mattarella di battista

“IL ROSATELLUM E’ UN GOLPE ISTITUZIONALE” - DI BATTISTA SCONFESSA I TONI SOFT DI DI MAIO E AVVISA MATTARELLA: “IL COLLE NON DEVE FIRMARE LA LEGGE ELETTORALE COME CON L’ITALICUM” - NELL'ETERNA CONTESA TRA LE DUE ANIME DEL M5S, “DIBBA” CONFERMA DI VOLERSI RITAGLIARE IL RUOLO DI "BATTITORE LIBERO", UOMO DI PIAZZA E TRASCINATORE DI SHARE

DI BATTISTA

Ilario Lombardo per La Stampa

 

In fondo è la solita storia del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Prima, Luigi Di Maio si presenta con fotografi al seguito per un colloquio «cordiale» con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, i toni sono miti, i modi sono più concilianti, il volto, all' uscita dal Quirinale, sorridente. Poi arriva Alessandro Di Battista, si siede nello studio di Mezz' ora in più di Lucia Annunziata su Raitre, e spara: «È in atto un colpo di Stato istituzionale, il presidente della Repubblica non deve firmare la legge elettorale».

 

MATTARELLA

L' uscita era stata ben studiata dalla comunicazione del M5S, che aveva preparato con cura il ritorno alla ribalta di Di Battista, reduce delle nottate passate con il figlio nato quasi in diretta streaming durante la festa pentastellata di Rimini. Il «colpo di Stato istituzionale» è un accenno di battaglia che il M5S è pronto a scatenare se il Rosatellum bis non verrà affossato dai voti segreti alla Camera.

 

Di Battista si spinge un po' più in là e chiama già in causa Mattarella, nell' eventualità la legge, che alle urne punirebbe il M5S, dovesse passare indenne anche dal Senato, dove i numeri non sono favorevoli: «Non è democratica una legge che non garantisce i diritti dei cittadini che votano ma serve solo per andare contro una forza politica. Io spero che non passi e mi auguro che Mattarella si ricordi dei vizi che aveva il Porcellum e l' Italicum. Spero che si accorga dei rischi».

 

luigi di maio

Di Battista ricorda il ruolo dell' attuale Capo dello Stato quando era tra i giudici della Corte Costituzionale che bocciarono il Porcellum, ma è anche consapevole di quanto si sono già detti Mattarella e Di Maio cinque giorni fa. Alle legittime preoccupazioni del candidato premier del M5S, il presidente della Repubblica ha replicato spiegando che nel rimpallo istituzionale il suo ruolo è di aspettare una decisione del Parlamento ed eventualmente, come è nelle sue prerogative, intervenire dopo.

 

Decidere, cioè, se firmare o non firmare la legge, qualunque essa sia, che il Colle comunque considera fondamentale avere. Ed è proprio su questo punto che Di Battista insiste, quando afferma che Mattarella «non avrebbe dovuto firmare» nemmeno l' Italicum, una legge che poi è stata smontata dalla Consulta.

 

Il «Dibba» torna in scena per ricaricare le batterie del movimentismo grillino, un po' scariche a causa del turbo-istituzionalismo di Di Maio. Nell' eterna contesa tra le due anime del M5S, Di Battista conferma di volersi ritagliare il ruolo di «battitore libero», uomo di piazza e trascinatore di share, senza però rispondere alla domanda sul suo destino. Si candiderà o no per la prossima legislatura?

 

Una risposta però la dà sulla legge della cittadinanza ai figli degli immigrati attesa in Senato, su cui il M5S ha compiuto un' impressionante giravolta. I 5 Stelle, conferma Di Battista, «si asterranno compatti, come hanno fatto alla Camera». Solo che non ha il coraggio di ricordare che l' astensione in Senato vale come voto contrario.

 

di battista

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