RIFIUTO'. PURTROPPO, PER COSTRINGERE UN ADULTO CAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE AL RICOVERO, SERVE IL SUO CONSENSO. È DEVASTANTE SAPERE CHE TUA FIGLIA STA MORENDO E TU NON PUOI FARE NIENTE. SERVIREBBE UNA NORMATIVA DIVERSA, CHE PERMETTA AI GENITORI DI..." 

 

Candida Morvillo per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Emanuela Perinetti era una manager del marketing sportivo: progetti con brand e campioni, la stima di allenatori e dirigenti. Aveva solo 33 anni e, nella sua biografia, si rincorrevano nomi come David Trezeguet, Fabio Capello, Paulo Dybala. È morta il 29 novembre 2023, a Milano, di anoressia.

 

giorgio perinetti e la figlia emanuela

Nella sua storia c’è il ritratto di una generazione di giovani donne che corrono, corrono, mietono successi, hanno tutto, eppure, inspiegabilmente, cadono. «Non ho visto arrivare la sua caduta, non ho capito il suo dolore», dice ora suo padre Giorgio Perinetti, 73 anni, già dirigente alla Juventus, alla Roma, al Napoli, in tante squadre, e oggi direttore tecnico del Palermo.

 

Per anni, ha gestito giocatori anche nei momenti di crisi. Fu lui a dire a Diego Armando Maradona che era stato squalificato per doping. E ora, il suo tormento è non aver saputo affrontare la crisi di sua figlia. Racconta: «Di notte, ancora mi chiedo dove ho sbagliato, dove non ho capito».

 

Col giornalista del Corriere della Sera Michele Pennetti, ha scritto per Cairo Editore il libro Quello che non ho visto arrivare , in uscita oggi, in cui prova a ricostruire la vita, la malattia e il mistero di una figlia brillante che non è riuscito a salvare.

giorgio emanuela perinetti

 

 

 

Quando si è accorto che sua figlia stava male?

«Era Ferragosto. Io lavoravo ad Avellino, Emanuela era di passaggio a Napoli e pranzammo insieme a Mergellina.  Era di una magrezza preoccupante, ma da tempo la giustificava dicendo di avere un cancro che curava con la radioterapia. Quel giorno, mi spiegò che il 22 agosto si sarebbe operata a Montecarlo. Mi agitai, perché era invece previsto che si operasse a Milano a settembre e che ci fossi anch’io, ma lei si impuntò per farlo subito e da sola. Il 22, un amico mi mandò una foto da Montecarlo: Emanuela era a un evento col principe Alberto e Trezeguet, organizzato da lei. Lì, capii che qualcosa non tornava e iniziai a indagare».

 

 

 

E che cosa scoprì?

giorgio perinetti libro cover

«Un castello di bugie. Parlai col suo personal trainer, la sua psicologa, gli amici. Capii che il tumore non esisteva: era una copertura per evitare che io e la sorella le dicessimo che non mangiava. La affrontai e mi trovai di fronte un muro. Diceva che tutto era sotto controllo e che dovevo lasciarla in pace. Dopo, mi è stato spiegato che negare la malattia e dire bugie è la prima difesa di chi è colpito dall’anoressia».

 

 

 

Chi era in quel momento Emanuela, che vita aveva?

«Una giovane donna bella, elegante, caparbia che dopo la laurea era stata subito presa in Ernst & Young , e poi aveva seguito la sua vera passione: il calcio. Prima aveva fondato con Patricio Teubal una società.

 

Poi si era messa in proprio, curava progetti per grandi marchi e atleti. Lavorava tantissimo, non conosceva vacanze, sempre in viaggio, era una stakanovista, più di me.

 

Però, dopo la morte di mia moglie, nel 2015, aveva perso il suo punto di riferimento. Io cercavo di esserci, ma una madre con le figlie ha un legame più empatico, più continuo e io avevo sempre lavorato lontano da casa».

 

 

 

Si sta rimproverando qualcosa?

EMANUELA PERINETTI

«Negli ultimi tempi, mi chiedeva di lavorare con me. In pandemia, gli eventi si erano fermati e lei era rimasta a Milano da sola, senza poter lavorare. Deve essere stato così che ha smesso progressivamente di mangiare. Finito il lockdown, mi aveva chiesto di fare qualcosa insieme.

 

Mi diceva: Milano è troppo caotica, magari Torino è più tranquilla, perché non vieni anche tu? Mi era sembrato strano perché era sempre stata attenta a non passare “per la figlia di” ma non avevo capito che era un segnale, un bisogno di appoggiarsi al padre. Emanuela si mostrava forte, indipendente, ma in realtà stava chiedendo aiuto, si sentiva sola».

 

giorgio Perinetti

Aveva anche scelto un mondo in cui per una donna non doveva essere facile avere successo.

«Glielo dicevo sempre e lei: “Papà, ma io questa passione da qualcuna l’ho presa, no?”. Quando ero alla Roma era una bambina, ma veniva a vedere tutte le partite. Alla fine, voleva sempre tornare in pullman con la squadra a Trigoria. Si sedeva in braccio ad Aldair o a Peppe Giannini, Abel Balbo o a Francesco Totti, che la trattavano come una nipotina».

 

 Cosa succede quando l’affronta per dirle che sa che il tumore non esiste?

«Che riesco a portarla al San Raffaele per una visita e le dicono che deve immediatamente ricoverarsi per un mese, ma lei si rifiuta. Dice: io ho da fare, siete pazzi. Purtroppo, per costringere un adulto capace di intendere e di volere al ricovero, serve il suo consenso. Io ero schiacciato fra la burocrazia e il senso di impotenza e non potevo neanche contare su mia moglie.

 

È devastante sapere che tua figlia sta morendo e tu non puoi fare niente. Servirebbe una normativa diversa, che permetta ai genitori d’intervenire. Usciti dall’ospedale, abbiamo discusso, finché mi ha detto “mi curo, ma non qui”. Ha poi trovato un centro in zona Brera, l’Aba, ma era tardi».

 

 

Emanuela Perinetti

 

Che cosa intende per «tardi»?

«Volle venire a piedi. Ho poi scoperto che un altro segnale dell’anoressia è la mania di camminare per bruciare calorie. Arrivò stremata, senza forze, al punto che non riuscì a fare le scale, l’ho dovuta portare su a braccia: questa era la situazione a un mese dalla fine. Pochi giorni dopo, cadde in casa e non riuscì ad alzarsi.

 

Per portarla in ospedale, il medico dell’ambulanza si dovette inventare che, cadendo, aveva battuto la testa e doveva fare una Tac. Lì, però, con me, con la sorella e gli amici vicini, Emanuela riprese lentamente a mangiare. Il fisico, però, era troppo minato. Fu un altro trauma: vedevo che voleva vivere, la guardavo strappare la bresaola a piccoli morsi, ma era troppo tardi.

 

Una dottoressa mi chiese: “Ma lei è pronto? È preparato?”. E io: “Ma si può chiedere a un padre se è preparato a perdere la figlia?”».

 

giorgio perinetti ugo trani zdenek zeman foto di bacco

Non lo si è mai.

«Un padre spera sempre nel miracolo. Un giorno, Emanuela mi disse: “Papà, mi metti ansia. Vai dalla squadra, preferisco che non ci sei”. Col cuore spezzato, mi misi in macchina e corsi a Roma al santuario della Madonna del Divino Amore, vicino a Trigoria.

 

È stato un estremo tentativo. La fede andrebbe coltivata di più, perché ci aiuta in tutto il percorso; invece ce ne ricordiamo solo nei momenti tragici. Mentre ero via, Emanuela si aggravò.

 

giorgio perinetti ettore viola salvatore castello foto di bacco

Non sono riuscito a salutarla: è morta un’ora prima che arrivassi. Mia figlia ha deciso anche quello: mi ha allontanato, non voleva che vedessi la sua fine. Uno degli ultimi giorni, mi disse: “Ho visto mamma in sogno e mi ha detto che mi aspetta”. Lì, ho capito che l’avevo perduta».

 

 

 

Col senno di poi, perché si è ammalata?

«Ancora non so dirlo, ma la pressione sociale, con la necessità della performance e del controllo, esiste. La competitività crea uno stress assoluto, un bisogno di essere all’altezza. E a una donna si chiede anche di essere perfetta, elegante, curata: è il doppio di un uomo».

giorgio perinetti foto di baccogiorgio perinetti e ugo tranieusebio di francesco e giorgio perinettigiorgio perinetti antonio tempestilligiorgio perinettiraffaele ranucci e giorgio perinettiguido dubaldo e giorgio perinettigiovanni malago rudi garcia giorgio perinetti mauro baldissonigiorgio perinetti con ettore viola sulla terrazza dello zodiacoEmanuela Perinetti

Ultimi Dagoreport

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…

fabrizio corona pier silvio berlusconi giampaolo rossi

FLASH – TENETEVI FORTE: ORA INIZIA UNA VERA GUERRA TRA MEDIASET E RAI! – NON SOLO GLI UFFICI LEGALI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI STANNO RIVEDENDO, FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA, L’OSPITATA DI FABRIZIO CORONA A “LO STATO DELLE COSE”, ORA PIER SILVIO BERLUSCONI HA DECISO CHE LA RAI LA PAGHERA’ DURAMENTE PER TUTTO LO SPAZIO CONCESSO AI DELIRI DI “FURBIZIO” (CHE E’ STATO ACCOLTO IN PASSATO A “BELVE”, A “CIAO MASCHIO”, A “DOMENICA IN” E PIU’ RECENTEMENTE DA GILETTI ED E’ STATO VIDEOCHIAMATA DA FIORELLO A “LA PENNICANZA”) – LA VENDETTA DI “PIER DUDI” SI CONSUMERA’ NELLA SETTIMANA DI SANREMO, VERA CASSAFORTE DELLE CASSE RAI: CONTROPROGRAMMAZIONE AGGRESSIVA DA PARTE DI MEDIASET E, NEL SABATO DEL FESTIVAL, POTREBBE ANDARE IN ONDA MARIA DE FILIPPI - DALLA RAI SI CERCA UN ACCOMODAMENTO: LA SETTIMANA PROSSIMA, MASSIMO GILETTI DOVREBBE ANDARE IN ONDA CON UNA PUNTATA "RIPARATRICE" DOPO AVER DATO SPAZIO ALLE ESONDAZIONI DI CORONA...

john elkann andrea agnelli ardoino devasini juventus

FLASH – VOCI DA TORINO: JOHN ELKANN POTREBBE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI VENDERE LA JUVENTUS PER UNA CIFRA VICINA AI 2 MILIARDI DI EURO (DEVASINI E ARDOINO, I DUE PAPERONI A CAPO DI TETHER, IL COLOSSO DELLE STABLECOIN, AVEVANO OFFERTO 1 MILIARDO) - NEL CASO IN CUI L’AFFARE ANDASSE IN PORTO E I DUE CRIPTO-RICCONI RIUSCISSERO A PAPPARSI LA SOCIETA’, ANDREA AGNELLI POTREBBE ENTRARE NEL CAPITALE CON UNA PICCOLA QUOTA E AIUTARE NELLA GESTIONE DELLA SQUADRA: SAREBBE IL LINK CON LA FAMIGLIA AGNELLI E CON IL PASSATO "GOBBO”…

matteo salvini tedofori milano cortina

A PROPOSITO DI… SALVINI – IL CAPOSTAZIONE DELLA LEGA È ARRIVATO PUNTUALE NEL DIRE LA SUA SUI TEDOFORI DI MILANO CORTINA. UN CASO CHE HA PRESO “A CUORE” - PER LA CARNEVALATA ORGANIZZATA DA MALAGÒ, LO SPONSOR HA REALIZZATO ALTRETTANTE TUTE TERMICHE, BEN PRESTO FINITE IN VENDITA PER MIGLIAIA DI EURO NEI SITI DI “SECONDA MANO”. SE LA MORALE SPESSO NON URTASSE LE COSCIENZE, VERREBBE DA CHIEDERE AL MINISTRO SALVINI CON IL “CUORE IN MANO” SE QUELLE TUTE TERMICHE DATE AI TEDOFORI NON AVREBBERO POTUTO SALVARE LA VITA DEL VIGILANTE MORTO DAL FREDDO IN UN CANTIERE OLIMPICO A CORTINA…

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO