DA FORZA ITALIA A FORZA MONTI! - NONOSTANTE LE RASSICURAZIONI AI SUOI TIRAPIEDI, IL BANANA NON VEDE L’ORA DI SCARICARE IL PDL, CREARE UNA LISTA CON POCHI FEDELISSIMI (SENZA GLI EX AN), E INFILARSI NEL GRANDE INCIUCIONE MODERATO CHE SOSTERRÀ MONTI (E POI PASSERA) NEI PROSSIMI MESI - LE AMMINISTRATIVE SONO GIÀ PERSE, QUINDI TANTO VALE ALLEARSI DOVE SI PUÒ CON CHI SI PUÒ, DALLA LEGA AL TERZO POLO, TANTO IL PDL IL PATONZA L’HA AMMAZZATO PER SALVARSI LE CHIAPPE…

Amedeo La Mattina per "la Stampa"

Nonostante le rassicurazioni date l'altra sera a Villa Gernetto, Berlusconi sta pensando di sparigliare: scrollarsi di dosso il Pdl e abbracciare Monti anche nel futuro. Dopo le amministrative, soprattutto se il risultato sarà disastroso, il Cavaliere cambierà nome al Popolo della libertà e l'inno presentato ai dirigenti e agli amministratori nella villa di Lesmo forse non verrà mai utilizzato, come ha sottolineato il governatore lombardo Roberto Formigoni.

Alfano dovrà cominciare a lavorare a testa bassa a una lista di berlusconiani duri e puri, un contenitore montiano, proporzionalista e post-bipolare: il ritorno, in sostanza, di nuova Forza Italia per bloccare l'emorragia di voti moderati verso il Terzo Polo e rimanere agganciati al gioco della Grande Coalizione dopo le Politiche del 2013. Chi non vorrà stare a questo gioco e rimanere alternativi al Pd (gli ex An e una parte dell'attuale Pdl?) si accomodi puri fuori e vada farsi un altro partito d'opposizione.

Adesso c'è lo scoglio delle amministrative da superare, pieno di insidie, senza alleati al Nord e al Sud: e allora il metodo sarà valutare caso per caso, città per città, presentando il proprio simbolo o una lista civica, sostenendo il candidato di bandiera o quello scelto dal Terzo Polo come a Palermo. «Noi siamo in campo - sostiene orgogliosamente Alfano - per vincere. Non si tratta di decidere il destino del governo del Paese ma di alcune città. Quindi sceglieremo i candidati e le alleanze che possono meglio servire alle singole comunità locali».

Si è parlato anche di amministrative ieri sera a Palazzo Grazioli tra Berlusconi e il vertice del partito, dopo lo scoramento di coloro che avevano partecipato all'incontro dell'altra sera a Villa Gernetto. Chi c'era lamenta l'assenza di analisi politica, con il Cavaliere che parlava di ben altro, del nuovo inno: la sensazione della fine di un'era. Ieri sera invece si è entrato nel merito delle alleanze per le amministrative soprattutto nelle città di maggiore difficoltà, come Genova, Lecce, Verona e Palermo dove rimane l'ipotesi di sostenere il giovane Costa, scelto però da Fini e Casini.

Alfano ha incontrato il leader del Grande Sud Miccichè per convincerlo, in alternativa, a sostenere un candidato comune: l'attuale presidente dell'Assemblea Siciliana Francesco Cascio. Ma non sembra che ci sia spazio in questa direzione. Miccichè potrebbe tuttavia cercare di ammorbidire la posizione del Terzo Polo che non vuole apparentarsi con il Pdl.

Comunque Alfano mette nel conto che le amministrative vadano male. Ignazio La Russa sostiene che non si può partire con questo atteggiamento: «Bisogna combattere fino alla fine, non scoraggiarsi». Ma il lavoro del segretario ha una direzione precisa: costruire, se possibile, il fronte moderato a partire dal voto di primavera. Poi si apriranno le vere danze per le Politiche del 2013 stringendosi attorno a Monti.

La nuova legge elettorale così come sta crescendo, senza il premio di maggioranza, non dovrebbe produrre chiare maggioranze. Per cui gioco forza si andrà alla Grande Coalizione, anche perché i problemi economici e finanziari dell'Italia non saranno risolti tra un anno. Insomma, se Veltroni dice che non bisogna lasciare Monti alla destra, Alfano sostiene l'esatto opposto.

Allora il professore vada avanti con le riforme di struttura, anche con la modifica dell'artico 18, senza farsi condizionare dalla Cgil e da un Pd versione Bersani che ieri ha intimato uno stop su questo tema. Oggi, nell'incontro che avranno con il premier, Berlusconi e Alfano diranno che non bisogna tentennare sulla riforma del mercato di lavoro. Non ci possono essere due velocità: quando conviene al Pd il governo deve prendere decisioni senza ascoltare nessuno, ora invece ci vuole il placet dei sindacati.

 

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