luigi carbone consiglio di stato

NEL PASTROCCHIO DEL CONSIGLIO DI STATO NON C’ENTRA SOLO LA POLITICA MA ANCHE IL CORPORATIVISMO – SERGIO RIZZO LEGGE TRA LE RIGHE DELLA BOCCIATURA DI LUIGI CARBONE COME PRESIDENTE “AGGIUNTO” DEL CONSIGLIO DI STATO: “È FRUTTO DI SPINTE CORPORATIVE INTERNE E PRESSIONI POLITICHE. CON QUESTE ULTIME CHE HANNO FUNZIONATO EGREGIAMENTE DA DETONATORE. PROVA NE SIA LA CIRCOSTANZA CHE LE GRANDI MANOVRE INTERNE PER FAR MATERIALIZZARE ALTERNATIVE ALL’ASCESA DI CARBONE ERANO COMINCIATE BEN PRIMA DELL’ENTRATA A PIEDI UNITI DEL GOVERNO NELLA CONTESA…”

Estratto dell’articolo di Sergio Rizzo per “MF”

 

luigi carbone

Inutile scandalizzarsi, verrebbe da commentare assistendo alla controversia scoppiata per la nomina del presidente «aggiunto» del Consiglio di Stato che abbiamo raccontato nei giorni scorsi.

 

Non è una novità che la politica voglia mettere becco in una investitura così importante: il presidente «aggiunto» è per una regola non scritta destinato a subentrare al presidente in scadenza. Il che avverrà fra un anno esatto, quando Luigi Maruotti compirà 70 anni.

 

Non è una novità nemmeno che i magistrati, rivendicando indipendenza e autonomia, difendano il criterio dell’anzianità per una scelta tanto cruciale. Ma la differenza, non di poco conto, qui è la forma che ha preso uno scontro, finito per la prima volta sotto i riflettori. Con modalità assolutamente imprevedibili.

 

luigi maruotti

Accade che alla vigilia della designazione preliminare del presidente «aggiunto» da parte del Consiglio di presidenza, organo di autogoverno della giustizia amministrativa presieduto dal presidente del Consiglio di Stato, il medesimo presidente sia convocato a Palazzo Chigi.

,

E subito dopo colui che dovrebbe assumere l’incarico di presidente «aggiunto» in base all’anzianità di ruolo, Luigi Carbone, venga bocciato clamorosamente con il voto segreto.

 

Francesco Barra Caracciolo

Prendono a circolare voci secondo cui il governo di Giorgia Meloni gli preferisce Luciano Barra Caracciolo, che nel primo governo di Giuseppe Conte è stato sottosegretario con il ministro leghista Lorenzo Fontana, attuale presidente della Camera. E non nasconde le proprie simpatie per la destra.

 

Le pressioni politiche avrebbero così raggiunto lo scopo, se è vero che la candidatura di Carbone è ormai da considerarsi bruciata. Anche se non si può escludere, in questo esito apparentemente clamoroso, un’influenza interna. Di natura strettamente corporativa.

 

Carbone è il consigliere di Stato con la maggiore anzianità di ruolo, ma anche il più anagraficamente giovane. Se il prossimo anno diventasse presidente, potrebbe occupare quella poltrona addirittura per sette anni e mezzo. Troppo. Per trovare una durata alla presidenza superiore bisogna tornare indietro di quarant’anni, a Giorgio Crisci: presidente dal 1986 al 1995.

 

LUIGI CARBONE

Ecco perché la bocciatura di Carbone è probabilmente frutto di un combinato disposto fra le spinte corporative interne e le pressioni politiche. Con queste ultime che hanno funzionato egregiamente da detonatore. Prova ne sia la circostanza che le grandi manovre interne per far materializzare alternative all’ascesa di Carbone erano cominciate ben prima dell’entrata a piedi uniti del governo nella contesa.

 

Un segnale, la mossa di uno dei membri laici dell’organo di autogoverno durante la riunione della commissione precedente alla seduta plenaria del Consiglio di presidenza. Giovanni Doria, eletto dal Senato per conto di Fratelli d’Italia, aveva proposto il nome di Ermanno De Francisco.

 

È l’ex capo dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi durante i due governi di Giuseppe Conte, il quale aveva già stabilito con lui un solido rapporto all’epoca in cui era membro laico del Consiglio di presidenza, eletto per volontà del Movimento 5 Stelle: incarico che gli avrebbe poi spianato la strada alla presidenza del consiglio.

 

PALAZZO SPADA SEDE DEL CONSIGLIO DI STATO

La candidatura di De Francisco in quell’occasione non ebbe riscontri e fu ritirata. Ma rappresentò comunque un elemento di disturbo capace in questo frangente di mettere in crisi il principio apparentemente inossidabile dell’anzianità di ruolo. Di tutto questo ovviamente nel comunicato dei sindacati del Consiglio di Stato non si parla.

 

[…]

 

Comunque vada a finire, la vicenda suggerisce alcune riflessioni. La prima è che in una magistratura come il Consiglio di Stato, per sua natura più vicina al Palazzo considerando che è il bacino dal quale i ministri prelevano i loro più stretti collaboratori, lamentarsi delle ingerenze della politica può anche far sorridere. Colpisce la forma in questo caso, ma la sostanza rimane.

 

Luigi Carbone

Di conseguenza la seconda riflessione è che l’anzianità non può essere considerata una barriera a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza. I consiglieri più anziani di solito sono proprio quelli che hanno avuto rapporti più profondi con il mondo politico: anche con incarichi, quelli sì, davvero politici, di ministri e sottosegretari.

 

Su tutte però la terza riflessione. Ha senso che ogni magistratura diversa da quella ordinaria abbia un proprio organo di autogoverno? Ce l’hanno i magistrati amministrativi, contabili, tributari e perfino militari. […] Non sarebbe arrivato il momento, per ribadire e rafforzare l’indipendenza di ogni magistratura, di ricondurle tutte all’unico organo di autogoverno previsto dalla Costituzione, ossia il Csm?

Luigi Carbone

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…