michieletto venezi

"IL CASO VENEZI? LA SPILLETTA DI PROTESTA DEGLI ORCHESTRALI È STATO UN GESTO FORTE. SARÀ DIFFICILE DIRIGERE IN QUELLE CONDIZIONI” – IL REGISTA D’OPERA DAMIANO MICHIELETTO SULLE POLEMICHE CHE HANNO INVESTITO LA DIRETTRICE MUSICALE DEL TEATRO, LA MELONIANA “BEATROCE” VENEZI: “STA A LEI ESSERE IN GRADO DI RICUCIRE EVITANDO L’ARROGANZA. IL DIRETTORE D’ORCHESTRA È LA FIGURA CHE INCARNA L’ARMONIA IN UN TEATRO” -  IL DIALETTO VENETO (“LA MIA LINGUA”), NETREBKO IN PIGIAMA ALLE PROVE, LA BOHÈME “ISPIRATA AD AMY WINEHOUSE”- IO PROVOCATORE? È UN BEL VERBO CHE SIGNIFICA PORTARE FUORI UNA VOCE. ANCHE SCANDALOSO HA UNA BELLA ETIMOLOGIA, È QUALCOSA CHE TI FA INCIAMPARE, LO TROVO SANO. DA REGISTA DICO CHE…”

 

Valerio Cappelli per corriere.it - Estratti

 

 

Damiano Michieletto ha 50 anni ed è il regista d’opera italiano più quotato all’estero. In 23 anni, ha firmato 84 spettacoli: Europa, Australia, Cina, Nord e Sud America. «Mi manca il Met di New York», dice. Ma non sarà per molto. Amato da chi non entra all’opera come al museo delle cere, in Italia lo zoccolo duro dei tradizionalisti non lo ama. 

MICHIELETTO VENEZI

Il prossimo 7 dicembre per la prima volta sarà regista alla Scala per l’aperturaOtello di Verdi. Il 6 febbraio alle Olimpiadi invernali Cortina-Milano è nel team creativo della cerimonia d’apertura. Al cinema ha girato Primavera, su Vivaldi e la sua allieva, che ha incassato 2 milioni. «Non era scontato». Della sua vita non artistica si sa pochissimo, al punto che alcuni dicono che sia nato a Venezia, altri in un paesino chiamato Scorzè.

 

(...)

A casa si parlava in...

«Dialetto veneto, è la mia lingua, il mio istinto, nel tempo ho fatto pace col mio accento così marcato. Mi è rimasto addosso il senso pratico, la concretezza. Mio nonno contadino diceva: aspettiamo in pace gli eventi. Voleva dire, dopo aver lavorato la terra e la semina, aspetta che le piante vengano su».

Libri in casa?

«Pochi. Avevo un giradischi, l’ho consumato per la musica che ascoltavo. Pop, Jesus Christ Superstar, che non sapevo minimamente cosa fosse, o i cori alpini: la passione per il canto è familiare».

 

damiano michieletto 4

Lei in cosa è rimasto un provinciale?

«In certe cose come la gratitudine, anche nelle minime cose dico grazie cento volte, e l’umiltà, il fare senza sbandierare. Lo svantaggio è che se ti poni con la mentalità da provinciale non sbatti mai i pugni sul tavolo, e al lavoro ogni tanto devi farlo. Sono sempre alla periferia delle cose, è la provincia».

 

Dov’è casa sua?

«Non ho una risposta. A Roma ho preso casa, e poi a Treviso. È un tema che mi fa soffrire. Sono molto nomade. Mi sembra casa Milano quando sono a Milano. Cerco di sentirmi a casa dove sto. Sono divorziato, ho due figli».

La musica e il teatro?

«Li usavo per buttare fuori le emozioni che nel privato facevo fatica a comunicare. Ho frequentato la scuola Paolo Grassi di Milano. Seguivo i corsi sia come attore che come regista. Non avevo le idee chiare. Non volevo lavorare nello spettacolo più di tanto. Ho cominciato suonando la chitarra e scrivendo testi. Ho vinto un concorso, premiato da Red Canzian dei Pooh, che è di Treviso, e da Ivana Spagna. Scrivo ancora canzoni per i matrimoni degli amici, per quello di Paolo Fantin, il mio scenografo, ho scritto una canzone strappalacrime».

 

La sua prima regia?

«Nel 1999 a Milano, uno spettacolo con lo Stabile del Veneto in dialetto e parallelamente Histoire du Soldat con l’Orchestra Verdi. Cercavano qualcuno dalla Paolo Grassi. Lo feci come se fosse lo spettacolo della mia vita. Mi richiamarono per uno spettacolo per bambini. Ho il pallino di acchiappare l’attenzione del pubblico».

Cosa mise in scena?

primavera - tecla insolia damiano michieletto michele riondino

«L’Arca di Noé di Britten, la barca veniva sollevata da tanti palloncini, si muoveva sopra le teste dei bambini. Avevo il camerino di Riccardo Chailly, all’epoca direttore dell’Orchestra Verdi, non sapendo dove metterli, li appesi alle pareti. Lui entrò, stupito».

 

 

Lei lavora più all’estero.

«Il mio vero debutto avvenne nel 2003 a Wexford, in Irlanda, per Il barbiere di Siviglia. Vinsi il premio del festival: 5000 euro. Il mio compenso era la metà. Mi dissi, ma allora si può vivere de ‘sta roba qua. Da lì mi chiamò il Rossini Opera Festival. Con La gazza ladra nel 2007 vinsi il premio Abbiati della critica. Nel cast del Barbiere c’era Simone Alberghini, che era fidanzato con Anna Netrebko, già abbastanza famosa».

damiano michieletto

La ritrovò a Salisburgo.

«Nel 2012, quando debuttai in quel festival con La bohème dove lei era una Mimì che si butta via, consumata dalla sensibilità. Mi ero ispirato ad Amy Winehouse, le calze sdrucite, il trucco esagerato, la camminata a strappi. Io debuttavo a Salisburgo, Anna era una star. Non fece una piega. Alle prove ogni tanto veniva con un pigiama griffato».

 

Lei è un regista spinto.

«Non ero strutturato per far parte di questo mondo. Sono passati 25 anni, beh, non sono pochi. Tu hai portato un cambiamento nella regia, mi dicevano. Non mi rendevo conto, era il mio istinto, non una strategia. Non ho mai fatto l’assistente di nessuno».

All’estero sono più aperti?

«Il melodramma in Italia, forse perché è nato qui, lo trattiamo come un figlio, siamo iperprotettivi. All’estero non lo vedono così. La differenza principale è il mondo tedesco. Ma ricordiamoci che la regia lirica da noi è recente, è nata con Visconti e poi Strehler. Ho una forte componente italiana legata alla narrazione e a un senso estetico che si mescola a uno spirito irriverente».

 

Quando le danno del provocatore?

damiano michieletto

«È un bel verbo che significa portare fuori una voce, ti senti chiamato in causa, prevede una reazione. Questo secondo me è il teatro, un dialogo tra platea e pubblico. Anche scandaloso ha una bella etimologia, è una pietra di inciampo, qualcosa che ti fa inciampare, lo trovo sano. Esci dal quotidiano. I greci scolpirono nel marmo i teatri per celebrare la collettività e scrivevano di Medea, donna che uccide i suoi figli, una storia provocatoria e scandalosa».

 

Il ruolo da regista, in questa dinamica, qual è?

«Arrivo a dirti che il regista non è necessario, nasce perché il teatro d’opera era già in crisi. L’opera lirica celebra il passato, l’unico modo per uscire da questo circolo è produrre cose inedite».

Che però spesso nascono e muoiono dopo la prima.

damiano michieletto

«A volte sì, a volte no. I compositori hanno le loro colpe per non aver più cercato il dialogo col pubblico. I capolavori sono storie che non moriranno mai e non finiranno con noi, vanno fatti ma non ci si può accontentare solo di quello, con un atteggiamento rinunciatario e rassegnato. Tutto è in evoluzione, ci sono stati grandi progressi tecnologici. La tradizione deve essere intesa come un trampolino, non come legame col passato. L’opera devi ricrearla, non è un quadro che appendi».

 

 

Lei, innovatore all’opera, al cinema ha esordito con un film classico.

«Non potevo dire che Primavera è il risultato di 25 anni di lavoro. Avrei sbagliato se avessi applicato una ricetta o un marchio. Il prossimo film sarà diverso».

 

Lei, veneto, cosa pensa del caso Venezi alla Fenice?

beatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisa

«La spilletta di protesta appuntata sul frac al concerto di Capodanno è stato un gesto forte. Sarà difficile dirigere in quelle condizioni. Sta alla Venezi essere in grado di ricucire questa divisione e rappresentare un teatro unito, evitando l’arroganza. È un teatro che amo, dove torno in aprile per Wagner, spero di trovarlo unito e orgoglioso. Il direttore d’orchestra è la figura che incarna l’armonia in un teatro».

 

(…)

E l’Otello scaligero del 7 dicembre?

«È un traguardo, me lo sono guadagnato pezzetto per pezzetto, dopo quattro regie alla Scala. A volte mi sono preso i miei fischi. Ma ho creato una mia credibilità. Come diceva mio nonno, aspettiamo in pace gli eventi».

primavera - film diretto da damiano michielettolohengrin by michieletto all opera di roma 2damiano michieletto stefano accorsibeatrice venezi presenta la sua Carmen al teatro Verdi di Pisadamiano michielettoFalstaff - regia di Damiano Michieletto - opera di Dresdadamiano michieletto 12stefano accorsi damiano michieletto

 

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO