1. MISSILE NUCLEARE SU CULATELLO BERSANI: INTERCETTATE LE EMAIL DELLA FAMIGLIA RIVA CHE CHIEDE L’INTERVENTO DEL SEGRETARIO PD: “BISOGNA DIRGLI DI NON FARE IL COGLIONE” 2. OBIETTIVO DEI PADRONI DELLE FERRIERE: BLOCCARE IL SENATORE PIDDINO (E RENZIANO) ROBERTO DELLA SETA CHE SI OPPONE A UNA LEGGE PRO ILVA (PIÙ TUMORI PER TUTTI!) 3. IL BERSANIANO VICO (INTERCETTATO): “ALLA CAMERA DOBBIAMO FARLI USCIRE IL SANGUE A DELLA SETA”. I RIVA RINFACCIANO A CULATELLO “GLI ANNI DI RECIPROCA CONOSCENZA…” 4. BECCATO ANCHE VENDOLA CHE RASSICURA IL FACCENDIERE DEI RIVA: “NON MI SONO DEFILATO”. A LUI CHIEDEVANO PRESSIONI SULL’ARPA (“LA PROVA DELL’AVVENUTO INTERVENTO”) 5. ‘’IL FATTO’’: BERSANI RESTITUISCA AI RIVA I 98MILA EURO E NICHI SPIEGHI LE TELEFONATE 6. ECCO PERCHÉ IERI DA FAZIO MENTRE RENZI SPARAVA A ZERO SUI PADRONI DELL’ILVA, BERSANI (CAMPIONE DI VOTI AL SUD) SI LIMITAVA A CHIEDERE UN INTERVENTO DEL GOVERNO

Antonio Massari per "Il Fatto Quotidiano"

Nell'estate 2010 il gruppo Riva si giocava tutto. E giocava su tutti i tavoli: minacciava di far saltare il ministro Stefania Prestigiacomo , gongolava per il "regalo" ricevuto da Silvio Berlusconi, scriveva a Pier Luigi Bersani per bloccare il senatore del Pd Roberto della Seta, spingeva sul governatore pugliese Nichi Vendola per "frantumare" il presidente dell'Arpa Puglia Giorgio Assennato, incassando - su quest'ultimo progetto - la complicità della Cisl. E nessuno - a giudicare dagli atti - che osasse contraddirli. Il tutto sotto la regia di Girolamo Archinà , dirigente Ilva per le relazioni istituzionali.

IL REGALO DI BERLUSCONI
Il senatore del Pd della Seta si oppone al disegno di legge che agevola l'Ilva sulle emissioni di benzo(a)pirene. Fabio Riva parla con suo padre Emilio e gli dice "Archinà vuole che lui (Emilio) faccia una lettera a Bersani, in merito alla polemica sul benzoapirene (...). Fabio dice che il senatore Della Seta ha detto delle falsità assolute (...) che Berlusconi ha fatto un regalo all'Ilva e aggiunge che la lettera serve per dire a Bersani di non fare il ‘coglione'".

CARO PIERLUIGI
L'email viene spedita: "Mi rivolgo a lei per un episodio di cui è stato protagonista il senatore Della Seta che mi ha molto sconcertato (...) Scusi lo sfogo ma, proprio per quello che negli anni di reciproca conoscenza, ha potuto constatare in merito a come la mia azienda opera, confido che saprà comprenderlo...". Tra gli anni di reciproca conoscenza, spicca il 2006, quando il gruppo Riva finanziò la campagna elettorale di Bersani con 98mila euro.

FAR USCIRE IL SANGUE A DELLA SETA

E mentre i Riva pensavano di scrivere a Bersani, il deputato del Pd Ludovico Vico veniva intercettato. E, parlando con un dirigente Ilva, commentava "Ora, a questo punto... lì alla Camera dobbiamo farli uscire il sangue a Della Seta...".

SALTA LA PRESTIGIACOMO
Tra gli obiettivi dell'Ilva, nel 2010, c'è l'acquisizione di un'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) favorevole al gruppo. L'avvocato Franco Perli riferisce a Fabio Riva di essersi mosso con Luigi Pelaggi, capo dipartimento del ministero dell'Ambiente, retto all'epoca dalla Prestigiacomo e in cui lavorava con la qualifica di direttore generale, l'attuale ministro Corrado Clini (che ha sempre declinato qualsiasi responsabilità nelle procedure sull'Ilva).

L'Aia fu firmata nel 2011 e, secondo l'accusa, fu "rilasciata aderendo il più possibile alle richieste dell'Ilva". Un anno prima l'avvocato Perli diceva a Fabio Riva: "Gli ho detto (a Pelaggi, ndr) che i Riva sono incazzati come delle bisce (...) hanno già scritto a Letta... gli ho detto che se le cose stanno così (...) noi mettiamo in mobilità 5 o 6mila persone... gli ho detto guarda che su sta roba qui salta la Prestigiacomo... cazzo gli ho detto, scusa è da novembre che io vengo qui in pellegrinaggio da te..... è una roba allucinante! Cioè cosa dobbiamo fare di più, ve l'abbiamo scritta noi!".

LE PRESSIONI SU PECORELLA
Archinà al telefono è irrefrenabile. Contatta il senatore Pdl Pietro Franzoso (scomparso a novembre 2011): è il segretario della commissione parlamentare d'inchiesta sui rifiuti. È a lui che affida il compito di fare pressioni sul presidente della Commissione, Gaetano Pecorella , che intende accollare ai Riva i costi delle bonifiche. Archinà dice della visita della Commissione parlamentare all'Ilva: "É tutto pilotato". È sempre l'Aia il pallino dei Riva. E gli inquirenti - spiegando le pressioni su Giorgio Assennato, presidente dell'Arpa Puglia - scrivono che le sollecitazioni , su iniziativa dell'Ilva, non giungevano solo dai palazzi pugliesi, ma anche direttamente dal ministero dell'Ambiente.

"NON MI SONO DEFILATO"
"Archinà", dice al telefono Nichi Vendola col manager Ilva, "State tranquilli, non è che mi sono scordato". Archinà l'ha incontrato pochi giorni prima, per segnalargli che Assennato gli sta creando problemi. Invece che difendere il lavoro di Assennato, Vendola elogia i Riva: "L'Ilva è una realtà produttiva cui non possiamo rinunciare - dice il governatore - e quindi, fermo restando tutto, dobbiamo vederci ... dobbiamo ridare garanzie, volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva, e dirgli che il presidente non si è defilato".

Non si defila, Vendola, ma non si espone: "Ho paura che metto la faccia mia e si possono accendere ancora più fuochi". Vendola ieri ha assicurato di non aver mai fatto pressioni su Assennato. Eppure, nella ricostruzione offerta dagli atti, dopo queste conversazioni, Assennato viene effettivamente redarguito da Vendola e dal suo staff. Ed è lo stesso Assennato a confermarlo in un'intercettazione con Archinà. Per l'accusa è "la prova dell'avvenuto intervento di Vendola".

"SONO SENZA PALLE"
Il 23 giugno 2010 Assennato chiama Archinà: "Girolamo sono molto incazzato! La dovete smettere di fare così (...) andare dal presidente e dire che siete vittima di una persecuzione dell'Arpa (...). Vendola questa mattina ha convocato Massimo Blonda (direttore scientifico dell'Arpa, ndr)... vi siete trovati di fronte a persone senza palle!".

"LA FIOM È VOSTRA ALLEATA"
Nel frattempo Vendola trova il modo di dire ad Archinà: "I vostri alleati principali, in questo momento, lo voglio dire, sono quelli della Fiom". E di aggiungere: "Le ho fatte veramente le battaglie... le difese sulla vita e sulla salute". Archinà, in Vendola, però intravede un altro aspetto: "Lui ormai aspira e penso che è di levatura nazionale... secondo me lui ci riesce ...ad avere dei successi ... per cui a noi della Puglia va bene un discorso del genere".2- BERSANI E VENDOLA AL MURO DELL'ILVA

Antonello Caporale per "Il Fatto Quotidiano"

E' il sapore acre della rappresaglia. È la manifesta volontà di rispondere all'inchiesta della magistratura con la più minacciosa delle ritorsioni possibili. Chiudere l'Ilva a Tarante significa non solo mandare nella disperazione cinquemila famiglie, ma mettere i lucchetti ad altri cinque stabilimenti in Italia e provocare, alla vigilia di Natale, il più acuto dei conflitti sociali. La famiglia Riva chiude i cancelli dopo la pubblicazione dei faldoni che raccontano le collusioni e connivenze di cui hanno goduto.

Sputare sulla verità, piegarla quotidianamente agli interessi di chi da quel veleno ha tratto milioni di euro di profitti, sembra sia stato il compito dell'azienda, aiutata da una fetta del mondo sindacale, da una parte del giornalismo e naturalmente dalla politica. I Riva hanno sempre goduto di vasti appoggi. E spesso, benché lontani dal mondo romano, hanno trovato ascolto le loro perorazioni, le richieste continue alla diluizione nel tempo delle minime, essenziali opere di messa in sicurezza del lavoro di migliaia di operai e della tutela della salute di una intera città.

Era questo il sistema Tarante. E oggi cosa dice Pier Luigi Bersani, cosa pensa di dire davanti a questa crisi di legalità se egli stesso si trova a essere il destinatario di un dono, pari a 98 mila euro, che i Riva hanno sottoscritto in favore della sua campagna elettorale del 2006? Non serve a molto aggiungere che il patron dell'Ilva ha naturalmente garantito un assegno (ben più cospicuo: 245 mila euro)'a Forza Italia. E che le due donazioni erano legittime e previste dalla legge e tutte documentate.

La vicenda è purtroppo una bomba che torna a scoppiare nelle mani del segretario del Pd e proprio mentre è impegnato nella decisiva battaglia per la leadership del centrosinistra. È una questione irrisolta, una domanda inevasa: può un dirigente di sinistra e riformista accettare un sostegno economico da un imprenditore discusso senza essere coinvolto (e un po' travolto) dal destino di costui?

L'inchiesta oggi rivela che un secondo candidato alle primarie, il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha elargito simpatie quantomeno inopportune e disponibilità irrituali. Bersani, prima di illustrare quali sono stati (se ci sono stati) rapporti e richieste dei Riva, dovrebbe restituire al mittente con un tardivo, ma necessario atto riparatore, la somma ricevuta. E Vendola spiegare più approfonditamente se le sue telefonate con i dirigenti dell'Ilva, e le premure e le rassicurazioni, hanno avuto seguito. E se il tono delle sue conversazioni private sia plausibile. Oggi chiede a Bersani di dire parole che emanino "un profumo di sinistra". Gli chiediamo: quale profumo e quale sinistra?

 

ILVA TARANTOEMILIO RIVA - ILVANICHI VENDOLA E PIERLUIGI BERSANI EMILIO RIVA COL FIGLIO FABIOfabio riva giorgio assennato Roberto della Setar ILVA huge vendola bersani vignetta ILVAILVAILVA PROTESTA A DIFESA DELLA SALUTE jpeg

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