vannacci salvini stefani zaia

“ZAIA VUOLE UNA LEGA A DUE GAMBE, SUL MODELLO TEDESCO CDU-CSU? ANCHE IO SONO A FAVORE. PERALTRO È PREVISTA DAL NOSTRO STATUTO”- PARLA ALBERTO STEFANI, NUOVO PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO – "VANNACCI HA DETTO DI NON ESSERE UNA PECORA E DI NON RISPONDERE AL FISCHIO DEL PASTORE? DIFFICILE DIRE CHE I LEGHISTI SONO PECORONI, LA LEGA E’ APERTA, INCLUSIVA E VARIEGATA, TANT’È CHE NEL GREGGE PASCOLA ANCHE VANNACCI” – IL GOVERNATORE PIU' GIOVANE D'ITALIA SI DICHIARA A FAVORE DI UNA MACRO-REGIONE DEL NORD E SU FECONDAZIONE ASSISTITA E FINE VITA, SU CUI ZAIA HA AVUTO UNA LINEA MOLTO APERTURISTA, GLISSA: “NON SONO DI COMPETENZA DELLA REGIONE” - “SALVINI HA RIMPIAZZATO COME SUOI VICE FONTANA E GIORGETTI CON ME E DURIGON PER SCONGIURARE IL RISCHIO DI SCALATE? FANTAPOLITICA”

 

Estratti dell'articolo di Stefano Lorenzetto per Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Il Piccolo, Corriere delle Alpi, domenica 1° febbraio 2026) 

 

 

Il tempo di Alberto Stefani, nuovo presidente della Regione Veneto, è scandito a Palazzo Balbi da un monumentale orologio a pendolo da pavimento, costruito da Conrad Ehrbahr, artigiano attivo a Berlino fin dal 1780, che è fermo da anni sulle 10.30 e che troneggia nella sala d’aspetto del suo ufficio, rivestita in damasco rosso cupo, tutta specchiere dorate e arredi tardo-barocchi, somigliante a una delle sale del Palazzo Ducale destinate alle udienze del doge. P

 

VANNACCI SALVINI STEFANI ZAIA

 

Aveva appena 15 anni, il padovano Stefani, nato a Camposampiero il 16 novembre 1992, quando salì sul Carroccio. Per il rilascio della tessera a un minorenne servì la firma di assenso dei genitori, Fabio, agente di commercio, e Mara Costa, casalinga. Anche loro abituati ad andare di fretta: la figlia Giulia, laureata in infermieristica con un master in cure palliative, è nata insieme ad Alberto, gemella eterozigote, «abbiamo uguali solo gli occhi», dice il fratello.

 

Che ha poi bruciato le tappe: consigliere nella sua Borgoricco – il più giovane del Comune, ça va sans dire – a 21 anni; coordinatore provinciale del movimento giovanile leghista e regionale del movimento universitario a 25; segretario della Lega veneta a 30; vicesegretario federale, cioè nazionale, a 31. 

 

 

Vice di Matteo Salvini. Lo sente spesso? 

«Tre-quattro volte al mese, forse di più».  

 

Di che parlate? 

«Ci confrontiamo sulle infrastrutture. L’ultima volta sulla statale Romea». 

La strada più pericolosa d’Italia nel rapporto fra incidenti per chilometro e tasso di mortalità per evento. 

«Infatti abbiamo in cantiere il raddoppio del rettilineo, che è quello più problematico, e mi piacerebbe iniziare la variante di Chioggia entro la fine del mio mandato». 

 

alberto stefani presidente della regione veneto

 

Nominando lei e Claudio Durigon come suoi vice, lo scorso settembre Salvini parlò di «rischi di scalate». Ha rimpiazzato Lorenzo Fontana e Giancarlo Giorgetti con voi due per scongiurarle? 

«Fantapolitica. Non c’era alcuna scalata all’orizzonte. E poi Fontana faceva il coordinatore dei giovani quando io li guidavo a livello provinciale, è sempre stato una figura di riferimento per me, e lo è tuttora da presidente della Camera. Anche con lui mi sento spesso. L’amicizia conta più della politica». 

 

Che cosa rappresenta per lei la politica? 

«Uno strumento straordinario che permette di cambiare le cose. Sembra una frase fatta, ma non lo è». 

Da un laureato in diritto canonico con 110 e lode mi sarei aspettato che rispondesse citando due pontefici, Pio XI e Paolo VI: «La più alta forma di carità». 

«Ho cercato di darle una risposta laica. È una forte responsabilità amministrare una regione. Vorrei farlo con una visione di lungo termine, quindi pensando alla società non soltanto di domani o dopodomani, ma dei decenni a venire». 

 

 

alberto stefani dopo la vittoria 4

Parla come Alcide De Gasperi. 

«Lui diceva che un politico guarda alle prossime elezioni, mentre uno statista guarda alle prossime generazioni. Non sono certo uno statista, ma penso la stessa cosa». 

 

 

È il Léopold Senghor delle Venezie: scrive poesie. 

«Un diversivo alla politica. Ho cominciato a 20 anni. Mi piace anche dipingere quadri astratti». 

 

So che il poeta ciellino Davide Rondoni vorrebbe darle a un editore che le pubblichi. 

«È bene informato». 

Faccio il giornalista. 

«Le ha volute leggere, sono 50. Vedremo. Di certo ora non è la mia priorità». 

 

 

(…)

«Frequento Giorgia, vicentina. È una psicologa forense. Siamo fidanzati da un anno». 

MATTEO SALVINI - ALBERTO STEFANI

 

Due innamorati attratti dalla lettura normativa della realtà. 

«Mi sono laureato in diritto canonico perché ha un fascino in natura. Si fonda su una visione trascendentale del mondo, ben compendiata nel canone 1752, che dispone di tenere presente la salvezza delle anime». 

 

(...)

A Borgoricco nei campi sono ancora visibili le centuriazioni del graticolato romano. Sarà anche ladrona, come sosteneva Umberto Bossi, ma Roma fu anche nostra madre, non crede? 

«Beh, abbiamo dimostrato di saper coltivare bene quegli appezzamenti che venivano concessi ai veterani di guerra. Ma siamo anche stati capaci di conservare la nostra identità: siamo orgogliosi che oggi a Borgoricco ci sia il museo della centuriazione romana. Le inefficienze dello Stato non c’entrano nulla con quella storia straordinaria». 

 

giorgia meloni alberto stefani

Dovrebbe dirlo a Bossi. 

«Per me è un maestro e un amico. C’era lui a tenere il comizio quando partecipai alla mia prima festa leghista. Ero un ragazzino. Alla fine si avvicinò e mi galvanizzò: “Abbiamo bisogno della tua energia”. Magari lo diceva a tutti i giovani».  

 

Conobbe solo lui? 

«Anche Roberto Maroni, ma dopo il movimento delle scope verdi». 

Che spazzarono via il Senatùr. 

«Quest’anno, a Natale, Gian Paolo Gobbo, che fu sottosegretario nel governo Berlusconi e per due mandati sindaco di Treviso, mi ha recapitato un dono di Bossi: un quadro astratto raffigurante un presepio». 

 

(...)

LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI

Pare che il suo predecessore Luca Zaia avrebbe visto bene il sindaco di Treviso, Mario Conte, sullo scranno oggi occupato da lei. 

«I favoriti erano tanti, da Lorenzo Fontana a Roberto Marcato. Luca e io siamo legati da una solida amicizia». 

 

Quindi la porta a cena dal suo amico Hu Lishuang al Wok-Sushi di Preganziol? 

«La nostra trattoria di riferimento è Da Procida a San Biagio di Callalta». 

 

Che ruolo vede per Zaia? 

«Qualsiasi. Ministro delle Riforme, per dirne uno». 

Presidente dell’Eni no? 

«Lo saprebbe fare. O presidente di una delle Camere». 

 

 

Data l’enorme popolarità del governatore uscente, che nel 2020 era stato rieletto con il 77 per cento delle preferenze, ha avuto un bel fegato a scendere in campo. Avrebbe potuto rimediare una figuraccia. 

LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI - MATTEO SALVINI

«Nelle sfide serve coraggio, altrimenti meglio non affrontarle. I cittadini del Veneto hanno dimostrato di saper guardare oltre gli steccati ideologici. Altrimenti non si spiegherebbe perché il centrodestra, che alle ultime politiche qui aveva preso il 56,3 per cento, alle regionali abbia guadagnato 8 punti in più e io personalmente abbia avuto circa 100.000 voti disgiunti». 

 

Sui diritti civili e sulla bioetica, dalla fecondazione assistita al fine vita, Zaia ha una linea molto aperturista. Sarà anche la sua? 

«Si tratta di temi sui quali la Lega ha lasciato libertà di coscienza. Ma non sono di competenza della Regione. È giusto che il Parlamento nazionale assuma al più presto una sua posizione e legiferi». 

 

Zaia vorrebbe una Lega a due gambe, sul modello tedesco Cdu-Csu. La convince? 

«Mi sono sempre espresso a favore. Peraltro è prevista dal nostro statuto». 

 

La sua candidatura è stata appoggiata dal vicesegretario Roberto Vannacci? 

LUCA ZAIA E ALBERTO STEFANI

«Non l’ho mai incontrato in campagna elettorale. Non posso saperlo». 

 

Vannacci ha dichiarato al Corriere della Sera: «Non sono una pecora, non rispondo al fischio del pastore». I leghisti sono pecoroni? 

«Difficile dirlo di un movimento che ha permesso a un ragazzo di 25 anni di esprimersi in Parlamento e ora ne ha fatto il più giovane presidente di Regione in Italia. Penso che bastino questi due dati, che fra l’altro mi riguardano, per far capire quanto la Lega sia aperta, inclusiva e variegata, tant’è che nel gregge pascola anche Vannacci». 

 

In vista del congresso federale, lei lanciò la parola d’ordine «Settentrione!». Ma prima del Nord non è più logico riunire il Triveneto in un’unica regione? Sarebbe la Baviera d’Italia. 

«Sono assolutamente favorevole a una macroregione del Nord, che includa Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Lombardia, nello spirito dell’articolo 117 della Costituzione. Non implicherebbe la distruzione delle singole identità. È per questo che mi sto confrontando con Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Attilio Fontana. Aggiunga Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna. Non è leghista ma dialogo anche con lui». 

 

 

L’opposizione non è sua nemica? 

«No. Ho un eccellente rapporto con Giovanni Manildo, mio contendente del Pd per la carica di governatore. Competente, pacato, intelligente». 

Ben tre aggettivi. 

«Anche gentile. Sono stato io a proporre al primo Consiglio regionale di approvare la proposta di legge per il riconoscimento dei caregiver familiari presentata dalla piddina Chiara Luisetto». 

 

 

(...)

Perché un cardiochirurgo, Gino Gerosa, come assessore regionale alla Sanità? 

LUCA ZAIA E ALBERTO STEFANI

«Perché ha un profilo internazionale e conosce come pochi gli ospedali pubblici. Ed è un grande lavoratore, il primo ad arrivare, alle 7 di mattina, in questo palazzo». 

Non lo avrà voluto per sbarrare il passo a Flavio Tosi? 

«No davvero. E comunque Forza Italia ha avuto un assessorato, quello all’Ambiente, alla Protezione civile e al Clima, di peso equivalente. Basti dire che nelle prime tre riunioni di Giunta ha già ottenuto fondi per 50 milioni di euro». 

La sanità assorbe l’81 per cento del bilancio regionale. È tanto. 

«Concordo». 

 

Giancarlo Galan, quand’era sulla poltrona dove oggi siede lei, mi spiegò che un paziente in stato vegetativo permanente già allora costava alla Regione 2 milioni di euro l’anno. L’eutanasia non risanerebbe i bilanci? 

«Non farei mai ragionamenti di carattere economico sulla vita delle persone». 

 

Nobile risposta. 

ALBERTO STEFANI E LUCA ZAIA

«Sulla sanità è un’altra la strada da percorrere. L’invecchiamento della popolazione ci obbliga a ripensare le Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, e la stessa urbanistica dei nostri Comuni, con abitazioni capaci di offrire agli anziani servizi domiciliari di medicina territoriale.

 

Puntiamo sulle nostre 99 case di comunità, che devono assicurare visite ambulatoriali, presenza infermieristica, telemedicina e gestire i codici bianchi e verdi per ridurre gli accessi impropri nei pronto soccorso. Nei prossimi tre mesi le girerò tutte, per constatare di persona lo stato di avanzamento dei lavori». 

 

Non crede che dovrebbe abolire l’assegno di fine mandato previsto dall’articolo 19 bis della legge regionale del 1973? I 39 consiglieri uscenti hanno incassato 1.792.000 euro lordi che potevano essere destinati alla sanità. 

«E lo dice a me, che ho fatto gratis il sindaco di Borgoricco, consentendo un risparmio di 193.000 euro? Studierò come modificare la legge per il futuro». 

 

Quali sono le tre emergenze che si trova ad affrontare? 

alberto stefani dopo la vittoria 1

«Inverno demografico, carenza di abitazioni, richiesta di manodopera». 

Padre Giuseppe Cavallini, direttore di Nigrizia, qualche settimana fa mi ha detto: «Nel 2024 le industrie venete avevano bisogno di assumere 108.000 lavoratori immigrati, più della Lombardia. Senza africani il Nordest si ferma». 

«Entro cinque anni in Veneto mancheranno 280.000 lavoratori qualificati. Le scuole di formazione professionale e tecnica vanno integrate con il mondo dell’impresa. I giovani che esse preparano meritano di essere valorizzati, affinché non siano indotti a ritenere che nella vita sia indispensabile laurearsi». 

 

È patito di sport invernali? 

«Non proprio, ma seguo. Più che lo sci ho praticato calcio, pallavolo, atletica e nuoto». 

Ma che cosa regalano al Veneto i Giochi olimpici Milano-Cortina? In una parola. 

«Attrattività». 

Crede che Giorgia Meloni resterà in sella fino al 2027? 

«Ne sono certo. Ha una preparazione eccezionale, terrà insieme la maggioranza fino all’ultimo. È una cara amica. Condividiamo la stessa passione per la musica pop e per Michael Jackson». 

VANNACCI SALVINI STEFANI ZAIA

 

La sua elezione è stata funestata da un lutto. Me ne vuole parlare? 

«La mia nonna materna, Paola, ha avuto un malore proprio la notte del voto. È morta due giorni dopo. Aveva 85 anni, era vedova. Da lei ho imparato il valore della bontà d’animo, della semplicità, dell’umiltà. Quando tornavo da Roma, tutte le sere, alle 20, andavo da lei. Mi offriva il caffè e parlavamo». 

 

Di che cosa? 

«Di tutto: dagli avvenimenti di Borgoricco alle pulizie della chiesa parrocchiale, che la impegnavano come volontaria. Mai di politica». 

Che cosa vede quando si affaccia sul Canal Grande dal balcone di Palazzo Balbi? 

matteo salvini Alberto Stefani - festa per l autnomia a montecchio maggioreROBERTO VANNACCI A MENDRISIO

«L’armonia». 

Ultimi Dagoreport

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO