NESSUNO TOCCHI MATTEUCCIO - DOPO L’ACCORDO-GEROVITAL CHE LO HA RIMESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, IL BANANA RICAMBIA IL FAVORE: “NIENTE ATTACCHI A RENZI”

Tommaso Labate per il "Corriere della Sera"

Primo, «chiunque dei nostri vada in tv deve difendere Renzi in tutti i modi. Nessuna ironia, nessun attacco contro di lui». E soprattutto secondo, «la nostra controffensiva mediatica deve essere incentrata contro la sinistra del Pd e contro il governo Letta». Stavolta nessuna black list. Stavolta, direttamente da Arcore, Silvio Berlusconi impartisce ai suoi le regole d'ingaggio su come tarare la comunicazione forzista, «su cosa dire in televisione» all'indomani dell'accordo sulle riforme.

Poche regole ma chiare. Attacchi contro Renzi no, mirino contro l'ala bersanian-dalemiana del Pd e contro il tandem Letta-Alfano sì. Tanto che vedendo il vicepremier in tv mentre protestava contro «il Parlamento dei nominati» e chiedeva a gran voce le preferenze, il Cavaliere avrebbe quasi perso le staffe. «Ma di che cosa sta parlando? Ma se l'ho nominato io, lui? Quali preferenze? Avesse almeno decenza di tacere».

Berlusconi l'aveva detto già la settimana scorsa, durante una cena, che «alla fine dentro il Pd ci sarà la scissione». E quando lunedì s'è accomodato sulla poltrona per assistere allo streaming della direzione dei Democratici, le sue convinzioni si sono trasformate in certezze. «Il cammino delle riforme deve essere avviato in Parlamento senza intoppi», ha spiegato ai suoi. E «nessuno di noi deve mostrarsi diffidente o critico. Perché questi del Pd si separano davvero e, contemporaneamente, lo spazio per partitini di centro sarà cancellato. È la nostra occasione d'oro...».

È per questo che, tra il vertice al Nazareno di sabato e la notte di domenica, Berlusconi s'è rimangiato tutte le perplessità su quel «ballottaggio» previsto dall'Italicum che inizialmente aveva respinto. «Perché quello che abbiamo da guadagnare è più di quello che abbiamo da perdere», è stata la spiegazione ufficiosa. Il resto è chiaro. Difendere il leader Renzi significa acuire lo scontro interno al centrosinistra. Mantenere il patto siglato nella sede del Pd vuol dire riaccreditarsi come «leader politico» e allontanare - in vista della campagna elettorale - la Grande Ombra della sentenza della Cassazione, di cui non a caso nessuno parla più.

Le «tavole di Arcore» sono state prese alla lettera da tutti. Renato Brunetta, che pure era un acceso sostenitore del Mattarellum e un arcigno censore del sindaco di Firenze, adesso la mette così: «Ho ascoltato Renzi alla direzione del Pd e sono d'accordo con quello che ha detto. L'accordo raggiunto non si può correggere e io mi fido di lui». Per non parlare di Daniela Santanché, prima fila dell'ala dei falchi, che adesso di «falco» mostra ben poco: «La legge elettorale sui cui s'è trovato l'accordo con Renzi deve essere approvata così com'è e al più presto».

Mentre Raffaele Fitto, lanciando la kermesse di Forza Italia di domenica prossima in Puglia, parla di un Cavaliere «che ha riaperto scenari di enorme interesse per il Paese». E questa è soltanto la prima parte del piano. Per la seconda, cioè gli attacchi ad alzo zero contro l'ala anti-renziana del Pd, basta dare un'occhiata al profilo Twitter del «Mattinale», l'house organ del gruppo forzista alla Camera.

«Cuperlo è arrabbiato con Renzi solo perché gli ha ricordato che si è fatto piazzare sul burro del listino fabbricato per gli ultragarantiti», «Cuperlo si dimette dunque esiste», «Cuperlino listino», «Cuperlativo assoluto», e via dicendo, con attacchi anche a Letta e Alfano.

Perché, citando (inconsapevolmente) Bettino Craxi, dopo sabato Berlusconi è sicuro di avere in mano «il poker d'assi». L'ultima rilevazione di Euromedia dà il centrodestra (34) in vantaggio di 0,6 punti sul centrosinistra (33,4). Un vantaggio che Tecné rivede addirittura al rialzo, con la coalizione berlusconiana (37,1) che, al contrario degli avversari (33,4), supererebbe il quorum dell'Italicum.

«Con le riforme in Aula, noi possiamo solo crescere. Al contrario del Pd», è la scommessa che fanno ad Arcore. Non a caso nessuno, tra i berlusconiani, ha in mente ritocchi all'accordo. «Abbiamo dato il via libera a quello. Se salta, per noi salta tutto. E non sarebbe certo colpa nostra...», sorride Paolo Romani.

Come hanno sorriso in serata anche gli avvocati del Cavaliere, quando hanno saputo che la Corte di Straburgo ha dichiarato «ricevibile» il ricorso di un candidato alle regionali del Molise sulla retroattività della legge Severino. Che potrebbe essere la breccia verso quel muro normativo che l'ex premier conta ancora di sfondare. Per ritornare in campo, in prima persona.

 

 

 

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