ARRIVA MARINA, L’ORA DELLA ROTTAMAZIONE SCATTARA’ ANCHE A DESTRA - PROMOSSI E BOCCIATI DELLA GALASSIA FORZA ITALIA: GIU’ VERDINI, BRUNETTA, BONDI, SU IL ‘CERCHIO TRAGICO’ DELLA PASCALE

Carmelo Lopapa per Repubblica

Il ciclone Marina fa tremare adesso Forza Italia. Tutto sta precipitando verso la presa rapida della Bastiglia da parte della primogenita di casa Berlusconi, assai prima del previsto. E per una buona fetta della classe dirigente in una manciata di ore scatta la fobia da estinzione imminente.

Questa legislatura sarà per molti di loro, la gran parte, l'ultimo giro di giostra. L'ora della rottamazione sta per scattare anche a destra. Del resto, raccontano sia stata una delle condizioni poste al padre dalla stessa presidentessa Mondadori
e Finivest: «Mani libere», se proprio dovrà accettare il "sacrificio".

«Marina? Deciderà lei. Decideranno soprattutto gli elettori» ha spiegato ancora ieri sera al Tg2 Silvio Berlusconi, confermando la prospettiva del passaggio di testimone, «la buona soluzione » come l'ha definita venerdì. E ora c'è tutto un partito di "quelli che" forse sarebbe stato meglio tenerci il padre.

Condannato, decaduto, interdetto, affidato (ai servizi) ma almeno tollerante e disponibile a tenersi i dirigenti, pure vecchi di vent'anni. Si tratta ora di capire se l'accelerazione maturerà già dopo le Europee. «Avverrà se Forza Italia scenderà di molto sotto il 20 per cento, se invece terremo, tutto sarà rinviato al prossimo anno o comunque alla vigilia delle politiche » spiegava ieri uno dei big del partito.

E allora vacillano le certezze del capogruppo Renato Brunetta, che in più di un'occasione ha manifestato le sue perplessità: «Non mi piacciono le dinastie, né quelle monarchiche né quelle repubblicane». Trema Sandro Bondi, che nell'intervista al Corriere dei giorni scorsi Marina ha equiparato ad Alfano e Bonaiuti tra «le persone che hanno tradito la loro storia».

Denis Verdini, che pure è il capostipite della vecchia guardia, si è subito riposizionato. «Per me Marina va benissimo, avrei visto bene anche Piersilvio » confida ai fedelissimi che in queste ore gli chiedono cosa succederà adesso.

Raffaele Fitto è stato l'unico che l'altra sera, dopo il sostanziale "via libera" di Berlusconi senior, ha avuto il coraggio di dichiarare che «la scelta migliore non sarebbe per eredità ». Seguito ieri da Gianfranco Rotondi ancora più esplicito: «Apprezzamento per Marina, ma il leader resta Silvio Berlusconi». Già, ma fino a quando?

Di converso c'è tutta un'ala femminile che vede bene la successione, per i più svariati motivi. A cominciare dal cerchio magico. La fidanzata Francesca Pascale e la fac totum Maria Rosaria Rossi sono le big sponsor dichiarate. Un gradino più giù l'amica personale di Marina, Michaela Biancofiore, ma anche Daniela Santanché: «La storia continua ed è una grande storia», dice la "pitonessa".

E poi l'eurodeputata ricandidata Licia Ronzulli, forte del rapporto solido con la famiglia. Giovanni Toti, che delle aziende e della famiglia è l'ultima proiezione politica, è tra i pochi dirigenti di vertice destinati a sopravvivere al ciclone anche perché di recente innesto.

Per tutti gli altri è probabile che accada - con le debite differenze per storie e problemi - quel che è accaduto negli anni Novanta a Marcello Dell'Utri, braccio destro del padre nelle aziende ma via via messo all'angolo dalla "zarina" dai cda dell'impero.

Il fatto è che la presidentessa ha un suo fortino già blindato, destinato ad affiancarla anche nella scalata più o meno prossima al ruolo di anti-Renzi. Franco Currò, l'ex giornalista di Panorama che guida da quasi un quindicennio la comunicazione Fininvest e calibra ogni singola uscita della presidentessa.

La longa manus della famiglia nel mondo della finanza, Bruno Ermolli, cda Mediobanca. Il punto di riferimento per il credito Ennio Doris, presidente di banca Mediolanum. Suo consigliere di lungo Pasquale Cannatelli, ad di Fininvest, e poi Ubaldo Livolsi. I motori sono già accesi, per ripetere la storia, vent'anni dopo.

Berlusconi (padre) intanto batte senza soste le tv, cercando di invertire il trand dei sondaggi. Soprattutto per riconquistare un Nord quasi perso. E di Nord infatti parlerà dalla Annunziata oggi a Raitre, prima di collegarsi con la kermesse di Fitto a Bari, laddove il Tribunale gli ha vietato di andare. I legali ci riproveranno per
nuove tappe a Napoli e Palermo.

 

 

CAMPER CON FOTO MARINA BERLUSCONI MARINA BERLUSCONI BY BALDELLIIL TWEET DI ROBERTO SAVIANO CONTRO MARINA BERLUSCONIMARINA E BERLUSCONISILVIO BERLUSCONI CON LA FIGLIA MARINA SIGNORINI, MARINA BERLUSCONI COL MARITOVIGNETTA ELLEKAPPA DA REPUBBLICA - COME SUCCESSORE BERLUSCONI PENSA A SUA FIGLIA MARINAfrancesca pascale e marina berlusconi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…