TANTA PROCURA PER NULLA - IL BANANA NON TEME L’INCHIESTA DI NAPOLI SULLA COMPRAVENDITA: SA CHE SUI TEOREMI DI WOODCOCK E C. INCOMBE LA PRESCRIZIONE

Ugo Magri per "la Stampa"

Capezzone è «allibito». La Polverini, «incredula». Galan, «senza parole». E interminabile sarebbe la lista degli «indignados» berlusconiani, di quelli che il rinvio a giudizio del Cavaliere per corruzione di senatori costituisce a parer loro uno «strappo alla democrazia» (Bonfrisco), un esempio di «politica sottomessa ai Pm» (D'Alessandro), di «giustizia a orologeria» (Gelmini), di «sistematico accanimento» (Gasparri)... Ma lui, Silvio, come l'ha presa? È fuori di sé? In preda all'ira, come sempre più spesso gli accade di questi tempi per lui così grami? Un po' sì, certo, gli è dispiaciuto.

Del resto a nessuno farebbe piacere accomodarsi per l'ennesima volta sul banco degli imputati, accollarsene i fastidi e per giunta le spese legali. Tuttavia l'ex-premier risulta (secondo testimoni di assoluta attendibilità) avere assorbito l'ennesimo colpo con relativa disinvoltura. Senza dare in escandescenze.

Anzi, quasi alzando le spalle. «Pensate davvero che mi fossi fatto delle illusioni?», è stata la sua reazione a caldo. Aggiungendo: «Mi sarei sorpreso del contrario»: esattamente lo stesso commento, parola più parola meno, della «pitonessa» Santanché, a riprova della perfetta simbiosi tra S.B. e la più agguerrita delle sue «amazzoni».

Tale apparente «understatement» ha, inutile dire, una spiegazione molto concreta. L'avvocato Ghedini da tempo rassicura il suo cliente che, al di là dello sfregio politico, l'iniziativa napoletana non sembra destinata ad aggravare il fardello delle condanne. Un po' perché la prescrizione incombe; e poi in quanto l'accusatore De Gregorio fu in effetti un politico di frontiera, andava e veniva da Forza Italia, era insomma una vecchia conoscenza alquanto difficile da inquadrare come un oppositore politico a 360 gradi.

Nella lettura dei difensori, si tratta di un castello accusatorio «traballante», niente di cui stracciarsi le vesti. C'è infine una terza considerazione che, da giorni, pare abbia acceso nella mente di Berlusconi un barlume di speranza. Tale barlume non riguarda il processo napoletano, bensì la condanna per frode fiscale, da cui discende la ormai ineluttabile decadenza da senatore.

Sulla base del ricorso che stanno preparandogli in piena sintonia Ghedini e l'altro legale, professor Coppi, il Cavaliere si attende un colpo di scena allorquando l'interdizione di 2 anni dai pubblici uffici tornerà davanti alla Corte di Cassazione (il ricorso contro il «ricalcolo» della pena accessoria verrà presentato alla luce delle motivazioni che la Corte d'Appello depositerà tra una decina di giorni).

Berlusconi si attende che la Cassazione accolga i rilievi del suo collegio difensivo, e dunque investa la Corte costituzionale di una presunta sproporzione tra la pena detentiva pari a un anno e l'interdizione, pari a due. Non solo: Berlusconi si aspetta che venga rimessa in dubbio addirittura la costituzionalità della legge Severino in quanto, è la sua tesi, una stessa condanna non può comportare due diverse pene accessorie, da un lato l'interdizione dai pubblici uffici, dall'altro decadenza e ineleggibilità. Entusiasta, ne ha già parlato con Confalonieri, con Letta (Gianni), con Previti, con Dell'Utri e con tanti altri sodali ancora.

 

 

SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO SERGIO DE GREGORIO SILVIO BERLUSCONI de gregorio e lavitola confalonieri berlusconi letta GHEDINI IN CASSAZIONE FOTO LAPRESSE Capezzone Giovanni Battista Cesare Previti Manuela Maccaroni e Marco De Medici Berlusconi DellUtri Mangano

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