donald trump steve bannon

BANNON, L'ANIMA NERA DELLA CASA BIANCA - LO STRATEGA DI TRUMP HA UN BERSAGLIO GROSSO NEL MIRINO: PAPA FRANCESCO, CONSIDERATO UN SOCIALISTA TROPPO ACCOMODANTE CON L'ISLAM, VERO NEMICO DI DONALD - CHI È, CHI NON È, E IN COSA CREDE IL CATTIVO CHE ‘SATURDAY NIGHT LIVE’ RITRAE COME LA MORTE INCAPPUCCIATA (MA LO FACEVANO ANCHE CON KARL ROVE, STRATEGA SPIETATO DI BUSH) - VIDEO

VIDEO - STEVE BANNON È UNO SCHELETRO INCAPPUCCIATO A ‘SATURDAY NIGHT LIVE’

 

 

 

VIDEO - KARL ROVE, STRATEGA DI BUSH, COME LA MORTE INCAPPUCCIATA IN ‘AMERICAN DAD’

 

 

 

Marcello Bussi per ‘Italia Oggi

 

steve bannon e donald trump a saturday night livesteve bannon e donald trump a saturday night live

Fra gli elettori democratici è molto più conosciuto di Charles Schumer, il capogruppo del partito al Senato, per qualcuno è addirittura il diavolo. D'altronde ha detto: «L'oscurità è una cosa buona, Dick Cheney, Dart Fener, Satana. Questo è il potere.

 

Ci aiuta quando loro (la stampa liberal, ndr) non vedono, quando sono ciechi rispetto a chi siamo e cosa facciamo».

 

Stephen Bannon è l'uomo del giorno, lo stratega dell'amministrazione Trump, il consigliere numero uno del presidente, sempre al suo fianco. Diventato celebre come executive chairman di Breitbart News, il sito che ha fatto della guerra al politically correct la sua ragione di vita, punto di riferimento della alt-right, la destra alternativa che vuole abbattere l'establishment repubblicano, Bannon è stato chiamato in tutta fretta da Trump a rilanciare la sua campagna elettorale che aveva subito un duro colpo dalle registrazioni fatte vent'anni prima, in cui il magnate nuovayorchese manifestava tutto il suo sessismo («grab them by the pussy», la celebre frase che ognuno può facilmente intendere usando Google translate) e dall'esito disastroso del suo primo confronto televisivo con Hillary Clinton.

 

steve bannon donald trumpsteve bannon donald trump

Il consiglio di Bannon a Trump è stato quello che lo stesso candidato voleva sentirsi dire: non moderare i toni, sparale ancora più grosse. E così al secondo scontro con la Clinton, a proposito delle e-mail cancellate quando la signora era segretario di Stato, Trump le ha detto in faccia: «Quando sarò presidente ti manderò in prigione».

 

Da lì è cominciata la rimonta.

 

Trump apprezza Bannon perché è un uomo che si è fatto da sé. Nato a Norfolk, Virginia, in una famiglia della classe operaia, Bannon si arruola nella marina, studia alla Harvard Business School ed entra in Goldman Sachs. Ma l'ambiente non gli piace, per quanto intellettualmente dotato è pur sempre un figlio del popolo. Così lascia la banca d'affari e si trasferisce a Los Angeles per diventare distributore.

 

karl rove  come la morte in american dadkarl rove come la morte in american dad

Qui, grazie a un colpo di fortuna, riesce ad avere una quota nei diritti di Seinfeld, situation comedy di grande successo, poi diventa produttore e gira alcuni documentari ispirandosi allo stile di Michael Moore (ma agli occhi di un italiano si nota anche l'influsso di Gualtiero Jacopetti, che con il suo Mondo Cane è il padre di tutti i documentari politicamente scorretti). Quando nel 2012 muore Andrew Breitbart e Bannon diventa executive chairman dell'omonimo sito da lui fondato e lo trasforma radicalmente, aumentandone gli accessi. Allo stesso tempo conduce alla radio un talk show dove invita spesso Trump. I due si intendono a meraviglia.

 

karl rove come la morte in american dadkarl rove come la morte in american dad

Può sembrare strano, ma per capire il pensiero di Bannon bisogna ascoltare il discorso da lui tenuto nel 2014 a una conferenza organizzata in Vaticano dall'Istituto dignitatis humanae, un gruppo di cattolici conservatori (Bannon ha parlato via Skipe da Los Angeles) legati al cardinale statunitense Raymond Burke, il più strenuo oppositore di papa Francesco.

 

Qui ha parlato dei «dimenticati», uno dei concetti più battuti nei discorsi di Trump, alla base della sua vittoria in Stati tradizionalmente democratici come la Pennsylvania: «Ho potuto vederlo quando lavoravo in Goldman Sachs. Ci sono persone a New York che si sentono più vicine alla gente di Londra e di Berlino che a quella del Kansas e del Colorado. Hanno questa mentalità elitaria che detta a tutti come deve essere guidato il mondo».

 

Per avere successo il mondo occidentale e l'America in particolare devono basarsi su tre fattori: il capitalismo, il nazionalismo e i valori giudaico-cristiani. Secondo Bannon, l'America soffre di una «crisi del capitalismo». Il capitalismo dei bei tempi andati si fondava sulla moderazione, lo spirito imprenditoriale e il rispetto per il prossimo.

steve bannon  e donald trump a saturday night livesteve bannon e donald trump a saturday night live

 

Ma la generazione dei sessantottini ha rovinato tutto, rottamando i valori dei genitori (nazionalismo, modestia, patriarcato, religione) per sostituirli con pluralismo, sessualità, egualitarismo e secolarismo. Sulla base di questi presupposti, è nata l'élite globalizzata, battezzata da Bannon il partito di Davos, che ha deformato le istituzioni del capitalismo, privando le classi medie in tutto il mondo della ricchezza che si meritano.

 

Una situazione esasperata dalla crisi del 2008, con il governo americano che ha fatto pagare il conto dello scoppio della bolla speculativa ai lavoratori.

 

È la solita storia del privatizziamo i guadagni e socializziamo le perdite. La crisi del capitalismo ha portato a un socialismo per i ricchi e alla sofferenza della classe media. Bannon è convinto che senza la cornice della morale giudeo-cristiana il capitalismo può essere una forza di danno e di ingiustizia, come viene bene dimostrato dal declino dell'economia statunitense.

donald trump nell ufficio ovale casa biancadonald trump nell ufficio ovale casa bianca

 

Per fare ritornare grande l'America, allora, bisogna riancorare il capitalismo ai valori giudaico-cristiani. Questa morale condivisa garantisce che le imprese non investano solo a proprio esclusivo vantaggio, ma anche per il bene dei lavoratori della propria nazione e delle generazioni future.

 

Ecco perché Bannon segue con attenzione le vicende vaticane. Qualcuno pensa con troppa attenzione. Il consigliere numero uno di Trump considera papa Francesco un socialista troppo accomodante con l'islam, che è invece la minaccia numero uno per l'Occidente. È chiaro che una chiesa secolarizzata, stile new age, non è funzionale alla visione del mondo di Bannon. I manifesti in romanesco che irridono a France' che nei giorni scorsi hanno tappezzato la Città Eterna, potrebbero non essere il frutto di un Pasquino qualsiasi.

donald trump e steve bannondonald trump e steve bannon

 

 

USA: NYT, BANNON E L'ISPIRAZIONE DI JULIUS EVOLA

(AGI) - Teorico della rivolta contro il mondo moderno, uomo che brandiva l'arco e la clava contro i decadenti sistemi democratici, teorico di una forma aristocratica di ordinamento sociale intrisa di esoterismo, ispiratore infine dell'ispiratore di Donald Trump: Julius Evola, scrive in una corrispondenza da Roma il New York Times, e' tra i grandi maestri di Steve Bannon. E il padre della destra alternativa ebbe modo di citarlo in una conferenza, nientemeno che in Vaticano.

 

I fatti risalgono al 2014. Al di la' delle sacre mura l'allora semisconosciuto giornalista prese la parola per esaltare Vladimir Putin, e indirettamente il pensatore italiano che a Roma e dintorni e' stato tra le letture preferite di Pino Rauti. Secondo quanto affermo' l'editore di Breitbart, Putin e' si' il rappresentante di una "cleptocrazia", ma anche baluardo contro l'insorgere di "un potenziale nuovo califfato" in una lotta da portare avanti nel nome delle nazioni e della Tradizione. Concetto, questo, tutto evoliano.

bannon e julia hahn a destrabannon e julia hahn a destra

 

Ed infatti Bannon sottolineo' che "noi dell'Occidente giudeo-cristiano dobbiamo considerare quello che Putin dice a proposito del Tradizionalismo, ed in particolare delle circostanze in cui questo sostiene il nazionalismo". Un'idea che, per l'appunto, riporta a "Julius Evola ed altri autori della prima meta' del XX Secolo, autentici sostenitori del movimento tradizionalista, che alla fine si metastasizzo' nel fascismo".

 

steve bannonsteve bannon

Evola, morto a Roma nel 1974, nel corso della vita fu estremamente vicino al nazismo, e a tal scopo si reco' a Berlino nel 1937. Considerato tra i padri della destra esoterica italiana, perse l'uso delle gambe nel bombardamento di Vienna da parte degli Alleati (ma qualcuno sostiene in verita' a causa di un esperimento tantrico andato male).

Teorico tra l'altro della metafisica del sesso, nel "Mistero del Graal" sosteneva la tesi dell'esistenza di una civilta' parallela ed antagonista a quella giudaico-cristiana rappresent...

 

STEVE BANNONSTEVE BANNON

dalla Chiesa e dal popolo ebraico, uniti nell'umiliare la razza indogermanica discendente degli Arii. Il filo che lo legherebbe a Putin, secondo quanto il New York Times attribusce a Bannon, porta il nome di Alexander Dugin, colui che qualcuno a Mosca chiama "il Rasputin di Putin" per via delle sue visioni messianiche e ultranazionaliste.

L'intervento di Bannon rispolverato dal giornale americano provoca l'entusiasmo della destra europea, che sempre dal New York Times viene ampiamente citata. In Italia Gianfranco De Turris afferma: "E' la prima volta che un consigliere di un presidente americano conosce Evola, o forse ha una formazione tradizionalista. Se Bannon ha queste idee, dobbiamo vedere quale sara' la loro influenza sulla politica di Trump"

 

STEVE BANNONSTEVE BANNONMANIFESTI CONTRO PAPA BERGOGLIO A ROMAMANIFESTI CONTRO PAPA BERGOGLIO A ROMAMANIFESTI CONTRO PAPA BERGOGLIO A ROMAMANIFESTI CONTRO PAPA BERGOGLIO A ROMASTEVE BANNON STEVE BANNON STEVE BANNONSTEVE BANNON

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