1994-2014: IL LUNGO VENTENNIO DEL BANANA TRA ADDII (SOPRATTUTTO AI PIU’ FIDATI COLLABORATORI) E RINASCITE - LA RIVOLUZIONE SOTTOVALUTATA DI FORZA ITALIA

Da "la Repubblica"

Forse non tutti ricordano che i sondaggi li faceva Gianni Pilo, da non confondersi con Mauro Pili, pure sardo, ma non pelato. La sua società, fondamentale nell'avventura berlusconiana, si chiamava Diakron. Dell'uno e dell'altra si sono perse le tracce. I club - anche nel 1994 si chiamavano così - li guidava Angelo Codignoni, un omone paziente e dalla voce morbida.

Arrivò a formarne più di 8 mila, con quasi due milioni di iscritti, anche attraverso delle cartoline che in seguito crearono un sacco di problemi perché sciogliere quelle strutture, alcune in Sicilia pure un po' sospette, fu un'impresa. A un certo punto pure Codignoni sparì dalla politica, si disse «in prestito» a una tv sportiva di Tarak Ben Ammar.

La stesura del programma del «Buongoverno» di Berlusconi era affidata al professor Giuliano Urbani, che oggi appare piuttosto disamorato. La tessera numero tre di Forza Italia toccò di diritto al generale Luigi Calligaris, con cui poi le cose non filarono tanto bene. Tra i fondatori e le vecchie glorie va annoverato anche Alfredo Biondi, che in quei
frangenti Berlusconi volle qualificare come «il mio maestro».

Più che «scendere in campo» il Cavaliere s'interrogava sulla opportunità di bere «l'amaro calice ». In realtà aveva già deciso, anche di sperimentare quel tipo linguaggio che gli studiosi avrebbero in seguito designato «cristico ». Così a Vittorio Sgarbi fu affidato il ruolo di «Giovanni Battista », anche se Silvione si peritò di spiegare che con «la Salomè» non correva rischi essendo «un esperto del ramo».

Gli anniversari sono per loro natura liquidi, nel senso che riempiono bicchieri pieni o vuoti. Fino a pochi giorni fa Berlusconi era così nelle peste da aver cancellato ogni possibile ricordo, manifestazione, meeting o memorial che fosse. E infatti se ne andrà con Giovanni Toti - astro nascente o calante non si è ancora capito bene - in una beauty-farm sul lago di Garda. E anche se nel giro di una settimana le sue sorti politiche si sono rovesciate per il meglio, ora che un po' si è cucito e un altro po' gli hanno cucito addosso l'abito di Padre della Patria, beh, forse Berlusconi non ha lo stesso tanta voglia di far memoria di quella stagione.

Così lontana, nei tanti che mancano, da sembrargli irriconoscibile, o troppo malinconica in ciò che si è perso, e nel tempo che scorre senza misericordia. Pilo, Codignoni, Urbani, Biondi. Se guarda indietro, Berlusconi rischia di vedere solo se stesso. Previti ormai è fuori, Dell'Utri con un piede già dentro. E Mamma Rosa, Veronica, gli amici che come Carlo Bernasconi se ne sono andati per sempre. Marinella, storica segretaria, non c'è più. Fabrizio Lauri, marito di lei e assistente personale, nemmeno.

Se n'è andata anche la Miti Simonetto, fidata addetta all'immagine, con la sua borsetta magica di trucchi. Il maggiordomo Alfredo ha aperto un ristorante. Fra mitografia e leggenda nera, per forza di cose, i giornalisti politici tendono a sacrificare l'umanità dei protagonisti. Sennonché vent'anni non sono solo un ciclo di potere, ma anche un bel pezzo di esistenza. Quanti abbandoni morbidi, quanti pesci in faccia, quanta gente che nel 1994 era al suo fianco e che si è persa per strada.

Ce n'è abbastanza per fare un altro partito! Dini, Podestà, Scognamiglio, gli avvocati Dotti e Della Valle; la vecchia guardia di Publitalia e della Fininvest, Lo Jucco, Spingardi, Palmizio, Cipriani, Stracquadanio, Bob Lasagna. E tutti quei futuri «berluscones » invitati, provinati e promossi in quattro e quattr'otto fra Arcore e via Isonzo: gli onorevoli Broglia, Teso, Mezzaroma, Savarese, lo psicologo esoterico Meluzzi, i due Caccavale, Ernesto e Michele, quest'ultimo poi autore di un polemico libro dal titolo «Il grande inganno» (Kaos, 1997), e Bertucci, Saro, Musotto, Saraca, che pure fondò in centroamerica «Arriba Nicaragua»; per non dire delle onorevolesse Matranga, Scirea e Parenti, altrimenti detta «Titti la Rossa».

Rivista con gli occhi di oggi, fu comunque una straordinaria corsa contro il tempo. Meno chiaro è quando sia cominciata, forse già nei primi mesi del 1993, quando veniva giù la Prima Repubblica e a Roma e Milano prese il via una misteriosa campagna di affissioni (by Marco Mignani) con un bambino e un claimstudiatamente scorretto: «Fozza Itaia».

Il nome corretto, d'altra parte, oltre che dovuto al genio creativo del Cavaliere, era frutto di un astuto riciclaggio della campagna di Marco Testa per la Dc alle elezioni del 1987: «Forza Italia» e seguiva «fai vincere le cose che contano». A rivedersi le cronache di allora, si capisce come tutto fu programmato a partire dal mese di dicembre come una specie di strip-tease: il simbolo, il nome, l'auto-appellativo di «azzurri», il kit, la dichiarazione di Casalecchio, l'annuncio agli imprenditori durante un pranzo al Savini
(risotto allo champagne), il giuramento nella piccola patria di Brugherio («Ci rivedremo a Palazzo Chigi o sulla mia tomba»), i corsi con Alberoni e Baget Bozzo, la scelta di via dell'Umiltà, la rottura con Montanelli, il lancio dell'inno, l'ambigua e non elegantissima presa di distanza da Craxi («Io gli ho mandato qualche cartolina, la sinistra c'è andata a letto»), la benedizione di Studi cattolici e quella di Gelli.

Tutto questo era già avvenuto prima della famosa «cassetta della calza», che poi in realtà era un filtro per rendere l'immagine di Berlusconi più morbida e sfumata. Emilio Fede fu il primo a diffonderla. Superba, la sinistra non capì e insieme sottovalutò il prodigio. Eppure c'erano già stati Collor, Ross Perot, Timinskj e, più modestamente in Italia Cito. Già circolava il sosia di Berlusconi, già il fratello Paolo aveva guai con Tangentopoli e già Dino Risi voleva fare un film. In Emilia, fu scovato un imprenditore miliardario che sosteneva di aver dato lui l'idea a Berlusconi. Magari era anche vero - riservando gli anniversari liquidi improbabili, ma anche simpatiche sorprese.

 

SIlvio Berlusconi e Veronica LarioVERONICA LARIO ANGELINA JOLIE SILVIO BERLUSCONI E VERONICA LARIO luciano rossi baget bozzoBerlusconi e Sgarbimontanelli-severgnini

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…