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SE NE E’ ANDATO...VENENDO! ORGE E COCAINA, LA MISTERIOSA FINE DELL'EX TENNISTA AUSTRIACO HORST SKOFF, CHE FU TROVATO MORTO (DI INFARTO) A AMBURGO, NEL QUARTIERE A LUCI ROSSE DI ST. PAULI, A 39 ANNI – IL RACCONTO DELLE ULTIME, FOLLEGGIANTI ORE CON DUE PROSTITUTE: GABI E ROBERTA, QUEST’ULTIMA DOMINATRICE SESSUALE PER 500 EURO – “SONO ESPERTA IN TUTTI GLI ASPETTI DEL SESSO SADOMASO, MA QUESTO CLIENTE MI HA FATTO VENIRE LA PELLE D’OCA. ALL’INIZIO PARLAVA DI BONDAGE NORMALE. MA POI HA VOLUTO GIOCHI SESSUALI ESTREMI. GLI È STATO INSERITO UN CATETERE E ABBIAMO GIOCATO CON AGHI E PINZE. QUANDO I SUOI DESIDERI DIVENNERO SEMPRE PIÙ RIPUGNANTI, INTERRUPPI IL RAPPORTO. NON VOGLIO DIRE COSA PRETENDESSE. MA NON VOLEVO ESSERE RESPONSABILE DI QUESTE PRATICHE. A UN CERTO PUNTO HA AVUTO UN ATTACCO ED È…” - VIDEO

 

Da ilnapolista.it

 

Il tennis è percepito come uno sport glamour grazie alla sua storia in club esclusivi, alla sartorialità e alla raffinatezza delle sue ambientazioni. Oggi i tennisti sono icone di stile globale, attirando brand di lusso e trasformando ogni partita in un evento visivo. In questa rubrica, che avrà cadenza mensile, invece racconteremo il suo lato oscuro, quello più doloroso e buio. Spesso sconosciuto. E cominciamo da Horst Skoff tennista austriaco degli anni Novanta.

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Numero civico 62 di Hammer Steindamm, Amburgo, ore 5.30 del 7 giugno 2008, la temperatura è mite e la prima luce comincia a far riapparire piano la città; una signora delle pulizie sta iniziando il proprio turno di lavoro ancora assonnata mentre le prostitute chiudono le finestre e vanno a riposare, quando la donna vede in un cortile interno un corpo molto grosso pensa si tratti di qualcuno che dorme o è svenuto per l’alcol, all’inizio non si spaventa, succede spesso da quelle parti, specie al mattino, ma, avvicinandosi, si rende conto che l’uomo a terra è in gravi condizioni.

 

 Ha il naso rotto, la mascella blu, l’occhio destro insanguinato e un ematoma sulla parte sinistra del petto. Forse è un omicidio, la donna, allarmata, chiama la polizia. La polizia arriva, poco dopo sopraggiunge l’ambulanza. I soccorsi tentano di rianimare lo sconosciuto per quasi un’ora, una volta stabilizzato viene trasportato all’Asklepios Klinik St. Georg, l’ospedale più vicino al quartiere St Pauli, dove però muore. La salma viene trasportata all’Universitätsklinikum Hamburg-Eppendorf, per l’autopsia.

 

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Questa è una delle versioni, c’è anche quella che vuole il moribondo trovato in un locale a luci rosse, poi in un club d’incontri nel quartiere di St. Pauli; un’altra ancora, invece, afferma che venne soccorso in una stanza d’albergo. Sui morti, purtroppo, si fanno sempre troppi pettegolezzi, proprio non si riesce a tacere.

 

Dal Berliner Morgenpost dell’8 giugno 2008

 

“L’ex tennista di fama mondiale Horst Skoff è morto sabato sera all’età di 39 anni. Secondo l’emittente austriaca ORF, l’atleta austriaco ha avuto un infarto durante un viaggio d’affari ad Amburgo ed è morto in un ospedale della città anseatica. Skoff si trovava in Germania alla ricerca di sponsor per un evento. Avrebbe compiuto 40 anni il 22 agosto.

 

Secondo fonti austriache vicine a Skoff, l’ex atleta, che aveva recentemente sofferto di problemi di peso, presentava insolite lesioni facciali. Sarà quindi eseguita un’autopsia su Skoff”.

 

Infarto al miocardio, referto ufficiale. Secondo una delle tante ipotesi, appena Skoff si accascia nel locale la prima reazione dei presenti è di non chiamare i soccorsi, per timore di ripercussioni legali il corpo viene trascinato fuori per far sembrare che il malore sia avvenuto in strada.

 

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Negli anni Settanta il serial killer Fritz Honka operava proprio nel ventre molle del quartiere St. Pauli, frequentando il pub Zum Goldenen Handschuh (Il Guanto d’Oro), a pochi minuti a piedi da dove è stato trovato Skoff. Honka attirava donne emarginate nella sua mansarda per poi ucciderle, nascondendo i resti nelle pareti dell’edificio.

 

L’atmosfera Honka, fatta di solitudine, eccessi e luoghi nascosti dietro facciate anonime, è ancora presente nel quartiere al momento della morte di Skoff. Sono posti intorbiditi da esistenze al macero che imputridiscono al chiuso, sono luoghi di tenebra, dove la vita si trascina come un vizio da consumare in fretta.

 

Le analisi tossicologiche rivelano tracce di cocaina assunta poco prima della morte da parte dell’ex tennista. In famiglia aveva detto di essere in cerca di investitori per la Horst Skoff Cup; dopo il ritiro era tornato in Carinzia e per un po’aveva fatto l’agricoltore ma senza successo, aveva poi aperto la Horst Skoff Academy e ad Amburgo era socio onorario del Tennisklub Klipper. Intanto aumentava di peso, arrivando a morire con 113 chili di infelicità addosso.

 

Aveva giocato le sue ultime partite il 16 agosto 1999 a Sylt, Germania, contro il portoghese João Cunha-Silva, un veterano del circuito Challenger. Skoff perse in due set con il risultato di 4-6, 3-6 quando ormai era scivolato oltre la 400ª posizione del ranking Atp. Il match mostrò che non aveva più il passo per competere ai livelli che lo avevano portato a essere numero 18 al mondo; poco dopo scese in campo anche per il torneo di doppio in coppia con il connazionale Ingo Neumüller, perdendo negli ottavi contro i tedeschi Grambow e Kunth.

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Nonostante fosse la sua ultima partita, Skoff mantenne fino all’ultimo un gioco basato sulla solidità da fondo campo e un rovescio a una mano molto classico ma era ormai un tennista spento, i problemi fisici e l’aumento di peso resero impossibile contrastare chiunque.

 

Pochi mesi prima della morte Skoff aveva vinto una lunga causa, nel 1997 l’Atp lo aveva accusato di aver tentato di scambiare le proprie provette di urina con quelle di un’altra persona o, secondo altre versioni, di essersi rifiutato di fornire un campione sufficiente durante il torneo Challenger di Ostenda, in Belgio.

 

Perse il maggiore sponsor austriaco, l’Almdudler, la bevanda nazionale per eccellenza, una gassata analcolica alle erbe alpine. Skoff non accettò mai queste imputazioni, sostenendo la propria innocenza. Dopo dieci anni si era scoperto che aveva effettuato il test, ma che gli addetti dell’antidoping avevano smarrito il suo campione e per coprire l’errore burocratico era stato accusato il giocatore di non aver collaborato o di aver alterato il test. L’Atp accettò di versargli un risarcimento milionario come compensazione per i danni d’immagine e di carriera subiti.

 

 

La notte oscura di Vienna

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Horst era polemico, rissoso, provocatore, istrionico, si divertiva fuori e dentro al campo, aveva la passione per le donne, per il piacere della notte; in un doppio misto in attesa di ricevere il servizio si muove come una donna, ancheggia facendo ridere il pubblico e la sua avversaria alla battuta perché lui se ne fregava delle vittorie, gli bastava avere il suo talento da mandare a pezzi sul campo e ogni tanto si divertiva a battere qualcuno più famoso di lui.

 

Il momento di massima rottura col tennis avviene contro il connazionale Muster, che lo ha sempre detestato, durante la finale del torneo di Vienna del 1988. Skoff prevale dopo una battaglia estenuante, a colpi di rara violenza; a un cambio di campo biascica un Arschloch (stronzo) al suo avversario peggiorando un rapporto già teso.

 

Horst detesta l’ossessione per l’allenamento di Muster, gli pare uno spreco di vita; Muster disprezza la pigrizia e gli eccessi di Skoff, gli pare uno spreco di talento. Non si sono mai amati, ma Muster al funerale del suo rivale ci sarà. Adesso siamo ancora ad Amburgo, la città della sua morte, la città dove Monica Seles viene accoltellata, la città del grandissimo scrittore Arno Schmidt, molti anni prima.

 

È il 14 maggio 1989, semifinali del torneo. Il tie-break del primo set è il momento decisivo. Becker inizia ad accusare un forte dolore alla schiena durante un movimento di servizio, cerca di chiudere i punti velocemente ma Skoff lo costringe a scambi lunghi fino a vincere per 7 punti a 4. Mentre Becker palesa la sua sofferenza con smorfie e pause, Skoff rimane impassibile.

 

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Non cade nella trappola della compassione: continua a farlo correre con palle corte e angoli stretti, esultando in modo plateale, cosa che irrita il pubblico tedesco. Nel secondo set Becker non oppone quasi resistenza, limitato nei movimenti. 6 – 2 il finale di partita. In tutto però Skoff ha vinto solo quattro tornei Atp, troppo impegnato a vivere per badare ai record che, alla fine, dopo tanto patire, prima o poi qualcuno supererà. Non vale la pena, dunque, rinunciare a se stessi. Polvere della terra battuta, polvere della vita, polvere che ricade sulla polvere. Inutile affanno.

 

Il 7 aprile 1989, durante i quarti di finale di Coppa Davis, Skoff entra nella storia del tennis, battendo il numero 1 al mondo Mats Wilander per 6-7, 7-6, 1-6, 6-4, 9-7. Si gioca sulla terra rossa (indoor) del Ferry Dusika Stadium, scelta apposta per favorire gli austriaci. Il match è una maratona di 6 ore e 4 minuti, all’epoca il più lungo match della storia del World Group di Coppa Davis dall’introduzione del tie-break. In campo non ci sono quasi ace;

 

match dominato da scambi lunghissimi da fondo campo e recuperi impossibili. Una sfida di rabbia, di nervi, di tattica, il maratoneta Wilander non si aspettava una tale resistenza da parte di quel tipaccio così buffo e antipatico, così irriverente e fuori dagli schemi.

 

Alla fine del match Horst Skoff, a causa dei continui scatti e delle brusche frenate sulla terra rossa indoor, ha la pelle dei piedi staccata per lo sfregamento estremo, le calze imbevute di sangue all’altezza degli alluci e dei talloni. L’austriaco dichiarò in seguito che negli ultimi due set ogni passo era come “camminare su vetri rotti”, ma l’adrenalina e il boato del suo pubblico (che urlava ritmicamente “Horst-l, Horst-l!”) gli impedirono di fermarsi.

 

Nel quinto set Skoff viene colpito da crampi così violenti che riesce a malapena a stare in piedi tra un punto e l’altro, finge di allacciarsi le scarpe o di pulire le righe del campo con i piedi solo per guadagnare pochi secondi di riposo e permettere alle gambe di sbloccarsi. In quelle partite desidera sfinirsi, bruciare la sua vita, andare avanti per superare il dolore. Nel 1990 ci fu un’altra battaglia, sempre in Davis, sempre a Vienna, questa volta contro gli Stati Uniti. 2 – 2, match decisivo contro Michael Chang.

 

al khelaifi muster

Skoff gioca un tennis stellare, portandosi in vantaggio di due set a zero (6-3, 7-6) e conducendo anche nel terzo. Arriva, però, il buio, come in un racconto biblico. Dove le cose possono cambiare. Sul punteggio di 6-3, 7-6, 4-6 l’incontro viene sospeso per oscurità. La tenebra, l’abisso.

 

Sulla notte tra domenica 23 e lunedì 24 settembre 1990 circola una mitologia del tormento. Mentre Michael Chang segue la sua routine monacale di preghiera, massaggi e sonno profondo, la notte di Horst Skoff è l’esatto opposto.

 

A questo punto si entra nel regno del Si dice, su cui Heidegger ha scritto pagine memorabili. Si racconta che Skoff non riuscì a chiudere occhio per l’intera notte. Si dice che abbia consumato caffè e sigarette in quantità eccessiva e che sia stato visto vagare nei corridoi dell’hotel assai agitato, incapace di trovare pace. Nello stesso hotel soggiornava Thomas Muster, che aveva già vinto il suo match. Il clima tra i due era gelido.

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Si racconta che la pressione psicologica fosse raddoppiata dal fatto che Skoff sentiva di dover dimostrare a Muster (e a tutta l’Austria) di poter essere lui l’eroe nazionale. Lunedì mattina, Skoff si presenta al campo con occhiaie profonde e un colorito pallido. Chang decide di giocare palle alte e senza peso sul rovescio di Skoff per mandarlo fuori giri. Risultato finale: vince 3-6, 6-7, 6-4, 6-4, 6-3 in 3 ore e 41 minuti di gioco.

 

Negli ultimi game del quinto set l’americano viene colpito da forti crampi alle gambe causati dalla tensione e dal freddo (circa 14 gradi). Ma il volto pallido, le occhiaie profonde dopo le notti insonni e l’espressione di perenne sofferenza durante gli scambi infiniti ricordano una composizione funebre, il suo corpo trasmette un’angoscia tale da far sembrare la sua caduta inevitabile.

 

 

Torniamo alla fine

 

Quella mattina all’aeroporto lo stavano aspettando due prostitute: Gabi e Roberta, quest’ultima dominatrice sessuale per 500 euro. Mancano poche ore alla morte, il marciapiedi è dall’altro lato che lo aspetta.

 

St. Pauli diventa il suo requiem sporcaccione, la sua tenebra ubriaca. Manca poco alla conclusione. Le ore si vanno spegnendo come i lumi nelle stanze. Tutto organizzato, tutto deciso. Vanno a una festa sadomaso, dove forse con lui c’è anche un suo amico, non è chiaro nemmeno questo in una storia fatta di tanti vuoti, poi rimangono solo loro tre e si spostano nella vecchia palestra abbandonata di Hammer Steindamm. “Sono esperta in tutti gli aspetti del sesso sadomaso, ma questo cliente mi ha fatto venire la pelle d’oca. I suoi desideri erano estremi.

 

All’inizio sembrava tutto abbastanza innocuo; parlava di bondage normale. Ma poi ha sempre voluto giochi sessuali estremi. Gli è stato inserito un catetere e abbiamo giocato con aghi e pinze. Quando i suoi desideri divennero sempre più ripugnanti, interruppi il rapporto. Non voglio dire cosa pretendesse. Ma non volevo essere responsabile di queste pratiche”.

 

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Storia fatta di molti dubbi, reticenze, bugie e omissioni. Forse per senso del peccato, forse per senso della vergogna. Lutero punisce la colpa come nemmeno la Bibbia, siamo in terra protestante. Horst Skoff si lascia fare del male per provare godimento. Il male come rimedio all’infelicità, va sempre così quando vivi. “Nemmeno lui sapeva quale fosse il suo feticcio, semplicemente gli piaceva che ci fossero donne e usava droghe. A un certo punto ha avuto un attacco epilettico ed è crollato”.

 

Skoff aveva richiesto pratiche prolungate, troppe per un uomo che alternava periodi di allenamento intenso con i giovani (anche 6-7 ore al giorno) a tentativi di diete drastiche. Per St. Pauli la morte di Skoff divenne in breve tempo solo uno dei tanti incidenti legati agli eccessi della notte, nonostante la vittima fosse una celebrità internazionale. In certi quartieri la morte è come la presenza di un netturbino, tanto familiare che nemmeno ci fai caso. Da qualche parte, nascosto, rimane il dolore, uno qualunque.

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