orban meloni tajani salvini

URBI ET ORBAN – LE PAROLE DI FUOCO CONTRO L'EUROPA E A FAVORE DI PUTIN DEL PREMIER UNGHERESE MOSTRANO LE DIVISIONI DELLA MAGGIORANZA – TAJANI PRENDE LE DISTANZE DAL MAGIARO, SALVINI APPROVA E ANNUNCIA UN INCONTRO CON ORBAN QUESTA MATTINA. E MELONI? DECRETA LA STRATEGIA DEL SILENZIO: SOLO UNO SCARNO COMUNICATO, SENZA ENFASI, A RACCONTARE DI UNA DIFFICOLTÀ DIPLOMATICA – LA TESI DI PALAZZO CHIGI: SE L'OBIETTIVO È RAFFORZARE L'ASSE CON LA CASA BIANCA, L'UNGHERIA NON DEVE ESAGERARE NELL'INDEBOLIRE L'EUROPA – IL PD INCALZA LA DUCETTA: "DA ORBAN PAROLE SBAGLIATE, VANNO PRESE LE DISTANZE" 

1 - ORBAN A ROMA CONTRO TUTTI POI L'INCONTRO CON MELONI TAJANI: "TRA NOI IDEE DIVERSE" 

Gabriella Cerami per “la Repubblica” - Estratti

 

Quando Viktor Orbán arriva a Palazzo Chigi per incontrare Giorgia Meloni, le sue parole hanno già infiammato il dibattito. «Donald Trump sbaglia su Putin», sostiene il presidente ungherese annunciando che andrà «da lui per fargli togliere le sanzioni alla Russia». Non solo. L'attacco più forte è all'Unione europea «che non conta nulla, è totalmente fuori dai giochi». 

orban meloni

 

Parole incendiarie appunto, pronunciate in una conversazione con Repubblica dopo l'incontro avuto in Vaticano con papa Leone XIV e successivamente con il segretario di Stato, Pietro Parolin.

 

I partiti di opposizione insorgono chiedendo alla premier di dissociarsi. A prendere le distanze, quando i due presidenti sono ancora riuniti, ci pensa il vicepremier azzurro Antonio Tajani: «Rispetto la posizione del presidente del Consiglio di un altro paese, ma l'Italia ha posizioni diverse». 

Un giudizio molto netto per poi aggiungere che «non c'è nulla di male a ricevere Orbán.

 

Non è che avere un colloquio significa pensarla alla stessa maniera. E conoscendo Meloni, è in linea con se stessa non con gli altri». Come era prevedibile, l'altro vicepremier, il leghista Matteo Salvini, non si discosta da Orbán e annuncia un incontro con lui in agenda questa mattina.

 

giorgia meloni viktor orban

La distanza tra Tajani e Salvini è evidente, e nel mezzo si pone, al termine dell'incontro, una sintetica nota di palazzo Chigi che elenca i temi trattati. 

Nell'attesa che la presidente del Consiglio si pronunci, le opposizioni la incalzano. «Meloni prenda le distanze pubblicamente dalla linea del suo alleato sovranista. 

Perché non è più tollerabile che il governo italiano si mostri indulgente e ambiguo verso chi lavora per distruggere l'Europa dall'interno», dice il capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca. E la senatrice dem, Simona Malpezzi, sostiene che sia «arrivato il momento di superare il voto europeo che prevede l'unanimità perché è chiaro che serve solo ai Paesi come l'Ungheria». (...)

 

2 - L'IMBARAZZO A PALAZZO CHIGI "NON ROMPERE CON BRUXELLES" 

T.CI. per “la Repubblica” - Estratti

antonio tajani foto mezzelani gmt49

 

Anche alla vigilia del colloquio con Viktor Orban, Giorgia Meloni aveva ricevuto sms allarmati da Bruxelles. Già in passato Ursula von der Leyen si era affidata a lei per mediare con il premier ungherese, in nome di un'antica amicizia tra sovranisti. Il problema è che al mattino, prima del faccia a faccia, il magiaro consegna a Repubblica parole di fuoco contro l'Europa, contro Trump e a favore di Putin. È l'Italia a ospitare questa intemerata. E l'imbarazzo, a palazzo Chigi, supera in un attimo i livelli di guardia. 

 

Gli effetti non tardano a manifestarsi. Antonio Tajani, dopo essersi consultato con la premier, prende le distanze dal magiaro quando la riunione a palazzo Chigi è ancora in corso. Contestualmente, il governo decreta la strategia del silenzio: solo uno scarno comunicato, senza enfasi, a raccontare di una difficoltà diplomatica. 

 

meloni orban

Poi, certo, a porte chiuse i due provano ad andare oltre.

 

La premier, anche in nome del comune interesse a tenere ottime relazioni con Washington, prova a spiegare a "Viktor" che esistono due strade per affrontare i prossimi snodi.

 

La prima è continuare a opporsi a ogni accordo a favore di Kiev, paralizzando l'Europa e - in ultima istanza - complicando pure la mediazione del tycoon per porre fine al conflitto in Ucraina.

 

La seconda, che gli suggerisce come strada del buonsenso, è attenuare almeno di un po' le posizioni filorusse, ritrovandosi nel frattempo assieme su alcune battaglie comuni, perfette nell'era dei Maga al potere: non solo quella contro il superamento del meccanismo di veto nell'Unione (sono entrambi contrari), ma anche quelle su competitività, green, migranti e difesa.

 

salvini orban

Per cercare assieme di ridurre l'influenza dei progressisti. E far pesare su alcuni dossier le destre a Bruxelles. 

 

Sia chiaro, Meloni è scettica sulle reali intenzioni dell'ungherese, consapevole del fatto che usi la paralisi come arma di pressione per strappare concessioni agli europei.

 

L'italiana ci prova comunque, in nome del pragmatismo, mettendo tra parentesi le tensioni seguite alle Europee del 2024, quando le strade si separano proprio in nome delle divergenze su Putin: lei nei Conservatori, Orban a fondare i Patrioti con Marine Le Pen. E però, da allora tanto è nuovamente cambiato, a causa proprio dell'avvento di Trump. 

 

JORDAN BARDELLA VIKTOR ORBAN MATTEO SALVINI MARINE LE PEN

Se lo dicono in faccia, nel colloquio, pur consapevoli che il presidente americano sta creando problemi pure all'Italia e all'Ungheria: a Roma con i dazi, a Budapest con le sanzioni al petrolio russo che serve ai magiari. Fanno comunque buon viso a cattivo gioco, non hanno alternative. Ma è proprio perché l'obiettivo è rafforzare l'asse con la Casa Bianca, è la tesi meloniana, che l'Ungheria non deve esagerare nell'indebolire l'Europa.

 

L'eccessiva frammentazione fa perdere potere negoziale ai singoli Stati e rende impossibile farsi ponte tra le due sponde dell'Atlantico. A sera, palazzo Chigi si limita a uno scarno comunicato sulle «opportunità offerte dallo strumento europeo Safe, valutando possibili sinergie tra Italia e Ungheria». 

viktor orban giorgia meloni - foto lapresse

 

(...)

 

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