pippo franco

“CON LA TV HO CHIUSO. E POI CHE DOVREI FARE? L’OPINIONISTA NON M’INTERESSA, I REALITY SHOW PER CARITÀ” – PIPPO FRANCO SI RACCONTA, DAGLI INIZI NELLE CANTINE ALLE STAGIONI DEI RECORD DEL BAGAGLINO: "HO COMINCIATO CON LA PITTURA. HO FATTO ANCHE IL DISEGNATORE DI FUMETTI, TRA CUI ALCUNI MANDRAKE. GRILLO MI RUBAVA LE CANZONI" – "LE CRITICHE AI TEMPI DEL BAGAGLINO? CI DEFINIVANO QUALUNQUISTI MA NON MI HA MAI TOCCATO. ALL’EPOCA I POLITICI CI CHIEDEVANO DI ESSERE IMITATI. OGGI FANNO TUTTO DA SOLI. IL MIO PREFERITO? ANDREOTTI, CHE MI VOTÒ ALLE POLITICHE" - "IL RAP? L’HO INVENTATO IO CON ‘CHÌ CHÌ CHÌ CÒ CÒ CÒ’. L’INCHIESTA PER UNA STORIA DI GREEN PASS FALSI AI TEMPI DEL COVID? NON C’ENTRAVO NULLA” – VIDEO

 

 

Giacomo Galanti per repubblica.it - Estratti

 

 

Pippo Franco, classe 1940, romano. Sposato due volte, con un figlio avuto dal primo matrimonio e due dall’ultimo. Nella sua lunga carriera non si è fatto mancare nulla. È stato protagonista di alcuni film e programmi televisivi di culto, legando per lungo tempo il suo nome alla compagnia di varietà il Bagaglino.

 

Pippo Franco, molti si chiedono che fine abbia fatto.

pippo franco 98

“Qualche volta lo chiedono anche a me quando mi fermano per strada per un selfie”.

Quindi?

“Se mi cercano in tv è difficile che mi trovino”.

Come mai?

“Con la tv ho chiuso, c’è un tempo per tutto. E poi che dovrei fare? L’opinionista non mi interessa, i reality show per carità”.

 

Non tornerebbe nemmeno per un programma tutto suo?

“Ma ho già fatto tutto! Pensi che con il Bagaglino siamo andati in onda per 23 anni di seguito, un record. E comunque non sto mica fermo”.

Cosa fa?

“Continuo a portare i miei spettacoli in giro per l’Italia. In particolare alcuni recital dedicati all’arte in cui faccio fare un percorso agli spettatori".

Lei ha cominciato proprio come pittore.

“Dopo che mia madre Wanda mi ha iscritto al liceo artistico, tra gli insegnanti c’era anche Guttuso, ho capito qual era la mia vocazione”.

 

 

pippo franco bagaglino

E’ andato lo stesso per la sua strada.

“Ho cominciato con la pittura. Vendevo quadri che mi hanno permesso di pagarmi l’affitto e comprare la prima auto. Ho fatto anche il disegnatore di fumetti, tra cui alcuni Mandrake. In Francia hanno avuto una certa notorietà. Nel frattempo ho iniziato a suonare con il mio complesso, i Pinguini”.

 

Avete anche preso parte a un musicarello con Mina.

“Come no! Era il 1960, il film si chiamava Appuntamento a Ischia. Mina cantava Una zebra a pois e Il cielo in una stanza. Mi chiamava “compare Falchetto” perché secondo lei assomigliavo a un personaggio dei cartoni animati”.

 

Piano piano comincia a farsi un nome.

“Mi esibivo in alcuni locali notturni di Roma, erano più o meno delle cantine, dove dopo tanta fatica ho iniziato a riscuotere un po’ di consenso. Il primo, lungo e inaspettato, applauso me lo ricordo ancora. Peccato che poi avevo finito il repertorio”.

 

pippo franco 93

Beppe Grillo le rubava le canzoni.

“L’ho scoperto molto tempo dopo. Durante uno spettacolo a Genova, nessuno applaudiva e uno spettatore mi ha detto: “Ieri sera è venuto uno che ha fatto le stesse cose. Si chiamava Grillo”.

 

Alla fine degli anni 60 arriva l’incontro con il Bagaglino di Pingitore e la notorietà con il cabaret.

“Prima con Gabriella Ferri ci esibivamo in alcuni teatri, poi è arrivato l’esordio televisivo sul Programma nazionale, quello che poi sarebbe diventato Rai 1, con Dove sta Zazà con la regia di Antonello Falqui”.

 

Gli anni del Bagaglino, con Lionello e Gullotta, sono rimasti nell’immaginario collettivo.

“E vorrei vedere. Ripeto, tra Rai e Mediaset siamo andati in onda per 23 anni di seguito con 13-14 milioni di telespettatori. Un successo incredibile”.

 

Eravate considerati di destra.

pippo franco bagaglino 59

“Ci definivano qualunquisti, che era un po' un modo per metterci in serie B. Insomma, ci accusavano di non prendere posizione. Ma è una critica che non mi ha mai toccato”.

 

Da voi sono passati tutti i politici della prima e della seconda repubblica. Il suo preferito?

“Sicuramente Andreotti. Con lui avevo un bellissimo rapporto, forse perché ci accomunava lo stesso senso dell’ironia. Pensi che una volta è venuto in trasmissione e si è rifiutato di avere le domande prima. “Non le voglio sapere, improvvisiamo e divertiamoci”, mi disse. Poi l’imitazione che faceva Lionello è indimenticabile”.

 

Andreotti l’ha anche votata alle elezioni politiche del 2006 quando si è candidato al Senato per la lista Democrazia cristiana per le autonomie.

“Mi sono candidato per fare un piacere a degli amici. Poi, certo, che uno come Andreotti mi abbia votato mi ha fatto piacere”.

pippo franco 56

 

Con la politica ci ha provato anche alle ultime comunali di Roma nella lista Michetti.

“Anche in questo caso l’ho fatto per amicizia”.

 

(...)

In verità sembrava che gli sarebbe piaciuto fare l’assessore alla Cultura.

“Ma non scherziamo, il mondo della politica è troppo diverso dal mio, c’è tutto e il contrario di tutto”.

 

Ma quel genere di spettacoli si potrebbero rifare oggi?

“Assolutamente no. All’epoca non sa quanti politici ci chiamavano per chiedere di essere imitati. Oggi fanno tutto da soli. Con i social, e l’esposizione mediatica di cui godono 24 ore su 24, non faremmo in tempo a preparare lo show che saremmo già superati dalle loro trovate su Instagram o su Facebook”.

 

Ha fatto anche un sacco di film.

“Con il Bagaglino ne abbiamo fatti tanti, il primo fu Remo e Romolo - Storia di due figli di una lupa nel quale esordì Bombolo”.

 

Tra il 1972 e il 1973 fa un uno-due mica da poco: “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda” e “Giovannona coscialunga disonorata con onore”.

pippo franco

“Due cult con cui abbiamo fatto il botto. Erano film boccacceschi con la splendida Edwige Fenech che al massimo faceva vedere un po’ il seno. Niente di che rispetto a oggi. Certo, i titoli erano quelli che erano”.

 

Chi sceglieva?

“Il produttore. Luciano Martino me lo ha confidato alla fine delle riprese e sul momento ci sono rimasto anche male. Però voglio dire che tra questi due film ne ho girato uno con il grande Billy Wilder dove recitava Jack Lemmon. Posso raccontarle un aneddoto?”.

 

Prego.

“Il film era Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? e io dovevo fare il funzionario funebre. Ecco, per il mio personaggio Wilder si è affidato completamente alle mie idee e ai miei suggerimenti. Questo per sottolineare la grandezza di certi personaggi”.

 

Tornando alla musica, ha partecipato cinque volte a Sanremo.

“In Italia il rap l’ho inventato io con Chì chì chì cò cò cò. E poi scommetto che lei, e anche suo figlio se ne ha uno, avete cantato almeno una volta Mi scappa la pipì papà”.

 

Non ha mai nascosto di avere un forte rapporto con la spiritualità, addirittura ha detto di vivere in un’altra dimensione. Che significa?

pippo franco 34

“Sul tema ho scritto alcuni libri, il più celebrato è stato La morte non esiste in cui ho cercato di raccontare il mio senso spirituale, la mia essenza più profonda. Non è semplice da spiegare. Si tratta della presenza dello spirito che mi ha accompagnato in tutte le mie fasi della vita”.

 

È credente?

“Certo. Per me la parte spirituale, il sesto senso nella mia vita è quello che conta. Si ricorda cosa diceva Einstein?”.

 

Ce lo ricordi lei.

“L’intelligenza irrazionale è un dono sacro mentre l’intelligenza razionale è un fedele servo. Ma questa civiltà onora il servo e ha dimenticato il dono”.

 

Ai tempi del Covid è finito dentro a un’inchiesta per una storia di green pass falsi.

“Lasciamo perdere, storie in cui non c’entravo nulla”.

 

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