gay pride a tel aviv

VENDETTA GAIA - LUIGI BRUGNARO DICHIARA DI NON VOLER IL GAYPRIDE A VENEZIA? E LE ASSOCIAZIONI OMOSEX GLI DICHIARANO GUERRA: “E’ UN VANDALO DELLA DEMOCRAZIA. GLIELO ORGANIZZIAMO IN CITTÀ, COSÌ IMPARA. E VERRÀ ANCHE ELTON JOHN”

Marino Smiderle per “il Giornale”

 

Luigi BrugnaroLuigi Brugnaro

Il sindaco «bigotto e bifolco», parole e musica di Elton John, ha idee precise su come difendere e rilanciare Venezia. Sì alle grandi navi che «creano posti di lavoro» e no ai gay pride che «sono una buffonata, il massimo del kitsch». Luigi Brugnaro entra come un elefante nella cristalleria del politically correct e manda in frantumi, con divertito coraggio, ogni convenzione per trovare un vestito adatto da ritagliare addosso a una città che, parole sue, è rimasta in mutande.

 

I veneziani lo hanno votato anche per questo e lui va avanti dritto per la sua strada, anche a costo di combattere una guerra contro l' establishment associativo dei gay. E in mutande l' anno prossimo potrebbe esserci lo stesso Elton John, chiamato a guidare il gay pride della vendetta.

 

david furnish madre elton john padredavid furnish madre elton john padre

Tutto comincia dal no secco del sindaco ai libri gender nelle scuole, quella che ha suscitato le ire dell' autore di Rocket man. Gli intellettuali, categoria non presa in grande considerazione dal sindaco, prendono cappello e lui se ne frega allegramente.

 

Anzi, rincara la dose: «Mai più un gay pride a Venezia, che se lo vadano a fare a Milano». Molti dei veneziani che lo hanno preferito al «progressista» Casson alle ultime elezioni, memori dei precedenti lagunari di manifestazioni del genere, si schierano al suo fianco. Ma le associazioni gay interpretano queste uscite come una dichiarazione di guerra. E guerra sia: «Il gay pride del 2016 - tuona Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center - non può che tenersi a Venezia.

Gay Pride Gay Pride

 

Brugnaro ne vuole fare il simbolo di città off limits per i diritti civili lgbt e serve una risposta. Non si può accettare una così evidente discriminazione, tutti a Venezia per un pride nazionale che affermi visibilità e diritti». Ad aprire le ostilità, è l' auspicio organizzativo di Marrazzo, potrebbe essere proprio Elton John, invitato ad aprire il corteo nella città del sindaco sbertucciato dal cantante.

 

Vuoi mettere i tempi di Massimo Cacciari? Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, rimpiange i tempi in cui, in materia di diritti per la categoria, si stava peggio. E, rivolgendosi al «ducetto Brugnaro», rammenta con nostalgico orgoglio si essere stato organizzatore del gay pride veneziano del 1997. «Fu una magnifica iniziativa con un enorme successo di partecipazione e mediatico - ricorda -.

 

Gay Pride Gay Pride

Ma allora c' era un sindaco amato e stimato da tutti e cioè Cacciari che collaborò, ci ricevette a Ca' Farsetti e ci diede tutta la collaborazione possibile per l' organizzazione, i permessi e le iniziative pubbliche di dibattito e di confronto».

 

A Brugnaro basta pensare alle esibizioni del gay pride di Venezia dell' anno scorso per ribadire con forza il concetto mai più a Venezia. L' Arcigay del Veneto dipinge il sindaco come «un vandalo della democrazia» e rigira la frittata: «Non è certo il gay pride dello scorso anno ad aver messo in imbarazzo Venezia, semmai è la volgarità del sindaco Brugnaro a far vergognare la città di fronte a tutto il mondo».

 

Gay Pride Gay Pride

Il sindaco tira dritto e ritwitta immagini poco edificanti di esibizionisti omosessuali in pose oscene, quasi a chiedere ai concittadini: volete questa pagliacciata per le calli? Lui è convinto che i veneziani e anche i suoi amici gay («Ne ho diversi e non ho nulla contro di loro») appoggerebbero le sue decisioni così lontane dal mondo degli intellettuali globali («Però Paolo Mieli a Cortina mi ha difeso e lo ringrazio pubblicamente») ma così vicine al mondo, magari confinato in laguna, del popolino locale. Che è rimasto in mutande per motivi economici e non per scelta ideologica.

GAY PRIDE GAY PRIDE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…