lea massari

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - CHE BELLA CHE ERA LEA MASSARI, CHE SE N’È ANDATA A 91 ANNI. CERTO. SE LA DOVEVA VEDERE CON STAR DEL CALIBRO DI SOPHIA LOREN, CLAUDIA CARDINALE, VIRNA LISI, MONICA VITTI, MA LEA MASSARI AVEVA UNA SUA LUCE PARTICOLARE. CI SEMBRAVA MENO POPOLARE, PIÙ TRASGRESSIVA, PIÙ ELEGANTE E SEXY DI QUASI TUTTE. E NON AVEVA ALLE SPALLE UN MARITO O UN AMANTE POTENTE PRODUTTORE CHE LA IMPONEVA AI REGISTI - AL PUNTO CHE ALLA FINE DEGLI ANNI ’60, SI SCONTRÒ COL MONDO DEL CINEMA ITALIANO, DICHIARANDO ALLA STAMPA CHE ERA IMPOSSIBILE AVERE RUOLI PER CHI NON AVESSE FATTO PARTE “DEL CINEMA A CONDUZIONE CONIUGALE” E PREFERÌ GIRARE IN FRANCIA… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

lea massari

Che bella che era Lea Massari. Certo. Se la doveva vedere con star del calibro di Sophia Loren, Claudia Cardinale, Virna Lisi, Monica Vitti, per pensare solo alle star italiane, ma Lea Massari aveva una sua luce particolare. Ci sembrava meno popolare, più trasgressiva, più elegante e sexy di quasi tutte. E non aveva alle spalle un marito o un amante potente produttore che la imponeva ai registi.

 

Al punto che negli anni ’70 preferì girare in Francia, dove era molto amata, e la chiamavano Massarì, alla francese, come Michel Piccoli. Un percorso, non sempre facile, che inizia da ragazzina con “I sogni nel cassetto” di Renato Castellani, dove era la fidanzatina ideale dei ragazzi italiani, e finisce, diciamo, con “Allonsanfan” dei Taviani, dove torna tra le braccia di Marcello Mastroianni, qui pavido e traditore come tutti i maschi, per una notte d’amore.

lea massari

 

A vederli insieme sembra che abbiano girato chissà quanti film insieme. E invece no. Anche se Lea Massari, prima dell’arrivo di Anouk Aimée, doveva essere la moglie di Marcello in “8 ½”. Magari la sua carriera sarebbe cambiata. Chissà. In mezzo a questi due film, “I sogni nel cassetto” e “Allonsanfan”, che legano la generazione dei nostri fratelli maggiori alla nostra, troviamo titoli di grande qualità e grandi successi popolari, “Il Rugantino” con Nino Manfredi e Aldo Fabrizi a teatro, “I Karamazov” e “Anna Karenina” in tv.

 

lea massari  soffio al cuore

Perché Lea Massari, romana di Monteverde, che se è andata, nella sua casa dei Parioli, a 91 anni, dopo qualcosa più di trent’anni di ritiro dalle scene, aveva girato film di qualità con tutti i registi italiani e francesi, a fianco di tutte le grandi star maschile del dopoguerra. Da “Una vita difficile” di Dino Risi con Alberto Sordi, dove è una moglie meravigliosa e sempre dalla parte giusta dell’italiano medio che troverà coraggio solo alla fine del film, a “L’avventura” di Michelangelo Antonioni con Gabriele Ferzetti e Monica Vitti, dove è l’amica scomparsa di Ferzetti.

lea massari e benoit ferreux soffio al cuore

 Da “Il colosso di Rodi” di Sergio Leone con Rory Calhoun a “Le soldatesse” e “La prima notte di quiete” di Valerio Zurlini con Alain Delon. Da “Proibito” di Mario Monicelli con Mel Ferrer a “L’amante” di Claude Sautet con Michel Piccoli e Romy Schneider. Toccò poco, ma bene, la televisione, con sceneggiati di grande successo, come “Marianna Sirca”, “Anna Karenina”, “I fratelli Karamazov” o “I promessi sposi”, dove fu una memorabile Monaca di Monza.

 

lea massari

Di solito doppiata nei film italiani, da attrici come Adriana Asti, Valeria Valeri, Lydia Simoneschi, Rita Savagnone, e non capiamo francamente perché, magari aveva una voce un po’ particolare, era molto amata in Francia, dove fece film importanti e sempre con la voce sua.  Colme “Colpo al cuore” di Louis Malle, che fece scandalo, una storia di incesto tra una madre e un figlio che le procurò l’accusa di oscenità, “Il ribelle di Algeri” con Alain Delon, “La femme en bleu” di Michel Deville, “La corsa della lepre attraverso i campi” di René Clement, “Il poliziotto della brigata criminale” con Jean-Paul belmondo, “Caccia al montone”, “Un battito d’ali dopo la strage”.

 

lea massari, robert hossein

 Nata come Anna Maria Massatani a Roma, di buona famiglia, padre ingegnere, una gioventù passata tra Spagna, Svizzera, Francia, aveva studiato architettura, quando venne notata come modella da Piero Gherardi, costumista e scenografo, che la propose a Mario Monicelli come giovane protagonista da affiancare a Amedeo Nazzari e Mel Ferre in “Proibito”, proto-western girato in. Sardegna.

 

Ma il pubblico la amò di più in “I sogni nel cassetto” di Renato Castellani, dove prese il nome di Lea in onore del su opromesso sposo Leo, morto in un incidente di macchina, e dove è doppiata da Adriana Asti. La conferma del suo talento arriva con i film successivi, “L’avventura” di Michelangelo Antonioni, “La giornata balorda” di Mauro Bolognini, “Una vita difficile” di Risi, “le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy.

luciano lutring lea massari maurizio costanzo bonta loro

 

 Perde il ruolo di moglie del protagonista, Marcello Mastroianni, in “8 ½” di Federico Fellini. Ruolo che andrà a Anouk Aimée, bellezza, come quella della Massari, sofisticata, alto borghese. Proprio sul set di “Allonsanfan” la Massari ricordò la storia di “8 ½”: “Fellini mi aveva fatto un provino imponendomi un seno finto enorme, una gonna di pesante panno beige, una parrucca nera alla Sofonisba. Tutto andò benissimo e Fellini disse che era bellissima. Ma ancora vorrei chiedergli perché il film non me lo fece fare”.

lea massari e rory calhoun il colosso di rodi

Alla fine degli anni ’60, si scontrò col mondo del cinema italiano, dichiarando alla stampa che era impossibile avere ruoli per chi non avesse fatto parte “del cinema a conduzione coniugale". I riferimenti erano chiari. La Massari, sposata con il pilota di aerei Carlo Bianchini, non aveva un marito produttore del peso di Carlo Ponti o Dino de Laurentiis o Franco Cristaldi. Così doveva accontentarsi di ruoli minori, western, come il curioso “lo voglio morto” di Paolo Bianchini con Craig Hill. O della Francia.

lea massari  soffio al cuore

 

Dove però diventa una vera e propria star negli anni ’60 e soprattutto ’70. Gira con Yves Montand, Delon, Belmondo, Piccoli, Ventura, Bouquet, Bozzuffi. Tra i suoi film internazionali ricordiamo anche “La città prigioniera” di Joseph Anthony con Ben Gazzara e “Questo impossibile amore” di John Frankenheimer con Alan Bates e Dominique Sanda. Vince molti premi, un David per il modesto “I sogni muoiono all'alba" di Cras e Craveri dalla commedia anti-comunista di Indro Montanelli, una une Étoile de Cristal per “La corsa della lepre attraverso i campi” di René Clément, un Ruban d'argent per “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi.

 

Negli anni ’80 inizia a girare meno film, la ricordiamo in “Segreti, segreti” di Giuseppe Bertolucci, e un “Viaggio d’amore” di Ottavio Fabbri con Omar Sharif e Ciccio Ingrassia che è il suo ultimo film. Basta così. A 57 anni si ritira per sempre dal mondo dello spettacolo. Personalmente la ricordo in una cerimonia dei Telegatti, credo nel 1989. Seduta accanto a me e a Enrico Ghezzi, autori di Blob. Ancora stupenda. 

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