IN CAUSA CON IL PRESIDENTE – ALFIO CARUSO È STATO QUERELATO DA MATTARELLA PER UN LIBRO IN CUI PARLA DELLA SUA FAMIGLIA – SCRISSE CHE IL PADRE BERBARDO “STRINGEVA MANI LORDE DI SANGUE”

di Sandra Rizza per “Il Fatto Quotidiano

 

de mita e mattarella de mita e mattarella

   Il vecchio patriarca della Dc Bernardo Mattarella? “Viveva per il potere, mescolava spregiudicatezza ai buoni sentimenti, stringeva mani lorde di sangue”. Suo figlio Piersanti, ucciso dalla mafia il 6 gennaio dell’80? “Non avrebbe potuto prescindere dal proprio cognome e dal passato della propria famiglia”. Per aver raccontato la saga dei Mattarella, i Kennedy di Sicilia, in un capitolo del suo libro Da cosa nasce cosa (Longanesi, 2000), il giornalista e scrittore catanese Alfio Caruso è stato citato in giudizio con una richiesta di risarcimento di 250mila euro. A trascinare Caruso davanti al Tribunale civile di Palermo è proprio il figlio di Bernardo, Sergio Mattarella, da ieri nuovo capo dello Stato, e i nipoti Bernardo e Maria, che lo accusano di aver “infangato la figura di Mattarella padre” e di aver ricostruito “in maniera grossolana” i rapporti politici di Piersanti.

 

Caruso, ma cosa ha scritto per far infuriare i Mattarella?

 

Sono il primo ad avere il privilegio di essere chiamato in giudizio per aver riportato vicende che tutti prima di me avevano già scritto. È come se per trent’anni i Mattarella si fossero rifiutati di leggere qualsiasi libro o giornale e si fossero svegliati all’improvviso.

Mattarella e RenziMattarella e Renzi

 

Come si sente a essere citato in giudizio dal capo dello Stato?

 

Spero che, senza dover andare a Berlino, ci siano dei giudici anche in Italia. Stabiliranno loro se ho diffamato l’ex ministro Bernardo e suo figlio Piersanti o se invece sono stati Sergio Mattarella e i suoi nipoti ad avventurarsi in una lite temeraria.

 

 Da cosa nasce cosa è del 2000. Perché i Mattarella hanno aspettato il 2009 per depositare l’atto di citazione?

 

Sostengono di aver letto il libro solo nel 2009. All’epoca ci fu un grande battage pubblicitario. Ma a quanto pare nessuno di loro ha saputo nulla. Lei ci crede? Nessuno può mettere in dubbio le parole del presidente della Repubblica.

 

Partiamo dalla vicenda di Joe Bonanno: il capo della mafia italo-americana scrisse nella sua autobiografia che nel ’57, quando sbarcò a Ciampino, fu accolto personalmente dal ministro Bernardo Mattarella. La famiglia sostiene che è una menzogna.

 

MATTARELLA CON LA MOGLIE MARISA, SCOMPARSA NEL 2012MATTARELLA CON LA MOGLIE MARISA, SCOMPARSA NEL 2012

I Mattarella si svegliano di colpo solo alla morte di Joe Bonanno, scomparso nel 2002: prima, la famiglia non ha mai avuto nulla da obiettare. Eppure, Enzo Biagi per due volte, il 13 marzo del ’92 e il 15 agosto del ’98, sul Corriere della Sera, racconta l’accoglienza di Mattarella a Ciampino. Lo scrive anche Attilio Bolzoni sulla prima pagina di Repubblica il 25 ottobre del 2000. Eppure mai, finché Bonanno fu in vita, la famiglia pensò di querelarlo né di chiedere una smentita.

 

Cosa vuole insinuare? Che, morto Bonanno, i Mattarella hanno riscritto la storia?

 

Loro sostengono che il 13 settembre del ’57 il vecchio Bernardo era a Palermo, ma la data dell’arrivo a Ciampino di Bonanno è controversa: il 15, il 16 o il 28 settembre. E anche se il boss fosse arrivato a Roma il 13, nulla impediva al vecchio patriarca dc di essere la mattina a Roma e il pomeriggio a Palermo.

 

 È vero che l’atto di citazione dei Mattarella è partito contestualmente a una querela presentata dagli 8 figli del ministro dc Franco Restivo, conclusa con un’archiviazione?

 

Sì, verissimo, e la sentenza penale riconosce che tutto quello che ho scritto su Franco Restivo è vero.

 

Come spiega questa coincidenza temporale?

 

BERNARDO MATTARELLABERNARDO MATTARELLA

Avranno fatto una rimpatriata, una riunione di vecchie famiglie di ex dc e avranno detto: vediamo un po’ cosa fare.

 

Tra le contestazioni dei Mattarella ci sono le accuse di collusioni mafiose rivolte al vecchio Bernardo che sarebbero tratte dal dossier di Danilo Dolci del 1965. Ma Dolci fu condannato per diffamazione...

 

Dolci non è tra le mie fonti. Le vicende relative alle frequentazioni di Mattarella con esponenti mafiosi della zona di Castellammare, le ho attinte dal volume Raccolto Rosso di Enrico Deaglio che a sua volta aveva consultato gli atti della Prima Commissione Antimafia (’76). Nessuno ha querelato Deaglio, che tra l’altro ha ripubblicato tranquillamente il suo libro nel 2010.

 

 E il ritratto di Piersanti? L’accusano di aver diffamato persino il presidente della Regione siciliana ucciso dalla mafia nell’80...

 

   Piersanti è un signore che viene fuori da una storia familiare controversa. Tanto di cappello per quello che è stato poi l’approdo finale, straordinario, della sua vita. Ma anche Carlo Alberto Dalla Chiesa in un’intervista a Giorgio Bocca, ricordò da dove veniva Piersanti. Sono fatti. Nessuno è mai stato querelato prima di me per averli raccontati.

 

Sembra proprio che i Mattarella ce l’abbiano con lei. Perché?

 

Gli sarò simpatico.

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)