fisioterapia

AVANTI ABUSIVI! - NELLA MANOVRA I GRILLINI INFILANO IL CONDONO PURE PER LE PROFESSIONI SANITARIE: SI PUÒ ISCRIVERE AGLI ORDINI ANCHE CHI NON HA IL TITOLO, BASTA AVER LAVORATO NEL SETTORE PER 36 MESI NEGLI ULTIMI 10 ANNI. FISIOTERAPISTI, TECNICI DI LABORATORIO, LOGOPEDISTI, OSTETRICHE: NON SERVIRANNO LAUREE O DIPLOMI, BASTERÀ LA PRATICA. LE ASSOCIAZIONI DEI PROFESSIONISTI LA DEFINISCONO ''UN'ASSURDITÀ TOTALE''

Valeria Pini per www.repubblica.it

 

Si allenta la stretta, voluta dall'ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in materia di professioni sanitarie. Parliamo di fisioterapisti, tecnici di laboratorio, logopedisti, ostetriche. Nella manovra finanziaria il comma 283 bis, un emendamento voluto dal M5S, modifica la legge 42/99, stabilendo una deroga per l'iscrizione agli ordini anche da parte dei professionisti senza titoli che abbiano lavorato, nell'arco di 10 anni, almeno per 36 mesi. In pratica si tratta di una specie di condono. Una decisione, come era facile prevedere, che ha scatenato le critiche delle associazioni di professionisti che giudicano il provvedimento inadeguato fino a definirlo "una assurdità totale".

FALSI DENTISTI E FALSI FISIOTERAPISTI

 

 

Nell'emendamento appena approvato dal Senato viene in pratica allargata la possibilità di accedere a queste attività professionali. Basta aver svolto professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione senza il possesso di un titolo abilitante per l'iscrizione all'albo professionale, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni.

 

Sarà sufficiente avere questo requisito per continuare a svolgere questi lavori previsti dal profilo della professione sanitaria di riferimento, purché ci si iscriva, entro "il 31 dicembre 2019, in appositi elenchi speciali ad esaurimento (da costituire entro 60 giorni con decreto del ministero della Salute) e istituiti presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, fermo restando che tale iscrizione non si tradurrà in un’equiparazione".

le iene il fisioterapista col dito birichino 5

 

Il testo prevede inoltre che quest'iscrizione "non comporterà un automatico diritto a un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, a una progressione verticale o al riconoscimento di mansioni superiori". Inoltre viene stabilito che "non potranno essere attivati corsi di formazione regionale per il rilascio di titoli".

 

E' stato inoltre ampliato l'accesso alla professione di massaggiatore in quanto viene abrogato l’articolo 1 della legge 403/71 nel quale si sanciva che "la professione sanitaria ausiliaria di massaggiatore e massofisiotarapista è esercitabile soltanto dai massaggiatori e massofisioterapisti diplomati da una scuola di massaggio e massofisioterapia statale o autorizzata con decreto del ministro per la sanità, sia che lavorino alle dipendenze di enti ospedalieri e di istituti privati, sia che esercitino la professione autonomamente”.

beatrice lorenzin

 

• IL DECRETO LORENZIN

Il provvedimento amplia di fatto l'accesso a questi mestieri con una deroga alla legge 13 marzo del 2018 dell'ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che impone a circa  250mila professionisti, dai fisioterapisti ai tecnici di laboratorio, dai logopedisti agli ortottisti, di iscriversi a 17 Albi e confluiti nel nuovo maxi-Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Federazione nazionale Ordini Tsr-Pstrp). Si tratta di una specie di condono per chi non si era adeguato alla normativa.

 

• ASSOCIAZIONI CRITICHE

Il provvedimento ha suscitato diverse polemiche fra le associazioni di categoria. Prima fra tutte la posizione della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica che rappresenta oltre 22.000 iscritti in Italia. "Leggiamo con seria preoccupazione la notizia della sanatoria - fa sapere il sindacato - . Si rischia di creare una pericolosa breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini. Sistema che rappresenta anche una sicurezza per le altre professioni sanitarie. Appartenere a un albo non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti: un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità, di aver superato esami e prove".

GIULIA GRILLO

 

 Sulla stessa linea anche l'Associazione italiana fisioterapisti, che già prima dell'approvazione da parte del Senato aveva attaccato l'emendamento.  "Assisteremmo al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all’esercizio, verrà iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente. Manca la previsione di quali titoli di studio permetterebbero tale iscrizione, mancano le modalità di verifica delle reali competenze degli iscritti agli elenchi speciali necessarie per potersi occupare della salute delle persone. Una assurdità totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro", si legge nella nota dell'Associazione italiana fisioterapisti.

 

 

 

 

• IL MINISTERO DELLA SALUTE

Il ministero della Salute difende il provvedimento ricordando che tutela numerosi lavoratori che prima del decreto Lorenzin hanno esercitato per anni  e che oggi vedono la loro posizione a rischio. "Si tratta di decine di migliaia di persone che, a seguito dell’approvazione della legge 3 del 2018, pur operando nel settore sanitario da diversi anni, non sono nelle condizioni di iscriversi in un albo professionale come prescrive la nuova normativa - fa sapere il ministero della Salute -. Parliamo in grande prevalenza di massofisioterapisti ed educatori professionali, ma anche di altre categorie più circoscritte.

 

laboratorio iit

Tra questi alcuni non hanno partecipato alle procedure indette, a suo tempo, dalle medesime Regioni per la equivalenza ai titoli universitari non essendone prevista la necessità dal quadro normativo di allora; altri si sono formati attraverso corsi organizzati dalle Regioni che non possono essere riconosciuti validi per l’iscrizione agli albi".

 

• "TUTELARE I LAVORATORI"

In questo modo, precisa ancora il ministero, si permette "a chi possa provare con adeguata documentazione, che sarà demandata ad un decreto ministeriale, di aver effettuato un’attività di lavoro dipendente o autonomo per 36 mesi negli ultimi dieci anni di continuare a svolgere le attività previste dal profilo della professione sanitaria. In questo modo tuteleremo tutte quelle persone che lavorano da decenni con professionalità e che ora rischiano di perdere il lavoro e allo stesso tempo vogliamo impedire che in futuro situazioni analoghe, frutto di norme che l'hanno permesso, non si ripetano più".

TOPO LABORATORIO

 

Nessuna equiparazione dunque con chi è iscritto agli albi, tiene a ricordare il ministero. Resta il fatto però che questa misura finisce per togliere ogni tipo di distinzione fra coloro che si sono iscritti agli albi, mettendosi in regola, e i colleghi che non si sono adeguati alla normativa.

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