raggi marino

LA MIGLIORE ASSICURAZIONE PER LA RIELEZIONE DI GUALTIERI? LA STRANA ALLEANZA RAGGI-MARINO CHE SI RITROVANO UNITI PER SABOTARE LA CORSA DELL’ATTUALE SINDACO ALLA RICONFERMA IN CAMPIDOGLIO – I DUE EX PRIMI CITTADINI DI ROMA SONO LEGATI DA UNA VERA AVVERSIONE NEI CONFRONTI DEL PD- LA PENTASTELLATA RAGGI HA DETTO CHE NON FARÀ MAI CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SUO SUCCESSORE, MARINO INVOCA LE PRIMARIE – CONTE SPIEGA CHE LA DECISIONE DEL M5S SARÀ PRESA A TEMPO DEBITO...

 

Simone Canettieri per corriere.it - Estratti

 

 

C'eravamo tanto detestati. Di più: accusati e perfino sbertucciati. E ora, oplà, eccoci: entrambi sulla stessa sponda del Tevere contro la ricandidatura di Roberto Gualtieri in Campidoglio.

 

raggi marino

È la parabola di Virginia & Ignazio, Raggi & Marino: la strana coppia. I due quasi alleati, più o meno consapevoli, che non ti aspetti. Per l'eterogenesi dei fini gli ex sindaci di Roma sono legati da una certa avversione nei confronti del Pd, vissuto come un dolore intercostale. Che poi si declina, per esempio, sul no al termovalorizzatore, ma anche sul nuovo stadio della Roma a Pietralata. Per loro, battitori liberi nelle rispettive formazioni politiche, il Nazareno è come il rosso per i tori della corrida: testa bassa e attaccare. Olè.

 

D'altronde la caduta dell'ex chirurgo dem avvenne - era il 30 ottobre del 2015 - proprio per firma della sua maggioranza che si dimise in blocco dal notaio il giorno in cui uscì la notizia che la Procura di Roma l'aveva indagato per la vicenda degli scontrini (da cui sarà poi assolto), dopo un esposto del M5S. Ovvero della pattuglia capitanata da Virginia Raggi che l'anno dopo, in carrozza, indosserà la fascia tricolore ricamata con i fili dell'onestà onestà. Sarà lo spin off - con Chiara Appendino a Torino - della stagione pentastellata al governo dell'Italia.

 

Si parla di questi due ex sindaci - ce n'è un altro, Gianni Alemanno, in carcere a Rebibbia - perché si sono espressi con il pollice verso sul bis di Gualtieri nel 2027.

 

raggi marino

Raggi, tornata a sedere in Campidoglio sui banchi dell'opposizione, ha detto che non farà mai campagna elettorale per il suo successore: non lo sosterrà, questione di metodo e merito. In una parola: coerenza. Marino, eletto in Europa con Avs tendenza Verdi, un giorno sì e l'altro pure attacca Gualtieri e adesso se n'è uscito dicendo che per le prossime Comunali serviranno le primarie. Ovvero: mi ricandido. Ergo: voglio tornare, in pieno stile Conte di Montecristo o Lucio Quinzio Cincinnato, fate voi.

 

La riemersione di questi due ex protagonisti della politica romana - e non solo - sta creando una serie di grattacapi ai rispettivi partiti. In generale le loro rispettive uscite contribuiscono a rendere frizzantina la lunga campagna elettorale che attende la Capitale. Angelo Bonelli, co-leader di Avs, a proposito di Marino dice che «evocare le primarie non è un'eresia: poi deciderà la coalizione, certo». Dalle parti del M5S di Giuseppe Conte si prende tempo perché prima ci sono altre sfide elettorali, spiegando che la decisione del M5s sarà presa a tempo debito: ogni giorno ha la sua pena.

 

raggi marino

Piccole note a margine di questo nuovo romanzo Capitale: Gualtieri è stato ministro dell'Economia del governo Conte II, il governo Draghi nel 2022 cadde formalmente perché il M5s non era a favore del termovalorizzatore di Roma.

 

Dettagli? Non proprio. Segno che il campo largo sotto la Lupa rischia di essere un'opzione complicata, anche se quasi obbligatoria se passerà il ddl della maggioranza che cambierà le regole dei ballottaggi: chi supera il 40 per cento vince, senza doppio turno. Dal centro, poi, la vedono così: «La formula del campo largo è una somma algebrica di partiti che dimostra spesso i suoi limiti. Le alleanze civiche si possono fare, ma se basate su programmi coerenti», dice Antonio De Santis, consigliere comunale di Azione.

 

Insomma a sinistra il sabba sul Campidoglio è già partito. Gualtieri studia gli scenari e pensa alle mosse di chi lo ha preceduto a Palazzo Senatorio con un senso di comprensibile fastidio. Anche perché nel frattempo il centrodestra, cioè Giorgia Meloni, non ha ancora sciolto la riserva sul nome su cui puntare.

 

 

(...)

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